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10/11/09

Commenti

Daniela

Il crocifisso come simbolo. Simbolo significa, letteralmente, "ricongiungimento".Ed infatti le antiche pratiche commerciali del mondo greco volevano che i contraenti nello stipulare un contratto spezzassero in due un coccio, una tessera, una moneta. Una parte del simbolo viaggiava insieme alla merce, l’altra restava al venditore, il quale, mostrando la sua parte del simbolo all’acquirente, aveva titolo per esigere il prezzo pattuito.

Simbolo dunque come rimando all’originaria unità, alla matrice comune di due realtà – o significati – apparentemente distanti.
L’Uomo della Croce è il simbolo spezzato della mia fede. Un’infinita distanza – quella tra l’uomo e Dio – ed una promessa di ricongiunzione: Gesù Cristo, vita spezzata per l’umanità intera. Il simbolo accede all’intimità dell’uomo, alla sua profondità e alla sua essenza.
Il Crocifisso lo troviamo dappertutto. Nelle bandiere, negli stemmi, nei blasoni, nella chiese, nelle case, nelle scuole, e anche sui cruscotti delle macchine.
Ma non ha sempre lo stesso significato. Quello appeso allo specchietto retrovisore, per esempio, magari in compagnia di sant’Antonio o Padre Pio e perchè no anche di un cornetto, si è trasformato in amuleto: la fede è diventata superstizione.
E il Crocifisso sul muro di un’aula cosa significa? Ma prima ancora, oggi, a chi parla?
Parla ad una società composta da una sparuta minoranza di cattolici sostanziali(cioè praticanti), da una bella fetta di cattolici formali (che hanno ricevuto i sacramenti ma che non sono praticanti), da un discreto numero di ortodossi (penso alla popolosa comunità rumena presente nella mia città), dai molti ragazzi di fede musulmana, da diversi atei e appartenenti ad altre religioni.
Cosa dice a tutti questi ragazzi il Crocifisso? Secondo il cardinal Re è “simbolo universale di valori”, per il Card. Casper è “simbolo culturale” per il ministro Gelmini è “simbolo di una tradizione”.
Ma allora perchè non Gandhi o la colomba per esprimere valori universali? Perchè Cristo invece di Leonardo da Vinci? E poi signora Gelmini, su, anche la pizza è espressione della tradizione italiana........
Le risposte, peraltro scontate, che si sono subito levate a difesa del crocifisso hanno banalizzato il Crocifisso e lo hanno ridotto a simbolo di valori, di cultura, di tradizione. Per chi crede è molto di più.
Staccandolo da quei muri lo si difende dalla banalizzazione; lo si riporta al suo significato, che può essere tale solo per i credenti sostanziali, una minoranza. A tutti gli altri, nel migliore dei casi, non dice nulla.
Io non vedo alcuna valida ragione, nè logica, nè antropologica nè religiosa per cui il Crocifisso debba continuare a stare appeso nei luoghi pubblici, tra l’indifferenza dei più ed il fastidio di qualcuno.
Le reazioni dell’ultim’ora fomentano il sospetto – maligno – che si voglia mantenere, da parte della Chiesa Cattolica, una falsa immagine, di presenza pregnante e capillare nella società di oggi.
Daniela

demata

Il crocifisso sui muri di un edificio pagato con i soldi di tutti e frequentato da tutti non va per niente bene.

Riguardo gli studenti, mi risultano cose molto diverse da quelel che racconti.
Anche io ho fatto qualche domanda in qualche aula di scuola, non insegno religione e sanno che se chiedo è perchè voglio capire.

L'esito?
4-5 favorevoli al crocifisso, un po' di tiepidi, mentre la massa è indifferente a tutto, come al solito.
Andando più a fondo, salta fuori che i favorevoli son tutti di estreme destra e che, ricordatogli che "Mussolini tradì il Fascismo firmando il Concordato", han cambiato idea in 3 secondi netti.
I tiepidi, viceversa, eran quelli che vanno in chiesa.
Tiepidi perchè non hanno nessuna voglia di imporre il proprio credo in aule dove girano rapper in erba, bikers, neo punk, rokkettari e tanti skin: basta andare all'uscita di una scuola per rendersene conto.

