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19/04/09

Commenti

Giovanni - un cristiano cattolico

Le risposte suscitate in me da questo scritto del Priore di Bose.

In prima battuta mi viene da pensare alla "unicità" della persona, alla sua finezza, alla sua capacità di lettura e di analisi, sempre alla luce della Parola di Dio, del nostro tempo e dei suoi personaggi. Proprio per questo mi sembra che Enzo Bianchi sia un autentico profeta del nostro tempo.

In seconda battuta però mi viene un altro pensiero. Nell'articolo di Famiglia Cristiana egli esprime critiche ad alcuni personaggi del nostro tempo: Corrado Augias (che si professa ateo, ma che nella prassi mi sembra meno agnostico di molti miei confratelli nella fede) e Vito Mancuso (teologo "eterodosso").
Le critiche che muove ad essi e alla loro capacità di dialogo mi sembrano corrette e ben motivate, ma ...

Se mi è consentito un linguaggio parabolico un po' azzardato, Enzo Bianchi "vola alle altezze delle aquile", a cui pochi sanno arrivare e quindi un dialogo a quelle quote avrebbe ben pochi interlocutori.
Ad altezze un poco più basse potrebbe trovare più personaggi con cui dialogare, magari manifestando loro le inevitabili divergenze e disaccordi.

A mio avviso, il dialogo richiede oltre alla valorizzazione nell'interlocutore delle positività (e questo aspetto mi sembra che sia ben presente nel Priore di Bose) anche una certa capacità di evidenziare le negatività/dissensi senza che appaiano come "stroncature".

Alla nostra epoca mi sembra che interlocutori al dialogo come Augias o Mancuso non siano da disprezzare, perché altrimenti, di interlocutori, ne rimangono ben pochi.

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