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25/02/09

Commenti

Maria

Ciao! mi piace molto questo blog e lo leggo spesso. Per la prima volta posto un commento, perché mi dispiace per la prima volta leggere qui un testo che nella sostanza mi sembra sprezzante e intransigente.
La canzone di Povia e le riunioni della terapia riparativa ledono i diritti delle persone omosessuali? E perché mai? Se come affermano gli autori la sessualità è fatta di grigi, perché tanta preoccupazione e tanta rabbia? Perché in questo colore grigio non c'è spazio per voci che dissentono? E perché nessuno pensa ai diritti delle persone omosessuali che aderiscono a questi incontri? Perché è possibile additarle come persone "che hanno perduto la retta via", che non hanno scelto, che sono state plagiate, manipolate, e vanno salvate e riportate alla ragione? Non sono in realtà proprio loro i soggetti più fragili di questa vicenda? E non hanno il diritto di rimanere alle loro riunioni, e di chiamarle terapia se vogliono?
Immagino che gli autori omosessuali della lettera, se scrivono qui, siano cristiani, come me, eterosessuale. E che quindi ci possiamo incontrare su un terreno comune molto più potente di tutto ciò che purtroppo ci potrebbe dividere. Vorrei chiedere a entrambi, Andrea e il suo compagno, di cui non trovo il nome, di non cadere nella trappola che purtroppo Benigni si è prestato a tendere. Io credo che ognuno debba difendere il diritto di due persone dello stesso sesso a scegliersi e vivere insieme un'unione stabile e riconosciuta, esattamente come ognuno debba difendere il diritto di una persona omosessuale a scegliere il gruppo in questione e definirlo terapia riparativa.
Se questo secondo diritto non viene tutelato esattamente come il primo, se si organizzano manifestazioni per impedire la riunione a Brescia, a me sembra che sia giusto in nome di uno stato laico, ma soprattutto in nome del Vangelo, difendere immediatamente i soggetti più deboli.
La psicanalisi freudiana, di cui sono appassionata, propone la sua spiegazione ma non impedisce a nessuno di vivere nel modo che ritiene migliore. Nel proporre la sua soluzione, la psicanalisi non definisce affatto il confine tra salute e malattia, perché la spiegazione del mondo che ci offre è complessa, non è mai semplice. Mi sembra che quando si cerca di esaurire la realtà in ricette semplici, per le quali i genitori possono stare "tranquilli" e le persone possono "accettarsi completamente" si rischia di fare violenza su chi ha deciso invece di ribaltare tutto nella sua vita, di mettere in crisi se stesso e la sua famiglia, di capovolgere idee che sembravano certezze acquisite. Perché no, perché non è legittima questa decisione? In nome di che cosa?
Leggendo la vostra lettera qui, ho pensato che scriveste in nome del Vangelo, e per questo ho voluto rispondervi, solo per questo: perché so che se siamo cristiani le mie parole non sono offese, ma vengono accolte per costruire. La mia intenzione è questa, diversamente non avrei scritto. Io abito a Brescia, e il pomeriggio in cui si è tenuta la manifestazione contro quell'incontro già previsto, che ha dovuto essere spostato in un luogo "segreto" per evitare altri tentativi di blolccarlo, ho sentito che accadeva nella mia città un fatto di violenza intollerabile. Credo sia proprio per questo che ho sentito l'impulso a scrivere immediatamente. Si tratta di una visione differente della realtà, nata in America, proprio in nome del diritto di ognuno ad esprimersi. Perché volerla negare?
Mi dispiace, perché senz'altro c'è molta polemica nelle mie parole, ma trovare su questo blog cristiano una lettera come la vostra, che pare aver già risolto la realtà in due o tre pennellate, magari grige, mi ha riportata a quel pomeriggio in cui è stata impedita la riunione. Me ne scuso, ma era più forte di me: mi pare che si fraintenda il Vangelo in qualsiasi caso si cerchi di impedire a chiunque, eterosessuale o omosessuale, di spalancare un interrogativo, di mostrare un dolore, un enigma, un non senso, e di cercare le proprie vie, giuste, sbagliate, non sappiamo, ma le proprie, particolari, libere, per trovare risposte.
Grazie di cuore per l'attenzione: spero che dalle parole, confuse, venga semplicemente il mio invito a pensare insieme.

