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08/01/10

Commenti

dragor

I comboniani sono quei tizi che, ripetutamente avvisati di non intromettersi nelle questioni etniche, hanno soffiato sul fuoco fino a provocare i massacri in Burundi e un genocidio in Rwanda. I comboniani sono quei tizi che, come Boscaini, negano il genocidio che hanno contribuito a provocare, oppure sostengono la tesi del “doppio genocidio” nel quale le vittime sarebbero colpevoli come gli aguzzini. I comboniani sono quei tizi che nella regione del Kivu appoggiano gli assassini Hutu che terrorizzano la regione con stupri e violenze, giungendo ad armarli nella speranza di rovesciare l’attuale regime di Kigali. I comboniani sono quei tizi che vanno a casa d’altri per dire “la tua religione non vale niente, devi abbandonarla e abbracciare la nostra”.

dragor (journal intime)

Christian Albini


Credo che accuse di questo genere avrebbero bisogno di essere accompagnate da riferimenti precisi, circostanziati e verificabili.

Altrimenti si riducono ad affermazioni calunniose e gratuite.

Posto che ovviamente non conosco tutti i singoli individui, quello che mi risulta sull'attività missionaria dei comboniani è nel complesso esattamente l'opposto.

Vanni Bravi

E' più facile e spesso più efficace (perche' molti ingenui abboccano!) infangare l'avversario che discutere sulle idee e sui fatti. Questo oggi e' anche prassi diffusa.
Sottoscrivo quanto gia' detto da Christian e aggiungo: per quello che conosco dei comboniani attraverso la loro rivista e aver avuto due occasioni di avvicinare padre Alex Zanotelli: le affermazioni di Dragor oltre che "gratuite" sono anche "non credibili".

Tony

Condivido la posizione di Vanni Bravi.Non conosco personalmente Alex Zanotelli anche se leggo spesso i suoi articoli.Per tanto le affermazioni del Sig. Dragor dovrebbero essere suffragate da testimonianze e dati precisi. In questa società in cui i valori morali scadono giorno dopo giorno , abbiamo bisogno di profeti (=parlare per conto di .....) come Alex Zanotelli , Luigi Bettazzi , Alessandro Santoro ecc.
Cordialità.

dragor

Eccomi qui, Boscaini si qualifica da solo in questa trasmissione radiofonica dove nega il genocidio e insulta le vittime

http://www.ecoradio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1462&Itemid=32

Ed ecco qui un articolo sulle attività dei missionari nel Kivu

http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_26/congo-accuse-sacerdoti-italiani-ribelli-hutu_5957453a-da5b-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml

Poi ci sono i miei post, ma non li cito perché sono di parte. Mia moglie è stata uccisa dagli Interahamwe hutu aizzati dai missionari.
In ogni caso consiglio la lettura di "La Nuit Rwandaise" di Jean-Paul Gouuteux.

Ciao a tutti, buona serata, a presto

drzagor (journal intime)


Christian Albini

Per favore, su queste cose sarebbe opportuna la massima precisione, data l'estrema gravità. Vanno riconosciute le responsabilità di ogni segno, che siano o meno di cattolici, ma ci vuole estrema prudenza nell'attribuirne, pur comprendendo che si toccano tasti molto dolorosi.

Dei quattro, nessuno è comboniano per prima cosa, visto che di comboniani si parlava. Le accuse ai due saveriani italiani sono poi a dir poco labili dubbie:
http://www.unimondo.org/Notizie/Corriere-della-Sera-liberi-di-informare
http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1905
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2009/27-novembre-2009/missionari-accusati-dall-onu-stiamo-aiutando-piu-deboli--1602070890907.shtml

Sugli altri due casi non ho informazioni.

