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13/11/08

Commenti

spsl

Archivi Nuovi documenti provano le compiacenze della Santa Sede verso la politica di Mussolini in Etiopia
Pio XI e quel razzismo d'Africa
Nel '37 appoggiò la legge che vietava i rapporti fra italiani e «faccette nere»
La «Giornata della Fede» è rimasta a lungo iscritta non soltanto nelle memorie, ma anche sui corpi (sulle mani) degli italiani. Il 18 dicembre 1935, in risposta alle sanzioni decretate contro il regime di Mussolini dalla Società delle Nazioni per l'invasione dell'Etiopia, le coppie d'Italia furono chiamate a sostenere lo sforzo bellico del fascismo donando «oro alla patria»: contribuendo alle spese di guerra attraverso l'offerta degli anelli nuziali. Fu un gigantesco rituale di massa, celebrato a Roma come nel più minuscolo comune del Regno. Nella sola capitale, oltre centomila fedi d'oro vennero deposte sull'Altare della Patria da brave donne italiane — per prime, la regina Elena e donna Rachele — che orgogliosamente si misero al dito, in cambio, fedi d'acciaio. La Chiesa cattolica collaborò attivamente alla raccolta dell'oro. Con lettere pastorali, omelie, fogli diocesani, gran parte del clero fece propri gli slogan della pubblicistica di regime. Già il 4 dicembre, con due settimane di anticipo sulla Giornata della Fede, Mussolini poté ordinare ai prefetti di esprimere ai vescovi di ogni provincia la piena soddisfazione del governo fascista.

Il sostegno della Chiesa riuscì allora tanto più utile al regime in quanto la vera nuziale, per la maggioranza degli italiani, era anzitutto un segnacolo religioso: valeva da promemoria del patto matrimoniale stretto dalla coppia presso un altare, era il materico simbolo di un sacramento. Se il mondo cattolico poté aderire massicciamente alla guerra di Mussolini in Africa, fu anche perché l'impresa d'Etiopia traduceva il mito fascista della romanità nei codici di una cultura missionaria. I soldati del Littorio promettevano di consegnare la fede romana a popoli semibarbari: la «crociata» in Abissinia veniva combattuta affinché trionfassero, insieme, le ragioni imperiali del fascismo e quelle universali del cattolicesimo. Nondimeno, gli storici più avvertiti hanno iniziato da qualche tempo — sulla scorta dei documenti d'archivio relativi al papato di Pio XI, accessibili dal 2006 — a sfumare l'immagine troppo nitida e netta di una Chiesa compattamente schierata dietro le legioni del Duce. In particolare gli studi di Lucia Ceci, docente di Storia contemporanea all'università di Roma Tor Vergata, hanno documentato sforzi notevoli della Santa Sede, e di Pio XI in persona, per fermare la macchina bellica di Mussolini. Alla vigilia della dichiarazione di guerra, Pio XI aveva preparato una lettera privata per il Duce dove gli chiedeva, in sostanza, di rinunciare all'invasione dell'Etiopia.

Papa Ratti aveva poi deciso di non inoltrare la missiva, ma fino all'ultimo aveva fatto pressioni su Mussolini «per non mettere l'Italia in stato di peccato mortale». Né le gerarchie vaticane tacquero del tutto a mobilitazione avvenuta, dopo il fatidico discorso mussoliniano del 2 ottobre 1935. Estensore materiale della bozza di lettera di Pio XI al Duce, monsignor Domenico Tardini affidò a un documento riservato per il papa l'espressione del proprio disgusto nei confronti del «clero esaltato e guerrafondaio». Mentre la Segreteria di Stato diffuse, il 30 novembre, precise istruzioni «da impartire verbalmente ai vescovi d'Italia»: durante la Giornata della Fede, si limitassero i vescovi al campo della preghiera, badando di «non esprimere giudizi sul diritto e la giustizia dell'impresa abissina». Ora che conosciamo meglio il travaglio della Chiesa di Pio XI a fronte dell'avventura imperiale di Mussolini, a maggior ragione restiamo colpiti da nuovi documenti inediti che Lucia Ceci ha rinvenuto nell'Archivio segreto vaticano e che saranno da lei presentati, in questi giorni, a un convegno della Fondazione Salvatorelli.

