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10/03/09

Commenti

chrisarr

Anche a me ha colpito l’esortazione "si abbia la onestà di divenire protestanti". Girerei il titolo di oggi allora da “Che cosa vuol dire essere cattolici?” a “cosa vuol dire essere protestanti". L’origine di questa parola ha un significato praticamente opposto a quello che se ne da oggi: non è il prendere una posizione “contro” (quindi protestare, contestare l’autorità, quella papale nella fattispecie), ma difendere, attestare la propria posizione (pro-testare, testimoniare a favore, a favore della fede suscitata e confermata dalla Scrittura). Come la Riforma non nacque per contrapporsi alla chiesa di Roma ma appunto per riformarla da quanto la stava corrompendo, anche chi oggi prende determinate posizioni, non allineate con la linea ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche, non lo fa per protesta, per contrasto gratuito con l’”ordine costituito”, ma per esaminare questa linea tramite il dibattito aperto e un’idonea argomentazione (anche biblica); non è una disaffezione per la chiesa, ma l’amore nei suoi confronti che li muove, oggi come allora…

Per diventare protestanti penso ritengo siano necessarie ben più profonde motivazioni che non disaccordi con un prete, un vescovo o il papa: motivazioni che riguardano il nostro modo di intendere il rapporto con il Signore ed il Vangelo. Nel blog di oggi vengono citati come riscoperte del Concilio Vaticano II: la collegialità episcopale, il sacerdozio di tutti i battezzati, la teologia della chiesa locale, l'importanza della Scrittura. Tutte cose che già da 500 anni troviamo nelle chiese nate dalla Riforma! Eppure queste “riscoperte” non bastano a superare le divisioni: le nostre chiese rimangono divergenti, su questioni riguardanti il genere di rapporto che il fedele deve avere con il Signore (a questo ridurrei le difformità in tema di ministero sacerdotale, esclusività della salvezza nella chiesa cattolica, sacramenti ed autorità all’interno della chiesa).

Per questo, invece di dire "si abbia la onestà di divenire protestanti", preferirei che ci invitassimo noi tutti, a vicenda, ad avere l’onestà di ESSERE CRISTIANI, prima ancora che cattolici, luterani, valdesi, metodisti… E quindi amare Dio e il prossimo, e ricercare nelle nostre vite il modo per esprimere questo amore. Il Signore è sempre lo stesso, a prescindere dall’etichetta che adottiamo per qualificare la nostra identità, o dalle scelte che nella nostra responsabilità personale andiamo a compiere.

L’esortazione a diventare onestamente protestanti da’ l’impressione che la cieca obbedienza per alcuni debba essere la caratteristica del cattolicesimo, mentre la libera discussione quella del protestantesimo. A giudicare dalla qualità delle idee presentate su questo blog io sosterrei il contrario…

Daniela

Ho anch'io una domanda, figlia delle riflessioni su questi argomenti, che mi pongo e vi giro.
Quale tradizione custodisce la chiesa cattolica oggi?
Qual è il criterio per stabilire, come è successo nel corso dei secoli, che cosa conservare, custodire e difendere e che cosa no?
E soprattutto, quali margini di evoluzione ha questo criterio, rispetto ai tempi, alle nuove e maggiori conoscenze in campo scientifico ed umanistico, in generale all'evoluzione ed al progresso dell'umanità?
Non dovrebbe forse la chiesa farsi portatrice di una continuità in evoluzione, come fece Gesù Cristo, che non venne ad abolire la legge di Mosè ma a portarla a compimento aggiungendovi il comandamento nuovo?

Quanto all'incontro di Firenze, io credo che dal dialogo e dal confronto, soprattutto quando i contraddittori sono realmente aperti al reciproco ascolto, non possano nascere che frutti preziosi da condividere con tutti.

Daniela

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