Carlo

Cara Maria, accolgo molto volentieri il tuo invito a pensare.
Ti scrivo della mia esperienza.
La cosa che più mi ha ferito nella vita è quello di sentirmi deriso, denigrato, sminuito per ciò che sono intimamente.
Ho passato anni a credere che io non sapevo amare, che non potevo amare. Per anni ho avuto delle relazioni profonde e stabili con delle ragazze ma in me rodeva questo tarlo di non sapere amare. E mi sentivo svuotato e inutile.
Ho vissuto una profonda e lunga esperienza di fede che mi ha permesso di conoscere il Dio di Gesù, il Dio della Misericordia e dell'Amore, che "può far nascere i figli d'Abramo dalle pietre". E ho conosciuto il mio compagno, di cammino e di vita, un vero dono di Dio.
Perché sminuire l'amore che vivo con e per Innocenzo?
Perché devo sempre giustificare l'amore che provo per lui?
Perché devo nasconderlo?

Ti chiedo se ti è mai capitato di dover rispondere a queste domande?
Ti sono mai state poste domande così, riferite al tuo fidanzato?
Se sì, capirai com'è umiliante.
Se no, credimi, non è per niente piacevole.

Grazie dell'ascolto.

Daniela

Io penso che il tranello più grande nel quale sono caduti tanti l'abbia teso il cantante che, con un'operazione di puro marketing ha fatto parlare di sè e della sua canzone. Nè l'uno nè l'altra meritano il minimo di considerazione, ma pare che per vendere tutto sia lecito. Lasciar cadere la provocazione avrebbe vanificato la strategia dei discografi, come sarebbe stato giusto; raccoglierla, al contrario ha consentito di portare in eurovisione una questione importante che ha sottolineato, se mai ce ne fosse stato bisogno, l'arretratezza culturale e la povertà di spirito del nostro paese.
Se provassimo a guardare il cuore di chi ci sta di fronte, invece che sbirciare sotto le sue lenzuola?
Se provassimo a sentirci tutti uguali davanti a Dio e davanti agli uomini, per il solo fatto che abbiamo nell'anima la stessa scintilla divina, la stessa possibilità di aprirci al trascendente, lo stesso cuore per di amare, soffrire e scegliere?
Se cominciassimo ad insegnare ai nostri bambini, fin da piccoli, a non utilizzare frasi o termini di scherno? Se spiegassimo loro che "Luca è Luca" e basta e che non ci importa proprio niente se è gay o se non lo è?
Se abolissimo odiose distinzioni e terminologie vecchie e ci sentissimo veramente tutti sulla stessa barca, compagni di uno stesso viaggio, bisognosi delle nostre complessità e delle nostre differenze?
Daniela

chrisarr

L’argomento omosessualità - fede - discriminazione mi interessa moltissimo. Non tanto per la problematica sessuale, psicologica ed affettiva, quanto per la questione della fede e della discriminazione.

Il pregiudizio, la discriminazione, la negazione nei loro confronti di diritti di cui altri cittadini invece godono; la netta presa di posizione di alcune chiese, come quella cattolica, diverse pentecostali e battiste americane che, con motivazioni magari formulate diversamente, tutte comunque negano legittimità all’omosessualità; tutto questo mi coinvolge, in quanto cittadino e credente, pur non vivendo in prima persona, sulla mia pelle, questa problematica.

