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03/05/10

Commenti

demata

Come al solito la Santa Sede predica bene e razzola male.
Lasciamo perdere cosa sia stata la Chiesa per 1800 anni (da Callisto a Woityla), ovvero la madre di tutte le speculazioni (inclusi i palazzinari romani). In Vaticano certamente non si vive in povertà, anzi è il lusso che viene esibito, come lo è nelle sedi clericali e vescovili.

Questo l'aspetto più evidente e stridente, ma c'è qualcosa di peggiore e più nascosto.

Perchè solo i Frati ed i Gesuiti devono fare voto di povertà e gli altri no?

Giorgio

Si tratta di una stupenda meditazione del Santo Padre che ho stampato questa mattina e ho letto (e la rileggerò certamente). Puntuale come sempre sul piano teologico e morale.
Complimenti ancora una volta al Vicario di Cristo che, sommessamente, fa sentire la voce della Chiesa a tutti gli uomini.
Giorgio

luisa acquas

Sono una amica, laica e volontaria del Cottolengo, le parole del Papa Benedetto XVI,dette durante la Visita agli ospiti del Cottolengo sono vere, e le condivido come cottolenghina al 100%, e sono bellissime. Luisa Acquas

luisa acquas

In risposta al commento di demata scritto il 4 maggio 2010 ore 16.58, secondo me i sarcedoti e tutti quelli che fanno parte del clero, sono esseri umani come noi, e quindi non credo che siano ricchissimi, perchè comunque come tutti sarcedoti fanno il voto di povertà, castità e obbiendienza, compreso il Santo Padre, il suo commento oltre essere fuori luogo e anche antiquato, siamo nel 2010, sveglia, chi si crede di essere, da quanto scrive senza offesa mi sembra, che della chiesa non ha capito un tubo, comunque bando le cancie, e meglio informarsi bene prima di scrivere, salutoni
una amica,laica e volontaria del cottolengo, dove non ha mai visto sarcedoti anche del Vaticano negli ultimi anni super ricchi, perchè comunque danno ai poveri, forse è rimasta ferma al tempo in cui lo Stato della Chiesa teneva maggior parte del potere, infatti era detto Potere Temporale dei Papi, comunque sia Woitywa e che Benedetto XVI e altri papi prima di loro sono ed erano vissuti dopo che tale potere ormai non esisteva più, ma esisteva ed esiste il Piccolo Stato della Città del Vaticano o del Vaticano,nel Lazio a Roma, ed è tutto li, il famoso Stato della Chiesa. Una credente in Dio e nella Chiesa Cattolica e Apostolica. Luisa Acquas di Torino

massenzio

Demata, quanto sei saccente, qualunquista ed ignorante!

Paolo

Povero "demata" prigioniero della più nauseabonda demagogia.

ambrogio

Non se ne può proprio piuu’!
Ma non vi vergognate di speculare così sui poveri, sui malati, sui disoccupati. Basta ora!
State cercando di fare un lavoro di recupero della vostra immagine , ma il vostro stesso tentativo è patetico e controproducente.
Lo stesso fatto che ve la cantiate tanto, dimostra quanto piccoli e mediocri siate. L’ho abbiamo visto il Cottolengo : suore e laici. Possiamo dire che non abbiamo mai visto uno schifo tale. Una istituzione “mostruosa” e la sua fame come tale le fa onore.
La vostra presunzione di fare tanto, di essere i migliori vi offusca la mente. Vi assicuro siete peggio degli altri. Siete voi a vedete ributtanti i poveri, e questo sforzarsi di vedere in loro Cristo, già dimostra che voi come “poveri” non volete vederli perché per voi, e solo per voi. che sono ributtanti. E questa vostra voglia di recuperarli a immagine di Cristo non serve a loro; a loro basta essere considerati soltanto uomini con una dignità e con dei diritti. Serve a voi per guadagnarci soldi . E siete capaci di vendere anche Cristo e rinnegarlo quando è il momento, quando questo Vi permette da guadagnarci sopra .

ambrogio

Gemme d'oro senz'altro.
Chi vi cacciano sono i laici che lavorano con voi che hanno fiutato l'affare e avete ben formato come squali

Daniela

E' la prima volta che leggo tanta veemenza in questo blog, che frequento solitamente e con piacere per lo scambio pacato e intelligente di contrapposte opinioni.
Questa volta non è così.
I poveri hanno "incendiato" il clima.....interessante!

