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20/01/12

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Vanni

La divisione fra i cristiani è certamente "male", perché l'unità fra i discepoli di Cristo è "volontà di Dio", come giustamente il blog evidenzia con la citazione dai discorsi di Gesù nell'Ultima Cena: "Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Però, qual è l'unità fra i cristiani voluta da Dio: un'uniformità piatta, tutti "allineati e coperti" nell'obbedienza al Papa? E anche su questo punto il testo proposto vede giusto quando propone di arrivare "a uno scambio di carismi", che evidentemente ha senso solo dopo aver preso atto della differenza dei carismi stessi. L'uniformità piatta (che è cosa diversa dall'unità) non è volontà di Dio; a supporto di questa affermazione potremmo portare citazioni da "la creazione", oppure da "la torre di Babele" (entrambe da Genesi), oppure san Paolo e la 1Cor 12 "diversità e unità di carismi", ecc.
Il problema è che troppo spesso l'appello all'unità fatto da noi cattolici è ambiguo, perché la Chiesa Cattolica dichiara se stessa "infallibile" nelle verità di fede, e quindi gli altri, ai quali certi documenti del Magistero negano persino la dignità di "Chiese", sono nell'errore. Quale cammino ecumenico è possibile in queste condizioni?
Un cattolico sinceramente convinto della necessità dell'ecumenismo rimane molto deluso leggendo sui documenti citati, "Unitatis redintegrazio" e "Ut unum sint", affermazioni che precludono ogni seria possibilità di vero dialogo con i fratelli separati.
L'ecumenismo sarà possibile solo quando ogni Chiesa discepola di Cristo riconoscerà che nel bagaglio delle sue tradizioni, insieme alle Verità eterne sono presenti anche tanti "errori". E per noi cattolici il più grave degli errori è proprio la presunta infallibilità. Solo dopo quel momento saremo liberi di percorrere insieme agli altri cristiani il cammino verso il nostro unico Signore che giudicherà verità ed errori.

Mi sembra sterile ogni dissertazione se l'ecumenismo sia "dono del Cielo" oppure "opera dell'uomo", come sterile è discutere se sia più importante la fede o le opere. L'una e l'altra cosa sono sempre insieme necessarie. Se ne sono resi ben conto anche Paolo e Giacomo, dopo averci forse litigato (vedi Gal 3,6 e Gc 1,22-23).

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