La mia sarà una posizione eterodossa (sono cristiano, ma non cattolico), ma la mia riflessione parte dal fatto che di fronte al Signore siamo tutti peccatori, in egual misura. Salto a pié pari i riferimenti cattolici alla presunta “legge naturale” (divagherei troppo dal discorso…) Le chiusure, almeno a livello evangelico, iniziano dalla netta condanna biblica dell’omosessualità, ravvisabile in più passaggi dell’Antico come del Nuovo Testamento. Dio però con condanna “solo” l’omosessualità, condanna il peccato tutto. Non capisco questo accanimento su una singola forma di peccare… Tutti noi pur ravvedendoci, pentendoci della nostra condotta, tristi per le nostre debolezze, pur vivendo la propria fede con sincerità continuiamo a peccare, in modo più o meno grave, più o meno deliberatamente, ma riponiamo comunque fiducia nella misericordia e nell’aiuto divino; non vedo perché accanirsi con maggior vigore con l’omosessualità, come se fosse un peccato più peccato di altri… Il cuore dell’evangelo è l’Amore di Dio per le sue creature, che ci chiama e che richiede una nostra risposta, più che l’amministrazione di una giustizia fatta di norme o di “conformità” ad una “legge naturale” di comodo, che nulla ha a che vedere con l’evangelo.

Dovremmo predisporre “percorsi riparatori” anche per chi ha una vita disordinata, per chi frequenta le prostitute, per chi eccede a tavola, o col bere, per chi è taccagno, egoista, ecc.ecc.ecc. e così via all’infinito. Dovremmo negare il matrimonio civile a chi ha una promiscuità di partners (anche da eterosessuali), convincere gli obesi della necessità di “riprogrammare” la propria dieta e il proprio stile di vita… perché l’obesità e la promiscuità sessuale hanno anche’esse conseguenze sociali, come l’omosessualità e come qualsiasi attività e comportamento umano… Ci perdiamo a guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, dimenticando le travi negli occhi nostri.

Proprio perché mi riconosco peccatore, proprio perché amo mia moglie, non posso non immedesimarmi con quei fratelli e quelle sorelle cui non viene riconosciuta legittimità alla propria esistenza, ai loro affetti, all’esercizio dei loro diritti… Come sarebbe atroce il contrario: mi dicessero che devo vergognarmi del mio amore per Michela, non poterla sposare perché altri non lo giudicano “naturale”, o addirittura ritengono sia dannoso socialmente… Non poterla assistere se malata in ospedale, non poterle lasciare sostentamento dopo una vita vissuta insieme… E questo perché altri “giudicano”!!!

Ora però correggo il tiro, proprio perché per qualsiasi problema trovo fuorviante un approccio determinato dalle posizioni ideologiche preconcette. E trovo che sbagli sia chi vorrebbe trattare l’omosessualità come una malattia da curare, sia chi non accetta che altri possano tentare questa strada per se stessi. Logico che, se hai trovato un equilibrio, se vivi serenamente il tuo amore, se stai bene con te stesso, non vai a cercare “percorsi riparatori” per una cosa di cui non avverti la necessità di “riparazioni”, ed anzi vedi con il fumo negli occhi qualsiasi accostamento della tua vita alla parola “patologia”. Posso comprendere invece che altri, partendo da presupposti tutti diversi , per se stessi tentino invece questa strada.

Trovo sbagliato vietare una strada perché ideologicamente contrasta i miei interessi, il mio pensiero; solo percorrendola la realtà può metterla alla prova, vagliarne l’efficiacia, la veridicità, sviscerarne i benefici e le negatività. Perciò posso dirmi tranquillamente a favore sia di una forma di riconoscimento legale delle coppie omosessuali, sia dei tentativi per chi lo richiede di “riprogrammare” il proprio orientamento sessuale.

Maria

Caro Carlo,
grazie per il tuo post, grazie... ho letto le tue parole oggi pomeriggio, e le sto ascoltando. c'è un'intensità dolce, di pace, nelle tue righe: sento la tua domanda come qualcosa che mi chiede una risposta che sia preghiera, come è la tua. vorrei aspettare sabato per rispondere, per ascoltare ancora... grazie perché è un regalo prezioso aver incontrato nelle tue parole le tua vita con il Signore.