Passiamo a "l'amore sovversivo per il crocifisso".
Dimmi tu dove lo trovi il "sovversivo" quando il Cattolicesimo ha sempre perseguito la via del potere temporale e della cooptazione dei Potenti, cercando puntualmente di imporsi come religione di Stato.

Finiamo con "La questione del crocifisso è una provocazione a interrogarci sulla qualità della nostra vita cristiana, sul pericolo dello scollamento fra chiesa e vita spirituale, fra chiesa e vita interiore, fatta di ascolto e preghiera".
Scusa tanto ma tutta sta provocazione tra credenti cattolici la dovete fare proprio in un edificio pubblico e proprio nelle scuole?
Come si fa a dimenticare che stiamo parlando della libertà di culto e che la "provocazione" arriva dritta al 20% dei residenti in Italia che sono di diverso avviso?

Ciao

Christian Albini

1. Io ho fatto tre domande a mo' di sondaggio e mi sono limitato a riportare le risposte. Se vuoi saperlo, la motivazione prevalente è stata: "Siamo in Italia e non ci possono venire a dire che cosa fare a casa nostra". Quindi, è ovvio che la fede centra poco e che le risposte sono in realtà plausibili (cosa di cui tu mi sembri dubitare).

2. Dove lo trovo l'amore sovversivo? Rispondo: che cosa si intende con Cattolicesimo? Lo trovo in primo luogo in Gesù e nei Vangeli. Lo trovo nel padre Pizzi che ho citato. Una vita accanto ai malati di AIDS. Minato nella salute non volle mai lasciare la missione. Una volta fu rapito dai guerriglieri assieme a tre ragazze ospitate dalla parrocchia. Avrebbero rilasciato lui e non loro. O tutti o nessuno, replicò. Non le avrebbe abbandonate. Lo trovo in don Agostino che scrisse quelle parole. Decenni a fianco dei portatori di handicap. Porta aperta ai poveri. Sempre dalla parte dei deboli, mai da quella dei forti. Lo trovo nell'operatore della Caritas di Lodi che ho incontrato ieri sera. E' andato fino a Castelvolturno per vedere e capire che cosa vivono gli immigrati che si rivolgono a loro. A gruppi, associazioni, parrocchie propone filmati sulla tratta degli esseri umani per far aprire gli occhi sulle tragedie ignorate dalla nostra politica che alimenta la xenofobia. E gli esempi potrebbero continuare.

3. A scuola ho fatto tre domande (che non erano così fuori luogo, trattandosi dell'ora di religione) e poi ho fatto lezione. La provocazione non la faccio sul lavoro, ma qui sul blog. E poi non mi riferivo al crocefisso sulle pareti, ma al dibattito che si è creato.

demata

Anche io ho fatto qualche domanda agli allievi ed, evidentemente, non essendo io il prof di religione si son sentiti più liberi di rispondere quello che pensano.

Cosa si intende per Cattolicesimo? Il Papa ed il Vaticano, cos'altro mai distingue i Cattolici dagli altri cristiani? E di sicuro Roma è il luogo meno sovversivo dell'Universo.

La provocazione (ndr. della pazienza e tolleranza altrui) la state facendo nelle scuole e sui giornali, insistendo nel persistere in quella che è una palese violazione dei Diritti Umani.

QUanto al dibattito che si è creato, mi sembra proprio che sia a senso unico: trovami un post od un articolo contrario ai crocifissi che sia stato messo in qualche evidenza dai media. Se a voi Cattolici questo sembra un dibattito, davvero ci vuole la Corte per i Diritti Umani.
E, sempre restando al dibattito che NON si è creato, potresti provare dare una lettura di questi 3 post ed aggiungere le tue ragioni.
Ciao

http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2009/11/la-suora-ed-il-crocifisso.html

http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2009/11/non-posso-dirmi-non-cristiano.html

http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2009/11/due-fatti-in-croce.html

P.S. Come mai a Roma, sede vaticana, di crocifissi nelle scuole ce ne son pochissimi e nessuno reclama?

