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22/09/09

Commenti

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Interessante articolo questo di oggi. Il paragone che l'autore fa con l'ebraismo ed i suoi cambi di paradigma è molto calzante: il concetto di cambiamento di paradigma è alla base dei libri di Hans Kung sulle 3 grandi religioni monoteistiche, che sto leggendo proprio in questo periodo. Faccio una brevissima sintesi: proprio questo teologo conferma che la storia cambia la chiesa (preferirei dire le fedi), quando mutate sensibilità, mutate condizioni sociali, nuove conoscenze o eventi storici determinano un cambiamento della "costellazione" di riferimenti, credenze, interpretazioni del mondo (cambiamento di paradigma, appunto). Già solo nel cristianesimo, da Gesù fino a noi vi sono già stati cambiati 5 paradigmi, ed alcuni di essi convivono ancor oggi, l'uno a fianco dell'altro. Il paradigma della chiesa primitiva, quello ellenistico della chiesa ortodossa, quello cattolico-medioevale, quello della Riforma, infine quello della modernità. Una simile visione "prospettica" permette secondo me di determinare cosa è fondante, essenziale nel cristianesimo (Cristo stesso), e cosa è storico, transitorio, nonostante le pretese umane di validità universale e di irreformabilità. Solo evolvendosi la cristianità ha potuto tentare di mantenersi fedele a Cristo, e di testimoniarne l'insegnamento sotto le nuove, mutate situazioni.

A questo punto viene una mia personalissima riflessione. Ribalterei provocatoriamente il titolo del post: è la chiesa che cambia la storia?

Uno dei tratti caratterizzanti il paradigma cattolico-medioevale è l'enfasi, la centralità data al Papa ed indirettamente alla curia romana. Centralità ed importanza senza alcuna base biblica o fondamento riconducibile alla cristianità delle origini, tant'è che né nell'epoca della chiesa primitiva, nè all'interno del paradigma ortodosso (quindi per i primi circa 500 anni di cristianesimo), si è riconosciuto un ministero petrino, una superiorità papale o addirittura di una sua infallibilità su alcunché (alcuni papi dichiarati addirittura eretici - ruolo puramente d'onore attribuito dall'ortodossia al "Patriarca di Roma", un "Primus inter pares", un po' come l'Arcivescovo di Canterbury per l'anglicanesimo).

Questa supremazia papale, un tempo anche politica (con le conseguenti lotte fra guelfi e ghibellini, ad es.- sconosciute invece a Bisanzio sotto l'ortodossia, ove la chiesa era sottoposta all'imperatore), è stata sapientemente costruita nei secoli oltre che con accorte scelte diplomatiche anche e soprattutto con falsificazioni e documenti prodotti ad arte, per giustificare le pretese romane. Donazione di Costantino, falsificazioni simmachiane, decretali pseudoisidoriane. Tant'è che nei secoli il diritto canonico e l'ecclesiologia cattolica hanno poi in definitiva posto le loro fondamenta ed conclusioni sia su basi autentiche, sia su falsificazioni d'epoca medioevale (ed è grave, vista la pretesa irreformabilità ed infallibilità della chiesa), dando loro autorevolezza comprendendole nella generica tradizione o magistero ecclesiastico, anche quando artefatte. Che il deposito di insegnamento che ci arriva dai Padri della Chiesa lo si possa arbitrariamente "completare" con quanto maggiormente gradito?

Stesso discorso quando si viene ad affrontare la questione della reazione della chiesa alla modernità. Con un processo già in corso in epoca controriformistica, il cattolicesimo si è ulteriormente arroccato e gerarchizzato con vertice sulla figura del papa, ancor più che nei secoli precedenti, anziché recuperare una dimensione più "democratica", autenticamente conciliare. E' del Concilio Vaticano I il dogma dell'infallibilità papale, nonché la medioevale chiusura nei confronti delle varie manifestazioni della modernità.

E qua veniamo al fatidico XX settembre. Viene fatto il paragone con il cambio di paradigma dell'ebraismo, quando cessò si passò da una religione fondata sui sacerdoti, sul Tempio e sul "possesso" della Palestina ad una religione fondata sui dottori della legge e sulla Halakhà, nella diaspora. Il paragone non è calzante, perché il nodo centrale del cattolicesimo (non del cristianesimo) non è la necessità di un territorio o di un tempio unico ove celebrare il culto; nodo centrale è la presunta necessità di un vicario di Cristo, senza il quale si vuole che non ci sia nè unità dei cristiani, ne garanzia sulla retta dottrina. Con XX settembre non è venuto meno un paradigma, ma prosegue quello vecchio, nato nel medioevo e consolidatosi con la controriforma. Il conciliarismo e la riforma da sempre richiesta dalla cristianità occidentale, da prima ancora il concilio di Costanza è sempre stata rimandata, accantonata (con il Concilio Vaticano II praticamente avviato al frigorifero), tamponando le crisi date dal progresso della Storia con un sempre maggior concentrarsi sulla figura e sulla parola del pontefice, anche quando questa è contro ogni razionalità. Sarà un caso che, contrariamente ai secoli precedenti, la maggior parte degli ultimi papi ha in corso un processo di canonizzazione, o lo si vuole "santo subito"?