Matteo

Se dei cristiani e vorrei tanto sperare anche catttolici, sanno trovare il terreno comune nella fecondità dell'amore disinteressato di Gesù,
veramente non c'è più giudeo, nè greco, ma tutti siamo UNO.
Grazie a questi Blog che creano comunione, allontanano le divisioni e si pongono come studio alla ricerca dell'unità e della comprensione dell'altro.
Grazie a Christian è un bel servizio di carità nella Chiesa e grazie ai blogger che si rispettano
matteo

Simone Sereni

ora vado di corsa... e invece c'è da leggere con grande attenzione e ascolto... anche io "dalle mie parti" mi sono occupato della questione... mi riservo di condividere con Carlo e gli altri se possibile qualche spunto lunedì...
grazie a matteo della segnalazione di questo blog che non conoscevo...

mario rossi

A me sta bene tutto, ma cerchiamo almeno di non insegnare che l'atto sodomitico sia un'opera virtuosa, meritoria e indulgenziata! O anche questo insegnamento della dottrina cattolica e' stato superato? Aggiornatemi!

Maria

Caro Carlo,
sono qui per te. L'unica sera tranquilla della settimana, il solo momento di riposo: se aspettassi ancora a scriverti dovrei rimandare di sette giorni, invece sento che aspetti. E sento di avere parole per dire la gratitudine che ho provato leggendo il tuo post: come una freccia scagliata diritta verso l'anima di chi legge, una freccia fatta di pena e del gravissimo pericolo della fiducia: fatta di Verità. Mentre incontravo te e il tuo compagno, nelle poche parole in cui parli di lui, improvvisamente è venuta nel ricordo una musica: Denny, la canzone di Fossati, mi pare dell'Arcangelo, sì. La più bella di tutte, mi era piaciuta così tanto due anni fa che non smettevo mai di ascoltarla. Solo più tardi ho scoperto che Denny non era una donna... Anche ora che ti scrivo la risento dentro di me, come fosse l'orlo della preghiera. Provo a pregare con te adesso, provo a rispondere... e ti ringrazio di avermi domandato di farlo, di avermi "colpita al cuore" e costretta a chiedere al Signore parole per noi.
Per dirti che innanzitutto io credo questo: chi ha incontrato il Vangelo deve fare ogni cosa perché tu possa vivere senza nasconderti, perché tu e il tuo compagno possiate essere al sicuro fuori dalla menzogna di chi deve fingere un'esistenza parallela, perché possiate promettervi il futuro davanti a tutti, essere riconosciuti e protetti nella vostra scelta di non mentire. A me sembra che solo il Vangelo possa garantire questa vostra libertà, e che solo chi l'ha incontrato abbia questa responsabilità di difendervi.

Questo non significa però che sia possibile per me difendervi senza dolore. Se ti dicessi che per me è possibile farlo serenamente ti riterrei un estraneo, uno diverso da me, la cui vita non mi riguarda. Invece non è così, perché io e te abbiamo incontrato il Signore: è grazie a Lui che piccoli segni neri in un mondo fatto di fantasmi possono diventare un incontro vero, che unisce le nostre vite: tu confessi il Signore Risorto. Ciò significa non poter dubitare che tu sei per me un compagno di viaggio, ovunque tu sia ora, e ovunque abiterai nei giorni nuovi del tempo creato per te. Mentre leggo di quando hai conosciuto Innocenzo sono felice per te, moltissimo, e insieme, come un paradosso che è necessario imparare a sostenere, sento un grande dolore. Perché io non posso non desiderare per te ciò che di più prezioso ho scoperto, il mio tesoro: amare il Signore con Gianluca, sperare che il nostro amore prenda carne in piccoli nuovi esseri che attraverso noi verranno a conoscere il Signore. Il dolore è più grande quanto più è grande il mio tesoro, e quanto più è grande l'affetto per te. Se non ti dicessi questo, tradirei la mia preghiera, ti ingannerei, mi ingannerei.

E, mi pare, toglierei valore alla mia responsabilità di fare ogni cosa che posso per difendere la tua vita di coraggio contro la finzione, per proclamare la fedeltà al mistero che tu sei, come ogni figlio del Padre del Cielo. Un mistero che nessuno può osare ridurre a spiegazioni, per cui nessuno può arrogarsi il diritto di fornire istruzioni per l'uso.