LUISA

In risposta ai commenti scritti da Ambrogio, Daniela, forse non avete mai frequentato il Cottolengo,guardate che siete ignoranti, senza offesa, ma i mostri siete voi, al Cottolengo, ci sono persone diversamente abili, ma sono esseri umani quanto noi, forse pochino più serene e accettano la malattia con serenità, inoltre i mostri ci saranno stati nel 1800 al tempo del Cottolengo, adesso con l'ecografie prima della nascita si vede nella pancia della mamma come è formato il bambino, e si riesce a non farlo nascare, ci sono persone normali e sane che lavorano li dentro, persone come quella che vi scrive, che frequentano come amici laici e volontari, oltre le suore e i preti ormai anziani, dovete sapere che i laici danno man forte, alle suore anziane e ai preti anziani, siccome non ci sono più vocazioni sacerdotali e di suore,per favore,prima di scrivere certe affermazioni e scrive certi commenti,sulla Piccola Casa dalla Divina Providenza di San Giuseppe Benedetto Cottolengo e Ospedale Cottolengo sedi di Torino, documentateVi prima esistono delle pubblicazioni sulla vita del Cottelengo e Madre Nasi ed esiste anche il sito online delCottolengo, per le notizie ed eventuali chiarimenti,deo gratias a tutti. Da
Luisa Amica Laica e Volontaria delle Piccola Casa della Divina Providenza del San Giuseppe Benedetto Cottolengo sede di Torino

Daniela

Per Luisa:
Conosco benissimo il Cottolengo e vi ho fatto volontariato da ragazza.
Mi sembra di non avere espresso alcuna opinione nel mio post precedente, essendomi limitata a constatare la veemenza dei toni di chi ha commentato.
La tua replica non fa che confermare ciò che ho scritto.
"Caritas Christi urget nos": è scritto sulla Piccola Casa in via Cottolengo, lo sai meglio di me.
Mi sembra un ottimo spunto di riflessione che offre S. Paolo, per mezzo di Cottolengo, magari volgendo l'affermazione in domanda: è la carità di Cristo che ci fa muovere?
Daniela

