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21/09/12

Commenti

chrisarr

Quella della benedizione delle nuove nozze mi sembra una soluzione alquanto maldestra.

Mi viene in mente il dibattito nella chiesa valdese circa la benedizione delle unioni gay. Anche lì si è tentato di ovviare ad una impossibilità normativa con la creazione di un atto della chiesa ex novo, la benedizione appunto. Nel caso valdese, non essendo per loro il matrimonio un sacramento (e la sua regolamentazione di competenza della legislazione dello stato), fintanto che la legge ordinaria non lo permette, questo non viene celebrato - ricordo un pastore dire che sarebbe ben lieto di celebrare matrimoni gay, ma solo dopo che lo Stato lo avesse previsto. Per “accelerare sui tempi” si è pensato allora di benedire le unioni, con conseguenze dubbie: da un lato, per le coppie omosessuali si tratterebbe del caso paradossale della benedizione di un peccato condannato dalla Scrittura; dal lato per le coppie eterosessuali sarebbe o una discriminazione (nel caso non potessero accedere ad una analoga benedizione di una loro eventuale unione extra-matrimoniale) o dell’abbandonare la posizione per cui non si tratta di Sacramento e la sua regolamentazione di pertinenza dello Stato.

Alla stessa maniera, in ambito cattolico, la benedizione di una nuova unione per chi è divorziato non sarebbe anche qui la benedizione di un peccato, almeno secondo l’attuale posizione della chiesa? Non si viene a creare anche qui una serie di dubbie conseguenze? Forse in questo ambito non sarebbe meglio seguire l’esempio delle chiese ortodosse, che prevedono il divorzio in determinati casi, come atto di misericordia verso la debolezza umana, magari in favore di chi certi comportamenti e certe scelte le ha subite?

La soluzione della benedizione mi sembra in definitiva un tappabuchi un po’ frettoloso e, in taluni aspetti, più dannoso del male che vorrebbe curare… un po’ all’italiana insomma!

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