Questo stesso mistero da proteggere sta, fragilissimo, in chi tenta la strada della "terapia riparativa". Che "funzioni" o no, che sia o meno pubblicizzata da qualcuno, per interesse o meno (io non ho mai sentito la canzone!), a me pare che questa sia la scelta, estremamente sofferta, di addentrarsi lungo un sentiero diverso dal tuo in quello stesso interrogativo che tu lasci aperto.

Ecco... purtroppo per scriverti queste righe ho dovuto interrompermi a metà e poi riprendere, e ora sono così stanca che non so più bene cosa ho scritto. Spero soltanto che resti con te il mio grazie per la tua presenza, che d'un tratto scivolando tra le maglie della Rete si è stagliata chiara e sorprendente nei miei pensieri. La tua presenza davanti al Signore d'ora in poi mi accompagnerà e sarà una gioia sentirla con me. Per te e Innocenzo ogni benedizione.

Chiara

Ciao, non ho il tempo di leggere tutti i commenti seguenti al tuo post ma volevo fare alcune precisazioni dato che ho notato alcuni errori in esso contenuti.

Il testo dice: "Tale teoria è stata portata in Italia e sponsorizzata soprattutto dal Prof. Tonino Cantelmi".
In realtà, a parte le affermazioni di quel giornalista che scrisse l'articolo su liberazione non esiste nessuna prova. Ma, in realtà, anche il giornalista che prove ha portato? In sintesi quanto affermato come certo nel post in realtà non lo è, anzi.

Il testo dice: "[...] protagonista un anno fa di un servizio giornalistico di Liberazione in cui un giornalista si finse gay per partecipare ai corsi appunto di Cantelmi e ne descrisse puntualmente il contenuto".
In realtà il giornalista, a ben leggere l'articolo, parla di corsi ai quali non ha mai partecipato e che, quindi, non descrive. Di nuovo vengono date per certe delle cose che non lo sono. Viene addirittura detto che sono state descritte nei dettagli.

Il testo dice: "Il Codice Deontologico, infatti, prevede che "lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona"".
In realtà nel Codice Deontologico degli Psicologi Italiani non è ASSOLUTAMENTE presente tale affermazione. Inoltre non esistono documenti ufficiali degli Ordini Italiani riguardo la terapia riparativa. A parte alcune affermazioni di esponenti (a volte anche importanti) degli Ordini Professionali, nessuna commissione si è MAI riunita per approvare un documento che, pertanto, NON ESISTE. Le affermazioni dei singoli rappresentanti degli Ordini Professionali NON HANNO valore vincolante!

Il testo dice: "Non esistono però studi sufficienti a comprovare l'effettiva uscita dall'omosessualità [...] i pochi esistenti sono stati contestati nel loro metodo di indagine e ritenuti non scientifici".
In realtà ci sono studi, l'ultimo dei quali effettuato da Yarhouse e Jones e pubblicato nel 2007 in un libro di 400 pagine, che sono piuttosto attendibili. Esistono inoltre vari studi che descrivono come l'orientamento sessuale, senza bisogno di terapie, sia fluido e, quindi, soggetto a cambiare nel tempo in funzione dei determiante variabili e circostanze. Inoltre gli studi che dimostrano i danni delle terapie riparative hanno gli stessi errori metodologici degli studi che ne dimostrano i risultati positivi. Questo vuol dire che o li consideriamo entrambi validi, o entrambi non attendibili.

Chiara

Ah, un'ultima riflessione che mi è venuta in mente pensando al tuo post.
Per quanto riguarda l'Orientamento Sessuale Egodistonico, disturbo presente in forme diverse nei principali manuali diagnostici internazionali, i professionisti più accreditati (omosessuali e non, religiosi e non) considerano diverse opzioni sia per la sua origine che per la terapia.

E così non è detto che dipenda sempre e solo da omofobia interiorizzata, e non è detto che la persona debba obbligatoriamente identificarsi come gay e vivere la propria omosessualità.

