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25/01/11

Commenti

Vanni

Certamente per i cattolici italiani è importante conoscere la parola e il pensiero del Papa, della Segreteria di Stato e della CEI, sulla situazione politica e morale del nostro paese. Ciò è importante nel presupposto che la parola e il pensiero dei successori di Pietro e degli apostoli siano improntati alla Parola e al pensiero di Gesù Cristo. Se non lo sono, esse rappresentano solo la parola e il pensiero rispettabili (ma niente più) dei sigg. Ratzinger, Bertone, Bagnasco ecc.
Il problema vero è dunque se dietro il linguaggio ecclesialese di queste dichiarazioni è ancora riconoscibile il Vangelo almeno in una quantità minuscola come un chicco di senape: sarebbe già sufficiente, anzi, sovrabbondante.
Ma come sempre, quando si tratta di prendere posizione nei confronti del potere di questo mondo, i vertici della Chiesa non parlano secondo il comando del Signore: "il vostro linguaggio sia 'sì sì' e 'no no' ", le loro prese di posizione sono tanto prudenti quanto "prive di sale". Tanto insipide che il potere stesso non riconosce neppure di essere stato chiamato in causa. Il linguaggio del nostro Signore è invece chiaro e inequivocabile: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.".

Fabio

Le tue considerazioni, Christian, sono per me una preghiera e una speranza. Ma devo vincere anche la tentazione del pessimismo. Questa gerarchia vaticana non mi ispira fiducia. E' troppo attenta a mettere i paletti intorno ad una determinata morale e a fare tacere tutte le voci di dissenzo. Anche in questo caso si aspetterà che, come dice il premier, la bufera sia passata e si ricomincerà con i soliti intrallazzi. Mi auguro sinceramente di sbagliarmi. Un saluto a tutti

chrisarr

Può esservi differenza fra "il ruolo dei cattolici" ed "il ruolo dei cristiani"? Questo termine, "ruolo dei cattolici", lo vedo inteso come riferimento ad un ben preciso gruppo sociale, gruppo di pressione, caratterizzati da una ben determinata identità e morale. Logico poi che, gerarchie ecclesiastiche e dirigenti partitici, lo veda come un bel pacchetto di voti (e potere), gli uni da dirigere ed amministrare, gli altri da blandire e cavalcare. Ma questo "ruolo dei cattolici" non è ciò che ha sempre perseguito anche Ruini con la sua visione verticistica? Sembra che per te l'obiettivo debba essere lo stesso, ma che sia da perseguire ad altri livelli (non "curiali", magari "conciliare" - come dici: "Il problema è il rapporto tra il cattolicesimo e la politica che continua a passare per i vertici della gerarchia."). E se invece un ruolo di peso lo si ricercasse come semplici cristiani laici, semplici cittadini di uno stato? Finché a pesare sarà la componente confessionale, chi ne ha la possibilità continuerà ad utilizzare questo dato come una comoda impugnatura per brandire un'arma o uno maneggiare uno strumento. Ma noi come cristiani abbiamo una morale, siamo in grado di elaborare priorità ed elaborare risposte a prescindere dall'essere cattolici o meno. Non sarebbe l'occasione per abbandonare una visione della politica come interpretata in chiave di identità, ideologia e faziosità, per abbracciare un approccio più pragmatico ed inclusivo? Con l'occasione, magari, si riprenderebbe anche a risvegliare le coscienze (generalmente portate a "delegare" per autoassolversi) e, che so, a rievangelizzare questo paese sempre meno cristiano, alla prova dei fatti. Il lievito per dare il suo effetto non può esser un grumo, per quanto grosso, nel pane. Deve amalgamarsi nell'impasto.

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