Daniela

Caro (cara?) Demata,
sono d'accordo con te quando dici che non si è creato questo gran dibattito sui media. Ti posso garantire però che, come me (vedi il mio primo esageratamente lungo post)la pensano molti altri. Siamo in tanti ad essere "fuori dal coro": purtroppo non contiamo nulla o abbracciamo la logica del nascondimento....
L'amore sovversivo è quello di Cristo e di tutti gli unomini e donne, di ogni fede (o non fede)che con la loro vita scardinano la logica dello scambio, del potere, della vendetta ed in questo modo disarmano avversari e carnefici.
L'amore sovversivo è in sè una provocazione: come tutte le provocazioni di questo mondo sono tali solo per chi si lascia provocare. In questo senso il Crocifisso è simbolo e provocazione: non può essere banalizzato agli occhi di chi lo sente tale.Per come la penso io, e tanti altri, i cattolici dovrebbero essere i primi a staccarlo dai luoghi pubblici
Daniela

Giovanni

Il mio pensiero è molto vicino a quello di Christian e a quello di Daniela, che, a mio avviso, hanno già spiegato bene cosa intendono per "amore sovversivo".
Secondo me l'amico/a Demata cade in un grosso equivoco quando divide il mondo in "favorevoli e non al crocifisso", oppure definisce "tiepidi" coloro che non hanno nessuna voglia di imporre il loro credo. Però l'errore non è suo.
Se Demata, e con lui/lei molta parte della opinione pubblica, ha una immagine sbagliata del cattolicesimo, ha molte scusanti, perché è in gran parte il risultato di una controtestimonianza che noi cattolici diamo al mondo e di cui dovremo rendere conto e chiedere scusa (chiederemo scusa anche a Demata, che con questa controtestimonianza abbiamo scandalizzato).
Dovremo rendere conto di essere apparsi come dei "tiepidi", per nulla convinti della loro fede professata solo a parole. E per un cristiano l'aggettivo "tiepido" evoca quel brano terribile del libro dell'Apocalisse, in cui Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, dice al tiepido che "sta per vomitarlo" (Ap 3,16).
Non è colpa di Demata, ma è colpa di tutti coloro che hanno ritenuto che la loro identità cristiana dovesse essere affermata "contro" le identità altrui: costoro hanno convinto gli altri (non credenti o credenti di altre religioni) che i cristiani cattolici sono una setta di fanatici intolleranti. La colpa è di questi, e di coloro che da posizioni "molto eminenti" li hanno sostenuti e istigati.
Caro/a Demata, spero che questo blog ti abbia convinto che esistono anche cristiani cattolici non fanatici, non intolleranti, convinti che la forza della loro fede non stia nella sopraffazione.
Christian, Daniela e io (se posso avere la presunzione di parlare anche per loro) siamo convinti che il crocefisso sia molto di più che un simbolo di legno e ferro. Il Crocifisso è il Figlio di Dio fatto uomo che (per amore) ha permesso agli uomini di metterlo in croce. Che assurdità vero?
Possiamo cercare di immaginare, per assurdo, le reazioni che avrebbe avuto questo Crocifisso, quando gli avrebbero detto che noi uomini avremmo litigato sulla questione se staccarlo a no dalla parete?
Io credo che la forza della fede in Cristo (quella sostanziale) non stia nel gridare o cercare di imporre i nostri simboli agli altri.
La nostra fede è forte quando abbiamo coscienza di essere pochi, deboli, peccatori che cercano zoppicando di seguire quel "Dio fatto uomo" che è andato a farsi crocifiggere.
Tutte le volte che abbiamo creduto di essere tanti e forti, quando abbiamo seguito il potere e abbiamo cercato di essere "religione di stato" siamo stati un vero disastro. Tutte le volte - per prendere a prestito un'espressione di Christian Albini - che siamo stati "religione forte" e "fede debole".

demata

Sono d'accordo con te, Daniela.

E, se al posto dei crocifissi, ci fossero le Madonne col Bambino, devo proprio dirti che sarei molto meno allarmato: è un simbolo universale, lo trovi in tutte le religioni o quasi.

P.S. Sono un lui. Ciao

demata

Riguardo a "l'amore sovversivo" ho delle gorsse remore.

Penso che i veri sovversivi muoiano giovani: Cristo l'ha fatto, i Cristiani molto spesso no.

Piuttosto, avete fatto caso che i Monaci Shao Lin sono stati estirpati dal Pianeta?

Non è l'Amore Gratuito la vera rivoluzione: l'amore è sempre e solo gratuito.

La vera rivoluzione è non dara una particolare importanza alla propria vita, ai propri fatti, alle proprie emozioni.
E' l'unico modo per potersele vivere fino in fondo, ma questo è "misero" Zen, mica il Dio incarnato.

