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23/08/10

Commenti

Vanni

Se i principi non si traducono in prese di posizione su fatti concreti ...

È evidente che la prassi quotidiana rende non-facile, per il cristiano, l'applicazione del Vangelo alla vita.
Di fronte al non facile problema dell'applicazione della fede religiosa alla vita, sono possibili due soluzioni, entrambe estreme (e quindi in un certo modo "facili") ed entrambe sbagliate.

Una soluzione estrema è quella della lettura fondamentalista delle Scritture Sacre: il Libro Sacro viene fatto divenire automaticamente "legge dello stato". Questa soluzione sembrerebbe essere applicata solo da altre religioni (la sharia islamica). Noi cristiani ci riteniamo indenni da questo errore (che deprechiamo), ma forse non è sempre vero.

L'altra soluzione estrema, è invece applicata in modo esteso: consiste nel tenete ben separato il Vangelo dalla vita, come fa il presidente della Regione Lombardia. Mi sembra che il suo pensiero si sintetizzi così:
È giusto che il Papa predichi (in modo molto teorico) la "dimensione cristiana dell'accoglienza", ma dopo averlo ascoltato, quando io devo "fare i conti con problemi concreti", chiudo il Vangelo e mi occupo seriamente di cosa fare per rispedire legalmente al mittente coloro che provengono dalle tragedie immani ecc.

A me sembra che il Gesù dei Vangeli, nel corso della sua vita terrena, si sia messo in forte contrapposizione con l'ebraismo del suo tempo, che non aveva fatto che applicare il libro sacro proprio secondo questi criteri.
I farisei, i sadducei e le altre correnti politico-religiose del tempo di Gesù, pur formalmente ossequiose della Legge Divina, in realtà la tenevano accuratamente separata dai problemi reali, oppure la usavano per piegarla ai propri scopi.
Essi riuscivano ad esser "formalmente" dei buoni Israeliti, pur essendo lontanissimi da quanto il loro Dio chiedeva loro.

Duemila anni dopo mi sembra che la situazione sia poco diversa. Molti di noi che siamo "formalmente cristiani" ci sentiamo autorizzati di fronte ai "problemi concreti" a riporre il Vangelo in un angolo e a parlare come il buon fariseo presidente del Pirellone.

Anche in questo caso, come sempre, le soluzioni estreme (quella "fondamentalista" e quella "separatista" sono sbagliate. L'unica possibilità seria risiede nella fatica quotidiana di affrontare le difficoltà concrete una ad una. Ma se ci professiamo "cristiani" non siamo mai autorizzati a dimenticarlo in nome della prassi, neppure per un attimo.
Altrimenti il nostro "essere cristiani" diviene una farsa, molto simile a quel farisaismo che in genere disprezziamo.

Fabio

L'ipocrisia religiosa è stata sempre una caratteristica di tanti, se non maggioranza, esseri umani e riguarda, fosse anche in minima parte, ognuno di noi. Non a caso buona parte dei Vangeli tratta proprio degli appelli (preferisco chiamarli così) di Gesù alle correnti religiose del suo tempo. Ma ciò che mi turba ogni volta è l'ambiguità di una parte della Chiesa. Ad esempio mi chieso spesso (forse per ignoranza): come mai l'accoglienza, la fraternità, il rispetto verso il diverso, ecc non fanno parte, nella pratica naturalmente, dei "valori non negoziabili"? C'è qualcosa a livello di Sacre Scritture che mi sfugge?

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