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26/03/09

Commenti

Giovanni - un cristiano cattolico

E' apparentemente semplice la posizione di coloro che, avendo preventivamente accettato la logica delle contrapposizioni (anzi, degli scontri) decide di schierarsi dall'una o dall'altra parte, cioè dalla parte dei credenti o da quella dei non-credenti: basta stare "allineati e coperti", cioè obbedienti a quello che ci viene detto di fare, da bravi "credenti non pensanti", perché ci sono altri che hanno già pensato per noi.

Se però ci poniamo domande anche semplici, rischiamo di andare nei guai. Ad esempio: come consideriamo coloro che credono in modo diverso? Per limitare le difficoltà: come consideriamo coloro che credono nello stesso Gesù Cristo in cui crediamo noi, ma non esattamente come noi?

I non-pensanti hanno una soluzione semplice e collaudata: essi mandano all'inferno tutti i diversi da loro. Nei dibattiti frequenti in questi giorni, io "cristiano cattolico" mi sono sentito rivolgere più volte l'epiteto "protestante" da persone di questo stampo, solo perché ritengo necessario confrontarmi prima con Gesù Cristo e con il Suo Vangelo, poi con il pensiero della gerarchia cattolica.

Certamente "pensare" comporta delle difficoltà. Uscire dalle roccaforti di coloro che credono che "altro" sia sinonimo di "cattivo" comporta dei rischi, soprattutto quello di essere presi di mira da entrambi gli schieramenti e ricevere proiettili sia di fronte (dai non credenti) sia di spalle (dai nostri "fratelli" che non ci riconoscono come "fratelli").

Secondo la mia povera e limitata esperienza personale, sono però più frequenti e pesanti i colpi che mi arrivano alle spalle. E ho cercato di farmi una idea dei motivi.

Il non credente - a mio avviso - è abbastanza frequentemente una persona "alla ricerca" che magari non accetta le verità che ho trovato io, ma che non manca di apprezzare un altro che continua a cercare.
Con questa tipologia di "non credente cercatore" non è difficile trovare dei "valori comuni" su cui concordare.
Non è così improbabile trovarsi con lui come i "viandanti che si incontrano nella notte".

Il credente, invece, corre il pericolo di ritenere di avere "la verità in tasca" e di non aver più bisogno di pensare e cercare. Che bisogno c'è di pensare e cercare? Basta ascoltare e obbedire.
Basta dividere il mondo in "buoni = quelli come noi" e in "cattivi = tutti i diversi da noi" e poi combattere per la buona causa. Quando incontri un pellegrino che si trova su queste posizioni, è probabile che ti attacchi, solo perché non sei esattamente come lui.

Il "credente non pensante" mi ricorda la situazione prospettata da Gesù nella "parabola del fariseo e del pubblicano" (Lc 18,9ss): nessun dubbio che la posizione iniziale del fariseo fosse di vantaggio, ma la sua eccessiva sicurezza di essere "giusto" (e anche un po' "giustiziere") lo hanno rimandato a casa "non giustificato", al contrario del pubblicano.

Mi guarderei bene dal trarre conclusioni troppo affrettate e radicali dalla lettura della parabola. In ogni caso credo però che ci raccomandi maggior prudenza sia nel valutare la nostra "giustizia", sia l' "ingiustizia" di coloro che non sono come noi.

federico

Solamente un grazie a Christian e a Giovanni: vi si legge volentieri. E nel frattempo si pensa e si matura. Continuate a scrivere, per favore!