Ci sono analisi sulle responsabilità e sul coinvolgimento cattolico nel genocidio rwandese che vengono anche da voci critiche interne alla stessa chiesa, ma riguardano i cattolici rwandesi, più che i missionari, e la scarsa autocritica della gerarchie:
http://www.peacelink.it/conflitti/a/10737.html

Anzi, ci sono state vittime anche tra i missionari stessi:
http://www.ofm.org/3/news/assasin6.html
e figure che non sono affatto istigatori, ma al contrario dalla parte delle vittime senza equivoco
http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=1483

senza contare che ci sono stati atteggiamenti di ben altro segno all'interno dello stesso cattolicesimo africano:
http://www.conflittidimenticati.it/cd/a/17166.html

Si veda poi in genere il sito: http://www.conflittidimenticati.it/cd/index.html

Su Boscaini mi limito a segnalare questo articolo e direi che non è un negazionista che insulta le vittime
http://www.peacelink.it/pace/a/23051.html

Non vorrei fare polemiche su questi discorsi, perché si tratta di grandi tragedie che richiedono il massimo rispetto. Proprio per questo, però, desidero che si evitino generalizzazioni e accuse a pioggia. Soprattutto, se vanno a toccare anche chi si dedica con autentica dedizione agli altri. Tutto quello che possiamo fare qui e ora di fronte a delitti così grandi è onorare la verità e la memoria, come per la Shoah e ogni strage di innocenti. Onorare la verità e la memoria vuol dire pesare ogni parola.

Vanni Bravi

Adesso forse Dragor ha capito: questo blog non è il posto adatto per lui. E' meglio che torni nel suo cosiddetto "Journal Intime". Quello e' il suo ambiente adatto.

 Dragor

Scusatemi se ho sconfinato :-) Ancora un piccolo intervento e torno su Journal Intime. Christian, cominciando da Boscaini, l'articolo da te segnalato conferma tutto quello che dico. Boscaini accusa Paul Kagame di essere corresponsabile del genocidio. Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda, è l'uomo che comandava il FPR (Front Patriotique Rwandais)d'ispirazione Tutsi ma aperto agli Hutu democratici, 10.000 disperati che si sono battuti per rovesciare la dittatura razzista di Juvénal Habyarimana sostenuta dalla Francia e dalla Chiesa, combattenndo contro la possente armata governativa. E' l'uomo che ha fermato il genocidio in quei terribili mesi del 1994 quando il Rwanda era abbandonato al suo destino. Dove arrivava il FPR, i massacri cessavano. Per vendicarsi della sconfitta militare, dell'estromissione dal Rwanda e delle accuse di avere armato e inquadrato i genocidari, la Francia ha tentato tramite il giudice Bruguière di montare un'accusa contro Kagame, successivaente crollata per la ritrattazione dei principali testimoni. Boscaini, che pure non digerisce la sconfitta, capovolge la situazione trasformando le vittime in carnefici. Una tesi, quella del "doppio genocidio" cara alla Chiesa che cerca di far scordare le sue responsabilità. Sull'autocritica della Chiesa è legittimo avere dei dubbi, visto che fa quadrato attorno ai genocidari come ha fatto con il prete Athanase Séromba (colpevole di avere attirato 2000 persone in una chiesa, averle bruciate vive ed essere passate sulle macerie con una ruspa), prima nascondendolo in una parrocchia vicino a Firenze, poi premendo sul governo Berlusconi perché non concedesse l'estradizione richiesa dal Tribunale Penale Internazionale. E questo è soltanto uno dei tanti casi. Potrei presentarti tutta la lista.
Sulle responsabilità dei missionari sono testimone diretto. Sono cresciuto in Burundi e per anni ho seguito il loro etnismo esasperato, la demonizzazione dei Tutsi cominciata nel 1959 con il vescovo svizzero msg Perraudin. Se leggi il francese, va' sul sito della rivista cattolica Golias (ti daro' il link). Dicono pressapoco quello che dico io.
L'articolo del Corriere mi sembra credibile. I missionari di Bukavu contano sui rifugiati Hutu e sulle ex FAR per rovesciare il regime in Rwanda. Fanno una propaganda accanita con la radio e con la stampa. Non c'è da stupirsi che la Chiesa difenda i suoi membri accusati, per loro anche Séromba era un agnellino.