Daniela

Ambrogio

Per Luisa. Il Cottolengo purtroppo lo conosco bene. Ti dico purtroppo perché il giorno che ci entrai per la prima volta, portavo con me un rispetto quasi reverenziale per questa struttura di cui avevo sentito parlare e del suo santo fondatore che, sono certo, come tu dici , merita la stima di tutti. Quindi puoi credere nel mio sbigottimento quando mi sono trovato davanti a certe cose. Ma sono una persona abituata a vivere ad “occhi aperti” e a non vivere una fede preconcetta, fatta di riporti a memoria di vita dei santi, dogmi , di deo gratias e di bei discorsi.
Accetto ben volentieri il titolo di ignorante che mi dai, ma credo nell’importanza della verità e quello che ho visto ed ho sentito al Cottolengo, proprio per amore di quella verità, riporto. Credo che i poveri, gli ammalati, i sofferenti non debbano essere strumentalizzati da gente senza scrupoli che oltre a trarne un grosso tornaconto, hanno anche la sfacciataggine di parlare in nome di Cristo.
La mostruosità di cui io parlo infatti, non si riferisce agli ospiti della piccola casa bensì alle persone che vi operano. La spaccatura è chiara, immediata, percettiva; due poteri che hanno una forza coesiva unica : il guadagno. Da una parte l’ imprenditoria clericale che ha i giorni contati, debole, con una reale incapacità di amministrare, ma portatrice di quei valori che hanno fatto grande, a suo tempo, il Cottolengo. Che mostra la sua debolezza quando, messa davanti alla necessità di difendere i suoi stessi principi o costretta a scendere a compromesso per un guadagno economico, opta per questa ultima soluzione. La frase : “ in me deve distinguere la suora e l’imprenditrice” in riferimento a posizioni chiare da assumere in difesa di una persona in difficoltà, mostra chiaramente la volontà di seguire quei valori cristiani solo fino a quando questi non ostacolino il proprio interesse economico. Quando ci si sente dire “ Qui per scelta le prestazioni sanitarie sono tutte gratuite” presuppone l’orgoglio di uno spirito “caritatevole” che è dimentico di uno esborso economico a carico di una collettività ,che oltre che pagante si vorrebbe anche “prostrante”.
L’altra parte del quadro, certo non è meno cinico e contraddittorio. Una classe medica e laica , frustrata, umiliata perché, a suo dire, poco valorizzata; che confrontandosi con altre realtà territoriali si sente decisamente obsoleta, fuori dagli schemi scientifici e che segue malvolentieri schemi dogmatici. Che ha il grosso difetto di non affrontare a viso aperto la contraddizione, ma dimostra di aver capito che fra poco potrà farcela. Il tempo non è ancora giunto, ma sa di trovarsi davanti ad un moribondo. E che fa questa figlia di Ippocrate? Lo cura ? Forse lo farebbe un essere dotato di umanità, ma il mostro non lo fa, aspetta.
Da qui le frasi:
“ Non vi chinate davanti a una suora , altrimenti ve lo trovate nel cu…” e la parola non è cuore, come dal sito che tu riporti.
” Quello? Ah! Sì, se lavora qui deve essere solo uno sfigato“.
“Le suore se ne devono andare, non si può lavorare così”.
“ Qui deve essere chiaro chi comanda”.
E vedi, in questo contesto, delle reali mezze tacche che, poiché cortigiane di medici compiacenti, si sentono padreterni anche loro, investite di un Potere, in questo caso laico, che viene dall’alto. Una situazione anarchica che, potrebbe essere umanamente accettata come la classica caduta di un Impero (e il Cottolengo è un impero economico) se non ci fossero coinvolte anche persone indifese (in questo caso i malati e i poveri) e se tutto questo strazio non fosse portato ad esempio di Carità Cristiana .
Vorrei dirti ancora tante cose ma smetto. Il fatto che tu sia una volontaria del Cottolengo ti fa onore e solo per questo credo nella tua buona fede (sebbene ci sarebbe molto da dire sullo sfruttamento del volontariato da parte dei poteri forti), ma spero che tu crederai anche alla mia. E’ finito il tempo che la Chiesa riporti a memoria la vita dei santi , è tempo che oltre a fare , si cominci anche a pensare, tutti, indistintamente, per una Riforma reale della Chiesa che non venga imposta dall’alto, ma che parta dal basso.

Christian Albini

Tendo a intervenire il meno possibile negli scambi tra chi mi legge, a meno di non essere chiamato in causa direttamento, perché ritengo che la sana dialettica sia un fatto positivo.

Mi sembra, però, che in alcuni toni e in alcune espressioni non sempre il rispetto alle persone sia stato salvaguardato.

Secondo me, ogni idea può essere espressa oppure contestata, ma con delle argomentazioni. L'attacco personale, invece, è un atteggiamento che trovo estremamente sgradevole, anche nei confronti di chi si contrappone a me. Pregherei, quindi, chiunque interviene di evitare l'aggressività.

Infine, non posso esprimermi su realtà che non conosco direttamente o sulle quali non ho informazioni attendibili, ma trovo che nel momento in cui si formulano giudizi e accuse molto pesanti i casi siano due. O si è espliciti al massimo a proposito di fatti, nomi e circostanze, rendendosi anche riconoscibili, altrimenti è più opportuno esprimersi in termini estremamente generici. Questo per evitare situazioni spiacevoli.