Eppure, è proprio l'eccessiva importanza che diamo alle cose ed a noi stessi che ci fa dimenticare la gratuità di un gesto d'amore.
Come la mettiamo?

Ciao

Christian Albini

Fatico a capire quando si vogliono creare a tutti i costi delle contrapposizioni.
Non esistono le categorie, ma le persone. Dire “voi cattolici” è come dire “voi ebrei”, “voi atei”, “voi eretici”, “voi negri”, “voi italiani”… Sembra la creazione di un’etichetta per attribuire all’altro solo il negativo, a prescindere. È un atteggiamento che è stato molto seguito anche dai cristiani, ma non è una loro esclusiva. Gesù lo ha condannato apertamente (“Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi”. Ma Gesù gli rispose: “Non lo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi”).

"La vera rivoluzione è non dare una particolare importanza alla propria vita, ai propri fatti, alle proprie emozioni"? Questo non è solo zen, è anche Vangelo.
"Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?"
"Il regno dei cieli è simile a un uomo nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo".
O come pregò Charles de Foucauld: "Padre, mi abbandono a Te".
La fede cristiana (non le istituzioni cristiane) è pervasa da questa libertà, da questo non attaccamento, da questa gratuità. Ma poiché lo Spirito soffia ovunque, lo si può trovare ovunque. Altrimenti, la religione sarebbe un meccanismo assurdo che salva una minoranza eletta di esseri umani e danna tutti gli altri. Invece, siamo capaci di amare perché Dio è amore. E' la prima radice, la sorgente.

Christian Albini

Allora, non ha molto senso contrapporre, per esempio, cristianesimo e zen.
Penso a quando il Dalai Lama disse:
"Durante una visita al monastero di Montserrat, in Spagna, ho conosciuto un monaco benedettino. Era venuto apposta per conoscermi, e il suo inglese era molto peggiore del mio, quindi gli parlavo con minore imbarazzo. Dopo colazione abbiamo passato un po' di tmepo da soli, a quattr'occhi e io ho saputo che quel monaco aveva trascorso qualche anno sulle montagne, proprio dietro il monastero. Gli chiesi che genere di contemplazione avesse praticato durante quegli anni di solitudine. La sua risposta fu semplice: amore, amore, amore. Che meraviglia! Quando lo guardai negli occhi, ebbi la prova evidente di una spiritualità e di un amore profondi, come mi era accaduto durante i miei incontri con Thomas Merton. Queste due persone mi hanno aiutato a maturare una sincera venerazione per la tradizione crsitiana e la sua capacità di creare uomini così buoni. Credo che lo scopo di tutte le principali tradizioni religiose non sia di costruire grandi templi esteriori, ma di creare templi di bontà e di compassione all'interno di noi. Nei nostri cuori. Tutte le principali religioni in potenza possono farlo".

Una volta ho avuto l'onore di intervistare il maestro zen Thich Nhat Hanh, anch'egli amico di Merton, un monaco che è stato un pioniere dell'incontro spirituale tra le religioni. Disse: "Gesù è un grande maestro. Un buon praticante del buddhismo può riconoscere nella sua persona un autentico essere risvegliato, dedito all'aiuto di tutti, completamente libero da dogmi, dotato di grande saggezza e grande compassione. Se impariamo a leggere il Vangelo, a conoscere davvero il messaggio di Gesù e a metterlo in pratica, possiamo liberare noi stessi dall'intolleranza, dalla paura, dalla discriminazione e dalla disperazione".

Christian Albini

Quando ogni religiosità raggiunge il suo cuore puro, autentico, non ci sono contrapposizioni, pur nel permanere delle differenze. Almeno, io credo questo. Anche in Italia ci sono ormai esempi di incontro e scambio tra oriente e occidente. A partire da figure come Giovanni Vannucci. Per il cristiano, la scaturigine è l'incontro con Gesù, riconosciuto come il Figlio, che fa rotolare dentro di noi la pietra che ostruisce il flusso della preghiera, della vita spirituale. Una vita che non è mai "contro" l'altro, ma "verso" l'altro, "per" l'altro. Fino alla donazione di sé. Ma qui ritorniamo al crocifisso. Al di là, però, delle questioni identitarie e di bandiera. Secondo me, non si tratta di essere pro o contro un simbolo, ma della ricerca comune del positivo, dei frammenti di luce che ogni tradizione religiosa e ogni coscienza (anche non religiosa) possiede. Fino a che nessun simbolo sia motivo di divisione, ma tutti lo possano sentire come proprio, possano riconoscere il bene di cui è portatore.