Ciao a tutti, buona serata

dragor (journal intime)

dragor

A proposito di uno degli articoli da te segnalati

"Mentre vi scrivo migliaia di mili­tari ruandesi stanno dispiegandosi nel Nord Kivu, alla caccia dei 'ribelli hutu', i vinti del 94, i supersti­ti del 96, gli irriducibili che rifiutano di tornare in un paese dove i loro diritti sono calpesta­ti, dove li attendono tribunali che han­no già pronunciato le condanne."

E' tipico della propaganda dei missionari di Bukavu. L'attuale governo rwandese riconosce uguali diritti ai cittadini delle due etnie e considera il divisionismo come un crimine (è perfino proibito dire Tutsi e Hutu), a differenza della dittatura Habyarimana, sostenuta della chiesa, che imponeva le carte d'identità con la menzione dell'etnia e che ha scatenato un genocidio cominciato nel 1959 e culminato nel 1994. I rifugiati Hutu terrorizzano la regione del Kivu con stupri, esazioni e violenze e fanno scorribande in Rwanda, ma per la chiesa sono povere vittime e colpevoli di tutto è l'esercito rwandese che dà loro la caccia per prevenire sconfinamenti. Da anni il governo ha invitato i rifugiati a tornare (mentre il governo Habyarimana sostenuto dalla Chiesa vietava il ritorno dei Tutsi), molti sono tornati e sono trattati come ogni altro cittadino, almeno quelli innocenti e gli assassini contro i quali non si possono raccogliere prove (occorrono 10 testimoni).
Sono stato nella regione in ottobre, trovate tutto sul mio blog.

Ciao a tutti, buona serata, torno nel mio ambiente :-)


dragor (journal intime)


Christian Albini

Ribadisco quanto scritto nel mio ultimo commento.
 

I riferimenti continuano a sembrarmi labili e dubbi.


Gli articoli di Golias (ne riporto un esempio) riguardano sì il ruolo dei missionari nella diffusione dei pregiudizi etnici in Rwanda, ma con riferimento a oltre un secolo fa, quando i Padri Bianchi hanno evangelizzato il paese e la cui mentalità ha influenzato parte del clero e dei cristiani rwandesi di oggi. Si riconosce, tra l'altro da parte di uno degli stessi Padri Bianchi, che questi pregiudizi siano ancora oggi essere presenti in alcuni membri di quella congregazione. Questo genere di cose non sono però assolutamente imputate ai missionari italiani di oggi, in particolare comboniani e saveriani. Come se poi dopo il Concilio Vaticano II il modo di intendere la missione non avesse subito un cambiamento radicale...


Su Kagame e sullattuale governo rwandese, dalla parte del quale dragor mi sembra apertamente schierato, al di là delle osservazioni di Boscaini ci sono critiche dello stesso segno che vengono da istituzioni internazionali che non hanno niente a che fare con la chiesa cattolica.

Sinceramente, perciò, trovo certe osservazioni di parte e non obiettive, volte a sostenere una tesi a mio giudizio ideologica. Forse l'operato e soprattutto la voce dei missionari sono fastidiose perché libere, là dove non sempre tutte le voci lo sono.
 

http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2009/Rwanda.html

 

http://www.newyorker.com/reporting/2009/05/04/090504fa_fact_gourevitch

 

http://www.golias-editions.fr/spip.php?article3037#forum10460

 

http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1929012,00.html?iid=sphere-inline-sidebar

 

http://www.hrw.org/en/news/2009/04/11/power-horror-rwanda

 

http://www.hrw.org/en/news/2009/04/27/rwanda-restore-bbc-air

 

Christian Albini

Ribadisco quanto scritto nel mio ultimo commento.

I riferimenti continuano a sembrarmi labili e dubbi.