Grazie a tutti per il loro contributo.

massimo chiais

Difficile leggere questi post e non intervenire. Perbacco quanto calore! Riperbacco quanto accanimento nel difendere l'Istituzione, di quelle che non si toccano e delle quali è meglio tacere, nascondere le malefatte nel nome di una santità della quale non si vuole né si può mettere in discussione nulla. Giustamente Albini mette in guardia dal turpiloquio, dall'accusa senza nomi e dal riferimento troppo specifico per non essere anche supportato da accuse dirette. E' vero, una sana dialettica forse imporrebbe posizioni più pacate. Eppure... eppure siamo sempre sicuri che ciò che luccica debba essere per forza oro? Niente da dire sui tanti, tantissimi volontari che dedicano tempo, fatica, risorse, nell'impegno quotidiano verso gli altri. Bello è il fare del bene, ottimo è il "sentirsi buoni". Perché di ciò che facciamo possono avvantaggiarsi persone meno fortunate e quando pure noi si agisca per sentirci in pace con noi stessi,l'importante è che questo giovi al nostro prossimo. Ma quel prossimo che il Samaritano incontra battuto per la strada, il prossimo che patisce la fame e l'ingiuria, il prossimo che ha fame e sete di giustizia. Questo è il prossimo al quale è lecito rivolgersi e che merita senza dubbio ogni sforzo. Lodati, dunque, i portatori di bene che lo fanno senza interesse alcuno, cercando di far sì che la destra non sappia nulla dell'operato della sinistra.
Ma attenzione a non generalizzare mescolando causa ed effetto, giustificando al contempo chi agisce e chi specula, chi presta la sua opera nel nome di Dio e chi se ne approfitta nel nome di Mammona. E da questo punto di vista molto ci sarebbe da dire proprio sull'Istituzione, pronta a vestire i paramenti sacri quando è il caso, salvo poi indossare il doppiopetto quando a parlare non è più Suor X, o Padre Y ma il Direttore di o la Responsabile per. Quanti sono i lavoratori, particolarmente quelli precari, quelli che vedono in un contratto a termine un modo per sopravvivere, che si sono trovati a rapportarsi, come giustamente dice Ambrogio, con una macchina tritatutto, orientata assai più al mercato ed al proprio tornaconto che non al Bene ed alla solidarietà? Gente presa e sbattuta in mezzo alla strada per qualche giochetto di sottopotere dell'impiegatuccia o della suorina, o del medico/padre/padrone e magari pure amante o ancora dell'esimio reverendo direttore bifronte, che con la mano benedice e con l'altra firma lettere di licenziamento per "allontanare l'eventuale piantagrane"? Sia chiaro, a rischio di essere retorici e un po' scontati: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, e di santa gente è pieno il mondo. Ma che sia prassi consolidata, specialmente nelle strutture ospedaliere religiose, servirsi di volontari e "pie donne" per fare ciò che altri sono costretti a far fare a lavoratori salariati è cosa nota. Così come è risaputo il trattamento disinvolto riservato ai lavoratori presso le stesse strutture, la cui tutela non è certo affidata alla Divina Provvidenza quanto piuttosto agli umori di questo o quello. Quando( come ho avuto modo di sapere da una persona per me molto affidabile) una Suora non si fa specie di dire ad un dipendente licenziato in tronco e che vuole conoscere, senza riuscirci, la ragione di un simile trattamento "e adesso, se vuole, vada pure ai Sindacati", beh,mi si perdoni ma siamo di fronte a posizioni indifendibili. Quando si ascoltano parole come quelle di Ambrogio, del quale non ho motivo di diffidare, credo che difendere tout court una struttura offendendo chi ne denuncia le malefatte e tacciandolo di ignorante o peggio, non penso possa essere accettabile. Proprio nel nome di una dialettica che, in quanto tale, non può arenarsi di fronte a ipse dixit o dogmi troppo stupidi e anacronistici. Tanto più laddove si potesse intravedere dietro a questi atteggiamenti, motivazioni meno nobili di quanto si voglia far credere.

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