Le persone e la psicoterapia (quella senza etichette tipo "affermativa" o "riparativa", quella portata avanti da professionisti competenti) sono molto più complesse di quanto è emerso in Italia, negli ultimi 2 anni, nei dibattiti riguardo l'omosessualità.

il moralista

bene... non aggiungo troppe note al già lungo dibattito (sul mio blog se ne è aperto uno analogo), ma come promesso, ritorno almeno per una nota su uno dei punti sottolineati nella lettera iniziale: la questione omosessualità naturale/opzionale... sono sorpreso, perché un bel pezzo di mondo gay mi sembra abbia fatto bandiera della cosiddetta "libertà di scelta"... cioè, "scopro di essere gay, scelgo di essere gay"... cosa che - come tutte le ideologizzazioni - ha le sue gravi ripercussioni anche sugli stessi omosessuali (Carlo, se vuoi e puoi, aiutami).

Temo ci siano delle cose che (e l'omossesualità non c'entra, se volete) noi tutti facciamo fatica ad accettare... tipo il pervicace e a volte insano rapporto con le nostre famiglie di origine che ci impedisce di entrare, di buttarci nella NOSTRA vita, amando e rischiando l'altro, il diverso da noi... si chiama libertà.

io l'ho scoperto quando mi sono buttato nel matrimonio con mia moglie (e non ero gay...)... credo che Povia nella canzone parli soprattutto di questo.

persona cattolica

"scopro di essere gay, scelgo di essere gay"... cosa che - come tutte le ideologizzazioni - ha le sue gravi ripercussioni anche sugli stessi omosessuali

Ideologizzazioni?
scoprirsi gay?
scegliere di essere gay?

Con tutte le difficoltà del mondo ad essere gay ed emarginato in un ghetto, io sarei così menagramo e imbecille da scegliere di essere gay per essere rifiutato da tutti, additato da tutti come diverso, frocio etc. di queste carinerie?

Ma veramente se uno potesse scegliere sarebbe gay?

Forse questo se lo potrebbe permettere un bisessuale e anche qui va vista la prevalenza del suo personale orientamento.

Ma un gay che sceglie fa solo ridere.

Nessuno sceglie volontariamente di essere crocifisso,
sembra che lo abbia fatto soltanto uno
e altri martiri che lo hanno seguito.

Ma non per l'orientamento sessuale.
Per favore!

Non solo uno si ritrova ad essere gay, ma deve anche sentirsi in colpa come se l'avesse scelto e rimanere senza un futuro?

Ma non diamo di testa!

Ideologia è costringere gli altri ad essere quello che non sono, ad amare chi non amano,
è costringere gli altri a pensare e dire quello che non pensano.

Moralista, io credo che di Povia non hai capito assolutamente di cosa parlasse la canzone.

Simone Sereni

cara persona cattolica, mi sa che non hai capito tu cosa ho scritto... colpa mia... sarebbe il mio mestiere scrivere e farmi capire.

Io alludevo a quel pezzo di mondo gay che propugna il valore della "libertà di scelta", nè fa una bandiera... non sono io che dico che l'omosessualità è solo una questione di scelta... lo dicono diversi omosessuali "militanti", non io.
In questo senso mi riferivo al rischio delle ideologizzazioni-boomerang, come il tuo stesso sfogo dimostra...

Sul fatto che non c'è nessuno che volontariamente sceglierebbe di essere un crocifisso (o una minoranza)... beh, visto che sono "persona cattolica" anche io... ho le mie riserve, avendo fatto un paio di conti col Crocifisso qualche volta... anche se capisco cosa vuoi dire.

Per quanto mi riguarda non ho proprio intenzione di costringere nessuno a nulla. Mi piacerebbe parlare su argomenti precisi. E per adesso evidentemente non sono riuscito a far capire i miei.

ps. una canzone non ha un solo significato... come non lo ha un testo letterario, se si può fare il paragone. Spesso è uno specchio: ci vediamo quel siamo o sentiamo nel momento in cui l'ascoltiamo.