Sono materiali più tardi, relativi all'estate del 1937: quando ormai da un anno si è consumata la presa militare di Addis Abeba, ed è stato proclamato un impero del quale Pio XI (a dispetto delle tormentate sue iniziative diplomatiche del '35) ha creduto bene di rallegrarsi pubblicamente. Dopo il disordine della guerra, in Africa orientale italiana è venuto il momento di fare ordine. Ed è venuto il momento di farlo a partire dalle alcove, dove troppi soldati e troppi coloni si consolano della distanza da casa fra le braccia amorevoli di qualche «faccetta nera». In Africa orientale italiana è suonata, insomma, l'ora di una legislazione sulla razza. Dietro impulso del ministro delle Colonie, Alessandro Lessona, il regime ha appena introdotto la «legge sul madamato», che punisce con la reclusione da uno a cinque anni il concubinato di un cittadino italiano con «una persona suddita dell'Africa orientale». Adesso — siamo ai primi d'agosto del '37 — il ministro Lessona sta chiedendo al nunzio vaticano in Italia, Francesco Borgongini Duca, un appoggio diretto della Santa Sede alla legislazione razziale, per scongiurare il rischio concreto di una proliferazione dei meticci. Infatti, «disgraziatamente», i figli nati dall'amplesso di uomini bianchi con donne nere «portano sommati i difetti e non i pregi delle due razze».

Perciò l'Italia fascista invoca il contributo della Chiesa cattolica nel «dissuadere unioni tra persone di diversa razza»: «appunto per evitare le nascite dei mulatti, che sono dei degenerati». Risalendo per via gerarchica, la richiesta di Lessona approda sulla scrivania di Pio XI, che sollecita un avviso del cardinale Domenico Jorio, prefetto della Congregazione dei sacramenti. E il 24 agosto 1937, il cardinale Jorio mette per iscritto, all'attenzione di Papa Ratti, un parere sconcertante rispetto al senso comune della morale cattolica. Sì, «a mezzo dei Missionari», la Chiesa avrebbe effettivamente potuto, anzi avrebbe dovuto collaborare — «nei giusti limiti» del diritto canonico — alla campagna per la «sanità della razza». Le «ibride unioni» andavano impedite «per i saggi motivi igienico-sociali intesi dallo Stato»: «la sconvenienza di un coniugio fra un bianco e un negro», e «le accresciute deficienze morali nel carattere della prole nascitura». Segue l'approvazione papale del documento firmato dal cardinale Jorio, trasmesso alla nunziatura d'Italia già il 31 agosto di quel 1937: per la gioia del ministro Lessona, «lieto delle sagge disposizioni della Santa Sede». Spolverata dagli archivi vaticani grazie alle fondamentali ricerche di Lucia Ceci, questa non è che una pagina fra le tante, nell'alterna vicenda del rapporto fra il Vaticano degli anni Trenta e i regimi razzisti. Ma è una pagina che avremmo preferito non leggere.

Sergio Luzzatto
05 novembre 2008(ultima modifica: 11 novembre 2008)

spsl

Ho dimenticato di citare la fonte da dove ho tratto la notizia: "Corriere della Sera.it" del 5 Novembre 2008.
www.corriere.it/cultura/08_novembre_05/pio_xi_razzismo_africa_a41cd658-aaef-11dd-8f4b-00144f02aabc.shtml

demata

Il razzismo è idiota, ma le diversità tra i popoli vanno conosciute, capite, avvicinate.

Non fuse.
Il Mondialismo, per usare un termine utilizzato dal Vaticano, non è un gran bel fenomeno.
Materialistico, sincretico, spersonalizzato o cosa sia, non migliora la nostra condizione di Umani.