Con tanti auguri a ciascuno per la sua ricerca.

lilit

Abbiamo portato avanti un cristianesimo di facciata, lo abbiamo svuotato della bellezza e della meraviglia del messaggio che reca "AD OGNI UOMO". Il problema non è togliere o non togliere il problema è l'AMORE. L'AMORE è solo di DIO, sia tu cristiano, musulmano, maoista , tibettano, induista, ebreo...ecc; questo Amore che vivi nella vita quotidiana ti dice che non basta un segno, devi essere segno. Molto spesso chi ha incontrato questo AMORE è segno suo malgrado, perchè in netto contrasto con l'andazzo comune; da fastidio, è come quel crecefisso appeso alle pareti, bisogna toglierlo di mezzo; di modo che, si possa dormire sogni tranquilli. Questa sentenza è una provocazione salutare, possa davvero smuovere la coscenza dell'uomo e interrogarsi seriamente sull'Uomo.

Vittoria

Buongiorno a tutti.
Ho discusso molto di questa sentenza, in famiglia (tutti cattolici che non ricordano il vangelo di domenica scorsa), con gli amici e anche sul web.
Se dire "voi cattolici" ha una connotazione negativa, allora bisogna tenere presente che chi è contro la rimozione del simbolo religioso dagli spazi dove non si pratica il culto ha come primo moto quello di dire "voi musulmani". Anche con un po' di ignoranza, se permettete. Non sono stati degli atei italiani a far nascere il caso? Il livello del dibattito in generale è questo, o "Il crocifisso rimane perché c'è sempre stato" o "non vengano a dirci cosa fare in casa nostra". Ma qui la questione è un'altra: la questione è quella parola che si fa tanta fatica a pronunciare, che è diventata quasi eretica: laicità. Non mi spiego e non mi capacito del perché un ateo o chi confessa una religione diversa dal cattolicesimo debba sentirsi in difetto. Evviva l'amore, si, ma quale? La prima regola è il rispetto, e siccome non sta scritto da nessuna parte (e seppure fosse scritto...) che la verità assoluta la possiede il cattolicesimo, allora con un po' di umiltà bisognerebbe rispettare gli spazi che sono di tutti. E' molto facile farne una questione di maggioranza, ma la democrazia non era per la tutela delle minoranze?

Fiona Petito

Volevo tenermi fuori da questa faccenda del crocefisso nelle scuole per evitare improvvide derive confessionali da parte dei “Teo-(il)logici” che non perdono occasione per mostrarsi sempre “perseguitati”, poverini, dai “laicisti”… (chissà poi in che si differenzierebbero dai laici), dimenticando quando la cricca in cui si riconoscono perseguitava intollerantemente e sanguinariamente gli altri. Visto però il tenace imperversare del dibattito con argomenti di discutibile applicabilità, e conoscenza delle cose (io sono avvocato), più che esprimere ulteriori (mie) discutibili opinioni, vorrei soltanto sollevare delle istanze di mera “coerenza” in modo sobrio e tecnico, e possibilemete scevro da quel provicialismo culturale di cui appaiono afflitti i discorsi di liberi pensatori (in gran parte bravissime massaie e similia, gente degnisssima, per carità!) su questo argomento e sulla corte europea (di cui nessuno pare aver conoscenza del ruolo e finalità), e cioè:

1) - Che senso ha “andare” alla Corte Europea (di cui "fanno parte, ed è riconosciuta" da, 47 paesi europei --, tranne che dal Vaticano [che non ci ha voluto entrare] e dalla Bielorussia [che non è stata accettata per una questione di diritti umani] ) per recriminare e/o difendere qualcosa, eppoi, se la sentenza non ci è favorevole, dichiarare che comunque non se ne rispetterà il verdetto? Non la si riconosca quella corte, si esca quindi da contesti internazionali e si faccia quel che si vuole nel proprio cortile (come appunto fa il Vaticano che si considera autoreferente ed infallibile), senza quindi far perdere tempo a “libere istituzioni” internazionali create proprio per dirimere situazioni del genere, che possono appunto essere "facilmente inquinate-fuorviate" da localismi e/o scarse lungimiranze per condizionamenti culturali, tradizionali etc.