p.cattolica

2009
Un confronto è fatto tra persone che usano l’intelligenza e non i pregiudizi.
Militante, è quando si lotta per aver riconosciuto il diritto ad avere una esistenza dignitosa e umana, il rispetto umano dagli altri, cittadinanza e pari dignità, non è lotta per scegliere!!
E’ accaduto per gli ebrei, per i neri, per le donne, ma finisce qui?
Non so in quale cittadina uggiosa si vedano gruppi di militanti gay urlare il diritto di scegliere di essere gay.
Io non ne ho visti.
Ci si riunisce per gridare al mondo il diritto ad essere se stessi, senza menzogne e senza ipocrisie.
Se questo è essere militante, ben venga.
Ci sono eccessi di immagini dimostrative? E’ umano che accada.
Che un testo letterario possa suscitare diverse sensazioni, emozioni, comprensioni, è parte della libertà della persona.
Quando la domenica vado alla s. messa ho il mio compagno da una vita al fianco, ma non abbiamo bisogno di urlarlo a nessuno, dopo tanti anni c’è chi lo ha capito e non si sogna di additarci.
Spesso ci ritroviamo con altre coppie come noi, in una parrocchia, volendo offrire e vivere il nostro essere in comunione.
Tante volte mi sono sentito in croce per quel che non avevo scelto, ora posso guardare alla Croce, pienamente consapevole di aver accolto la verità di me stesso e aver smesso di lottare per quell’immagine che io volevo dare agli altri.

Simone Sereni

i pregiudizi sono misteriosi: alcuni sono palesi e altri sono celati dietro parole talvolta mal-usate come "libertà" (quale?), "tolleranza" etc etc.

L'intelligenza è ancora più misteriosa (quella dei neuroni o quella del cuore? quanta di quella e quanta di questa?), e quindi accetto l'idea che potrei averne poca.

Se mi conoscessi, scopriresti che non addito nessuno. Se mi conoscessi sapresti che io ho conosciuto benino chiese e ambienti (a Roma, non a Frittole: sarebbe impossibile, come sai meglio di me) dove gli omosessuali cattolici si riuniscono. Se no, non mi sarei esposto su questo tema.

Bene (per tutti) fate o fareste a frequentare la messa parrocchiale. Aiuta l'incontro e la comprensione reciproca tra questi mondi mssi malamente in contrapposizione (eterosessuali e omosessuali? bigotti e liberal? mah)

Credo che su questo tema - che per tanti è davvero doloroso - abbiamo detto fin troppo "a distanza". Colpa mia.

Resto delle mie idee su un paio di questioni. Quelle che credo non siano pregiudizi. Ci sono storie di persone, rappresentative come può esserlo la tua, che lo dicono.

Grazie del confronto.

p. cattolica

Per quanto ne so il Vaticano vieta con tanto di documenti che ci siano istituzioni cattoliche che diano ambienti a incontri per pastorale anche verso persone omosessuali, e che proprio a Roma ve ne siano, mi pare una strana contraddizione.
Mondi in contrapposizione, sono solo nella testa di persone generalmente non informate. Visto che vivi a Roma, quante migliaia di volte ti saranno passate vicino persone che non avevano etichette sulla fronte, in chiesa, sul lavoro o magari tra gli amici o parenti, dove nella maggior parte dei casi per noi la discrezione è d’obbligo per non farci ferire. Vedo che sono due volte che intervieni “incolpandoti” di qualche cosa, di cui non trovo il senso. Perchè dovresti avere una colpa, se in fondo il messaggio che generalmente si vuole far passare, e viene instillato nella cervice di ogni essere vivente è che chi è diverso da te è perciò stesso incomprensibile, e forse si mette nelle condizioni di essere incomprensibile?
Il famoso gioco che chi è vittima, in fondo se l’è cercata…..
Quindi la vittima è anche il carnefice di se stesso.
Spero, che al di là dei soliti clichè, tu possa conoscere delle normali persone che vivono anche altri orientamenti non-scelti, scopriresti che la loro normalità è come la tua normalità.
La maggioranza dei miei amici per anni mai aveva immaginato che io ero gay, quando finalmente l’ho accettato in me stesso, e ho presentato anche il mio compagno, si sono resi conto che quella persona normale che conoscevano, rimaneva normale. Per me è stato bello.
Ne sono grato al Signore, per il coraggio datomi e per l’amicizia di coloro che mi sono vicini.
Ovviamente grazie per la tua disponibilità

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