La mia foto

Seguimi su Facebook

Contatore

Altre vie

  • Fine Settimana
    Rassegna stampa sulle questioni religiose curata dall'associazione "G. Giacomini" di Pallanza.
  • Vino Nuovo
    Blog collettivo di giornalisti cattolici.
  • Viandanti
    Una voce laicale dell'opinione pubblica nella Chiesa, con una presa di parola libera e pubblica.
  • il Sismografo
    Raccolta di links in 5 lingue su notizie della Chiesa Cattolica, Ecumenismo e Dialogo interreligioso.

« La crisi del prete | Principale | Il Natale e le lacrime »

20/12/10

Commenti

Vanni

Al liceo avevo un insegnante di filosofia che si assentava uno o due mesi ogni anno (per viaggi) e al ritorno noi allievi dovevamo studiare la sua materia "correndo 30 pagine da una volta all'altra".
Per questo l'immagine che ho dentro di me della (storia della) filosofia è molto riduttiva: una sequenza di "Tizio ha detto ... ", "Caio invece ha detto ... "; ognuno di essi animato dallo spirito che "quello che hanno detto prima di me è tutto sbagliato, ma adesso arrivo io che dico ...".
In ogni caso non riesco né ad amare la filosofia né a togliermi dalla testa che sia una costruzione fatta in gran parte di affermazioni non dimostrate, arbitrarie. Ovviamente mi rendo conto che non può essere così ...
Per motivi simili non amo la teologia, che a me sembra essere una "filosofia applicata" a quella materia di conoscenza particolarmente difficile che è Dio; e, come tale, mi sembra avere, quando non è saldamente ancorata nella Sacra Scrittura, le stesse arbitrarietà.

Leggendo su "Sperare per tutti" la recensione su J.L. Marion provo risonanze sia di consenso che di dissenso.

In prima battuta mi sembra che Marion non sfugga alla mia prevenzione: ecco un altro filosofo che si presenta cercando di demolire tutto quanto è stato detto prima di lui: "Fermi tutti! Adesso arrivo io che vi spiego ...".
Ma d'altro canto devo riconoscere di essere d'accordo con alcune delle sue posizioni.

A proposito della Rivelazione.
Io credo nell'esistenza di Dio. Forse è vero che la ragione non riesce a dimostrarlo, ma credo che sia molto più irrazionale credere nella non-esistenza di Dio. E per me questo è già sufficiente per "scommettere" sull'esistenza di Dio.
Ma forse possiamo fare un passo avanti e dire qualcosa di più; se ammettiamo che Dio esista, e che abbia avuto in sé la capacità di creare la creazione e l'uomo, allora questo Dio è capace anche di rivelarsi. A mio avviso sarebbe più irrazionale credere in un Dio creatore che non possa o non voglia rivelarsi.
Dio si è rivelato nelle Sacre Scritture, utilizzando la collaborazione di co-autori umani. E io credo alla Rivela-zione (nelle Sacre Scritture) come mezzo di conoscibilità (pur parziale e nel mistero) di Dio.
La mia religione cattolica aggiunge che la Rivelazione si sarebbe attuata non solo nelle Scritture ma anche nella Tradizione. Qui mi fermo dal commentare perché forse uscirei dal tema posto da Marion.

Le definizioni che imponiamo quando parliamo di Dio.
Le definizioni fanno parte del bisogno umano di "definire = uscire dall'indefinito", "precisare", "tracciare confini", "catalogare". Ma le definizioni di Dio fanno parte anche del tentativo, da parte delle religioni, di approprarsi di Dio, di metterlo in gabbia (il tentativo del re Davide in 2Sam7), di escludere le altre religioni.
Spesso queste definizioni mi sembrano arbitrarie: tentativi di imporre a Dio quello che Lui dovrebbe essere per essere un buon dio secondo le nostre regole umane, piuttosto che gli sforzi di comprendere nella Verità un Dio trascendente.
La storia della teologia (per quello che conosco) mi sembra che sia la storia di scontri fra definizioni diverse. Non sarei affatto certo che abbia sempre vinto la Verità facendo bollare come eretica la definizione sbagliata e prevalere quella giusta per opera dello Spirito (che è sempre innocente degli errori che gli vengono attribuiti dagli uomini!).
Questo non vuol dire che non valga la pena di riflettere su Dio.
Vale la pena di riflettere - a mio avviso - sulla "modalità di relazione che possiamo avere con Lui", come ammesso di Marion; ma vale la pena anche di riflettere anche su "ciò che Dio è", come mi sembra negato invece dal filosofo francese.
Certamente riflettere sull'essenza di Dio è compito illusorio, come dice lui, se lo facciamo nella presunzione di poter arrivare a una conclusione finale e scientifica del problema. Ma la riflessione non è inutile se la fac-ciamo con l'umiltà del "cercatore di Dio" ben cosciente che non riuscirà mai a possederlo, ma che trovare anche la più piccola scintilla di Lui è già un risultato splendido e appagante.
Riflettere su "ciò che Dio è" (un po' di più di quanto si faccia oggi), ci risparmierebbe certe visioni filosofiche e teologiche di Dio a mio avviso troppo antropomorfe.
Ad esempio il Dio in cui crediamo noi cristiani cattolici è teoricamente il "Signore della storia" (intesa come storia umana e come storia della salvezza) come ci è rivelato dal libro dell'Apocalisse.
Ma certe definizioni di Lui in cui dogmaticamente crediamo sembrerebbero contraddirlo: perché Dio crea una creazione buona ed una umanità molto buona (Gen 1-2), ma poi con la "caduta" e il "mistero del male" tutto sembra andargli storto.
Ma allora non è vero che Dio è Signore della storia? Oppure ... c'è qualcosa di sbagliato nelle nostre defini-zioni dogmatiche su "ciò che Dio è"?

I commenti per questa nota sono chiusi.

Twitter

Mi piace

I miei libri

I miei e-book

Blog powered by Typepad
Iscritto da 12/2006