2) - Non si capisce perché il crocefisso sarebbe patrimonio “culturale” ormai “a-religioso” del paese, e non lo è per esempio Giove e soci, o quel che altro vi paia della cultura-tradizione greco-romana. C’è chi mi dice di non essersi mai riconosciuto, anzi se ne vergogna, di una tradizione che annovera gente “innocente” torturata e messa la rogo ed altre mirabilia del genere ispirate da quel crocefisso – e troverebbe invece molto pertinente in tutte le aule scolastiche l’immagine della lupa che allatta i due gemelli, se non addirittura una statuetta della Venere di Milo - ché oltretutto è anche molto decorativa -- e sì eh!... perché mai no un immagine “femminile”?

3) - La “furbata” poi di giustificare l’ostentazione di un simbolo “francamente religioso” tramite il cavallo di Troia di “depotenziarlo” al ruolo di “mero” ricordo di una tradizione e cultura “italiana” [ ? ], e di tutte quelle altre balle lì da sesso-degli-angeli, è una mossa di “quei furbastri” che hanno capito la psicologia del parco buoi con cui hanno a che fare (altrove anche detti “poveri-di-spirito”, appunto). Perché il crocefisso: o è il “simbolo” di una (potente, ancorché “ non-universale”) “specifica religione” (…ed allora hanno ragione i giudici che vedono nell''esposizione del crocefisso una subdola e surrettizia negazione di una “dichiarata” laicità dello stato); oppure è solo l’immagine di uno dei tanti cadaveri ingiustamente suppliziati della storia (ed allora che ci si scalmana tanto per un ingiustamente suppliziato che non era neanche “italiano”?... ove mai fosse esistito). In questo caso potrebbe infatti andare anche meglio l’immagine di un Giordano Bruno che fu ben più “dolorosamente” ed ingiustamente suppliziato ed è il simbolo di un “universale”, incontradetto e fondamentale valore di laica “libertà di pensiero e di espressione” contro l’oscurantismo culturale ed abusivo di ogni potere ottuso e dispotico.

4) - La decisione dei giudici “europei” è ben ultima, e va nella “stessa direzione”, di altre “italianissime” sentenze della cassazione (n. 439 del 1/3/2000; n. 28482 del 17/02/2009 etc.) o pareri del Consiglio di Stato (n.63 del 27/4/1988), e mai la cosa aveva provocato alcun problema. C’è allora da domandarsi perché mai “ora” questa gran levata di scudi per una sentenza tra l’altro non vincolante [... ma che i paesi che la riconoscono "si sono IMPEGNATI!"... a rispettarne le sentenze, e l'Italia è addirittura socio fondatore di questa corte!...], a differenza di quelle della cassazione, e con l’infantile atteggiamento di cui al punto 1? -- oltrecchè “emulativamente” foriera di “pericolose” derive di “istituzioni che non rispettano istituzioni” (ovvero: cittadini, quando una “legittima e riconosciuta” istituzione fa qualcosa che non vi garba, fate come noi politici: fottetevene!).

Evitiamo allora le solite “provinciali pagliacciate” fatte ad uso e consumo di (acritici) “italioti” solo perché c’è probabilmente l’esigenza di distogliere l’attenzione da problemi più seri, vuoi relativamente alla crisi - ondivagamente ricordata a copertura di incapacità o ottimisticamente data per passata -, vuoi per togliere dallo spot-light il concitato lavoro in essere per far uscire il premier dai processi che lo riguardano (speriamo che ci riescano presto così, pagatone lo scotto, il paese potrà riavere l’attenzione del governo a preoccuparsi dei problemi che lo affliggono). In più, elezioni incombono, per cui è il caso di ricompattare i ranghi dei molti e diversi intorno al “commovente” grido di “Dio-lo-vuole”… ( ovvero, metaforicamente parlando, è come se anche i tenutari di bordelli si mettessero ad urlare contro le puttane in ossequio al principio che “Parigi val bene una messa”. Tanto “dopo” si riaprirà come sempre – piaccia o no Dio).

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