chrisarr

L’altro giorno ho postato un chiarimento sul termine “protestante”, perché mi sembrava che taluni lo utilizzassero in termini negativi, come per distanziarsi da una concezione della religione ritenuta in antitesi dalla propria. Protestante invece sta ad indicare, ora come alle origini, la posizione di colui che afferma la fondatezza, le liceità delle proprie posizioni di fede, giustificate e garantite in primo luogo da quanto afferma la Bibbia. Protestare non è contestare il papa o le gerarchie, ma semplicemente sostenere la preminenza dell’autorità di Dio anziché quella degli uomini, delle loro parole e delle loro tradizioni. Come ho letto tempo fa, Lutero stesso alla Dieta di Worms, ove era stato chiamato non per spiegarsi, ma per ritrattare le sue affermazioni, prese la sua posizione non a causa di una libertà sua, ma perché legato alla Parola di Dio più che all’autorità del Papa o dell’Imperatore.
Sono tornato sull’argomento perché le parole dell’amico Giovanni sono in reale sintonia con la posizione del Riformatore, quando afferma: «io "cristiano cattolico" mi sono sentito rivolgere più volte l'epiteto "protestante" da persone di questo stampo, solo perché ritengo necessario confrontarmi prima con Gesù Cristo e con il Suo Vangelo, poi con il pensiero della gerarchia cattolica.»

Ritengo che il cristiano, per essere realmente tale, debba comunque pensare in autonomia, altrimenti la sua fede rischierebbe di scivolare verso l’idolatria. Io non credo che essere cattolico impedisca di essere “protestante”, nel senso affermativo e positivo del termine. Anche un cattolico è chiamato a pro-testare, a testimoniare della propria fede. Lutero stesso non voleva dividere la Chiesa, ma semplicemente ripulirla dall’incoerenza, dall’infedeltà alla propria missione che la stava aggredendo. Per questo, personalmente, ritengo che nonostante le divergenze confessionali ed ecclesiastiche che possono dividerci, tutti siamo fratelli e uniti in Cristo, parte dell’unica chiesa universale. Leggo sempre con piacere questo blog che, pur facendo riferimento a valori e sensibilità parzialmente diverse dalle mie, testimonia la concreta e reale unità che è disponibile per i figli di Dio, se solo sapessero vederla, anche ora che è nascosta dietro alle divergenti strutture ideologiche ed ecclesiastiche che si sono dati. E se poi qualcuno si arroga il diritto di dire che sono meno cristiano perché non sono in comunione col papa, e che certe chiese non sono chiese ma “comunità ecclesiali”, beh quelli sono affari suoi! Per fede credo che la realtà sia tutta un’altra, in cui o si è tutti Chiesa, o si è TUTTI comunità ecclesiali…

Purtroppo però devo anche dire che le difficoltà attuali ed il cosiddetto “scisma sommerso” che attraversa il cattolicesimo ritengo siano il frutto diretto del suo stesso modo d’essere. Pericolo che il mondo protestante, per sua natura così variegato eppure così aperto al dialogo, in una certa misura non subisce.

Il cattolicesimo, prima per reazione alla Riforma, poi per reazione al mondo moderno, ha sempre più accentuato il suo verticismo e il suo settarismo. Dimenticando che lo Spirito soffia dove vuole, ritiene di essere l’unico depositario della vera fede, l’unico accesso lecito alla Salvezza donataci da Gesù. Come amministratore dell’”unica verità” non può permettere che essa di declini in forme diverse, con riflessioni diverse, nei vari ambiti della vita umana. Una verità assoluta non può essere variegata, multiforme, soggetta a discussione: dev’essere monolitica, immutabile, saldamente nelle mani di chi si ritiene suo unico custode autorizzato. Una posizione quella cattolica singolarmente in sintonia con quella dei fondamentalisti evangelical, che quella stessa somma autorità ripongono non nel papa ma nella Bibbia. E che invece dovrebbe essere in Cristo.

In quei frangenti non può che conseguire che per taluni personaggi, in special modo ai vertici, la prima qualità del fedele dev’essere il conformismo, la capacità di accettare una verità decisa da altri, e non il senso critico, che porta a voler mettere alla prova questa verità e questa autorità preconfezionata. Un fedele pensante ma non allineato rischierebbe, pur in ricerca di Dio e della Fede, di vedere che il "re" in realtà è nudo...

Mi spiace constatarlo, ma al momento nel mondo cattolico coloro che promuovono un dialogo aperto, fraterno e sincero fra gerarchie e laici credenti sembrano essere una netta minoranza o, se non lo sono, evidentemente danno troppa importanza all'obbedienza e meno alla propria personale missione.

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