un cristiano cattolico

Ho trovato più volte deludente la storia della Chiesa (cattolica) degli ultimi anni, quelli che mi sembrano identificabili con l'influenza esercitata dal card. Ruini e dai suoi collegati. Si tratta a mio avviso di una chiesa a cui il 20 settembre 1870 ha chiesto di rinunciare definitivamente al potere temporale: ma essa ha rinunciato solo nella forma e non nella sostanza.
Fermo restando che la Chiesa è innanzi tutto quel gruppetto di Discepoli chiamati da Gesù Cristo alla sua sequela, a cominciare dai Dodici, e da Pietro in particolare: sono uomini fragili, imperfetti, tutt'altro che infallibili. E non si dica per favore che sono diventati infallibili più tardi, dopo i Vangeli, ad opera dello Spirito con la Pentecoste, perché sarebbe come attribuire allo Spirito la colpa di tanti errori compiuti in duemila anni!
Quindi, più volte mi sono detto che questa di oggi non è la Chiesa vera, ma è una reazione alla ventata di Spirito portata dal Concilio Vaticano II, da parte di quell'altra chiesa, quella preconciliare, legata al passato e incapace di capire i tempi nuovi, incapace di capire lo stesso 20 settembre 1870.
Ho cercato allora di andare alla ricerca della "chiesa della storia" attraverso i documenti dei Concili ecumenici, perché pensavo che da quei documenti la "chiesa della storia sarebbe venuta fuori.
E ho cominciato appunto a leggere prima di tutto il Vaticano Primo, quello in cui Pio IX ha autoproclamato frettolosamente la propria infallibilità (18 luglio 1870 - 2 mesi prima del 20 settembre), mentre molti cardinali abbandonavano indignati l'aula conciliare ... e i bersaglieri arrivavano a Porta Pia.
Con questa chiesa del Vaticano Primo non mi sembrava di aver trovato la chiesa vera, coerente con il Vangelo e con Gesù Cristo e allora ho proseguito le mie ricerche a ritroso, approdando al Concilio di Trento. Ma neppure qui l'ho trovata: ho trovato solo l'ansia di lanciare anatemi, di distruggere l'eresia della Riforma in tutte le sue espressioni, la volontà di stabilire potere e controllo sui fedeli e sul clero, con ogni mezzo possibile. Persino sulla "Parola di Dio" il Concilio di Trento ha stabilito stretti controlli e ha inventato la Volgata (che non era più la Vulgata di Gerolamo).
Non riferisco ovviamente tutte le tappe di questa escursione fra i Concili riconosciuti dalla chiesa cattolica. Ma quella Chiesa vera, bella come la Gerusalemme celeste del Libro dell'Apocalisse non l'ho trovata: neppure le accese discussioni dei Padri dei Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), che formalmente tendevano solo alle definizioni teologiche della Trinità, mi sono sembrate esenti da dubbi.Gli atti del Concilio di Efeso (431) cominciano con la lettera del papa Cirillo: "Cirillo saluta nel Signore il piissimo e sommamente amato da Dio Nestorio, suo collega" . Più avanti negli atti Nestorio viene condannato come eretico. Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se Nestorio fosse stato più "politicamente corretto" di Cirillo, il plenipotenziario del papa Celestino I: forse oggi sarebbe diversa la dottrina della Chiesa? Forse diremmo oggi che "san Nestorio ha difeso la fede dagli eretici"?.
Eppure, malgrado tutti i dubbi che provo davanti alla "chiesa della storia" che emerge dai primi secoli fino all'anno 2009, continuo a ripetermi che Gesù Cristo ha scelto "questa" chiesa, così come è, con tutti i suoi difetti, quelli visibili anche dalle pagine del Vangelo e dagli altri libri del Nuovo Testamento.
Perché a Dio è piaciuto così.

Paolo

Credo semplicemente che si lo Spirito che cambi la Chiesa... ma sappiamo che lo Spirito agisce nella storia.

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