Gli articoli di Golias (ne riporto un esempio) riguardano sì il ruolo dei missionari nella diffusione dei pregiudizi etnici in Rwanda, ma con riferimento ai Padri Bianchi che hanno evangelizzato il paese oltre un secolo fa e la cui mentalità ha influenzato parte del clero e dei cristiani rwandesi di oggi. Si riconosce, tra l'altro da parte di uno degli stessi Padri Bianchi, che questi pregiudizi siano ancora oggi essere presenti in alcuni membri di quella congregazione. Questo genere di cose non sono assolutamente imputate ai missionari italiani di oggi, in particolare comboniani e saveriani. Come se poi dopo il Concilio Vaticano II il modo di intendere la missione non avesse subito un cambiamento radicale.

Su Kagame e sull'attuale governo rwandese, dalla parte del quale dragor mi sembra apertamente schierato, al di là delle osservazioni di Boscaini ci sono critiche dello stesso segno che vengono da istituzioni internazionali che non hanno niente a che fare con la chiesa cattolica.

Sinceramente, perciò, trovo certe osservazioni di parte e non obiettive, volte a sostenere una tesi ideologica.

http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2009/Rwanda.html

http://www.newyorker.com/reporting/2009/05/04/090504fa_fact_gourevitch

http://www.golias-editions.fr/spip.php?article3037#forum10460

http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1929012,00.html?iid=sphere-inline-sidebar

http://www.hrw.org/en/news/2009/04/11/power-horror-rwanda

http://www.hrw.org/en/news/2009/04/27/rwanda-restore-bbc-air

dragor

Christian, certo che sostengo apertamente il nuovo governo di Paul Kagame. Sostenere il passato regime sarebbe come sostenere il regime nazifascista nella Germania di Angela Merkel. Avendo visto il Rwanda com'era prima, e avendo partecipato alla sua liberazione, la mia scelta è ovvia.
Ti scrivo per farti notare che i link da te gentilmente segnalati, che ho letto con molta attenzione, confermano al 90 per cento quello che dico io. Anzi, avrei potuto segnalarteli io stesso. Per esempio

On the fifteenth anniversary of the genocide, Rwanda is one of the safest and most orderly countries in Africa. The great majority of prisoners accused or convicted of genocide have been released. And Rwanda is the only nation where hundreds of thousands of people who took part in mass murder live intermingled at every level of society with the families of their victims. “So far, so good,” Rwanda’s President Paul Kagame tells the writer. Kagame led the rebel force that stopped the genocide.

Oppure


Concernant le cas spécifique du Rwanda, on a constaté qu’une distance de façade est affichée publiquement par l’Église vis-à-vis de ses membres impliqués dans le génocide. Mais en même temps, cette soi-disant distance s’accompagne d’une forte solidarité discrète de la hiérarchie catholique, envers ces hommes et ces femmes aux mains criminellement souillées.

Oppure


Some observers might recoil at the idea of prosecuting Kagame's allies. The RPF, after all, ended the genocide in the face of Western inaction and double-talk. Kagame and his cohorts then encouraged reconciliation between Hutus and Tutsis while setting about rebuilding Rwanda's shattered economy, promoting the small central African nation as a technology hub and an exporter of high-end coffee. The Western press often praises Kagame as the new face of African leadership.

Certo, il regime è tutt'altro che perfetto. Tutti me compreso sono critici nei confronti della limitazione della libertà di stampa, ma questo dipende dal fatto che molti Hutu sono nostalgici dell'Hutu Power e non riescono a concepire la democrazia se non come la dominazione di un'etnia sull'altra, mentre il governo considera il divisionismo un crimine. Più o meno come noi proibiamo l'apologia del fascismo senza che nessuno ci consideri antidemocratici.

La Chiesa e i missionari combattono il regime attuale, sono chiaramente nostalgici della dittatura razzista e genocidaria di Habyarimana con la quale d'altronde dividevano il potere. E come conferma Golias, proteggono gli assassini, quindi le loro colpe non sono soltanto storiche ma anche attuali. Le loro voci non disturbano perché sono libere. Al contrario, disturbano perché sono ciniche, immorali e asservite al potere centrale, quindi non libere. Ti considero una persona obiettiva e amante della verità, te lo avevo già scritto. Spero che capirai.

Con stima

dragor (journal intime)

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