Manlio Tummolo

E' dai tempi di Senofane che sappiamo che DIO, in quanto Principio Creatore e Motore della Realtà, non è né bianco, né nero. Non ha il naso camuso, ma neppure il naso. La distanza tra l'uomo, in quanto corporeo, ed un virus è meno rilevante che tra l'uomo e DIO. Noi uomini non solo pretendiamo di essere simili a DIO, e lo dipingiamo a nostro piacimento, ma arriviamo - negandolo - a identificarci con DIO. Solo l'anima, la coscienza razionale e morale dell'uomo è, in certa misura, un'immagine tenue di DIO. Ora non è DIO a doversi avvicinare agli uomini, ma sono gli uomini che devono avvicinarsi a DIO, superando i miti, le pretese rivelazioni, i "GOTT MIT UNS", per dire invece "WIR MIT GOTT" (non "Dio è con noi, ma noi siamo con Dio". Il compito dell'uomo è quello di realizzare la maggior parte di Verità (Pensiero, Volontà ed Azione di DIO) nel proprio piccolo, minimo mondo. Non va mai dimenticato che tale Volontà di DIO si proietta non semplicemente su un piccolo pianeta, ma nell'intero ed infinito Universo. Qui è la fondamentale differenza tra religioni pretese rivelate e la religione naturale, razionale, dell'Umanità e del Progresso, così come definita tra XVIII e XIX secolo (per poi quasi sparire nel XX...) .

lorenzo

salve sono lorenzo e volevo invitarvi a visitare menorifiuti.org e scrivere il vostro impegno per la settimana dei rifiuti. grazie a presto

nico freccero

Certo valutare il razzismo attraverso la teologia, può senza dubbio essere interessante, ma esclude chi di teologia non ne vuole sapere per niente. Io ho una discreta conoscenza delle varie religioni, ma non credo affatto alla creazione dell'uomo in un modo biblico o divino. Voglio credere alla scienza prima di tutto e nella scienza si trovano i veri motivi che vanno contro ad ogni forma di razzismo...dire che l'uomo E`fatto ad immagine e somiglianza di Un Dio, qualsiasi esso sia...e preservare il razzismo, non combatterlo. Riportandoci alla Bibbia ad esempio ci si trova già una chiara distinzione delle Razze con Sem,Cam e Jafet. Vedere come Caino viene descritto détermina già una identificazione con il male ,quindi una condanna di un "tipo" di essere umano che non sa integrarsi. Poi la descrizione dei farisei come nemci di Cristo e perseguitori, trasformano la Razza ebera in "assassini di Cristo" e permettono nei secoli i podrom e l'odio verso la gente ebraica..Troppo facile oggi parlare di "siamo tutti figli di Dio" e dimenticare che in Vaticano esisteva fino al tardo 1900 una "crociata contro gli ebrei" e la definizione " che essere Ebreo equivale ad essere
chi uccise Cristo.
Se poi si arriva al parossismo di volere santificare un Papa, un vero ignavo, che pur sapendo cosa accadeva nella Germania Nazista,pur conscio di come Hitler la pensasse sulle diverse razze umane, rimaneva comunque molto legato da simpatie e contatti con la Germania del tempo.
Se invece di cercare metodi antirazzisti nelle diverse teorie ´teologiche, si cercasse il valore VERO dell'uomo da un punto umanistico e sociale , forse si risolverebbe tale miserabile problema.
Più cultura ed istruzione forse farebbe capire che siamo esseri umani con molti punti in comune, che ci rendono uguali, sia nelle nostre qualità come nei nostri difetti.
una parola che non si dovrebbe mai usare è Tolleranza, tollerare cosa?
Rispettare si ,ma dire ti tollero, non vuol affatto dire ti rispetto, a volte ha un significato "razzista" perchè dietro tale parola /verbo si cela "io sono meglio di te , ma ti accetto come purtroppo tu sei, perchè ti reputo inferiore... e da li nasce il razzismo!

AIELLO ITALICO

Razzismo e xenofobia vengono additati di continuo ormai ad ogni tentativo di difesa dei propri diritti acquisiti (cittadinanza e nazionalità), laicità, quiete pubblica, perfino riguardo la peculiarità dei prodotti tipici locali...
Un scusante, quindi, strumentalizzata da giornali e TV di questo paese, che ne fa bandiera pur di non farsi escludere dal circo ipocrita dei governanti e dai lauti guadagni o sperperi di denaro pubblico che ne derivano.
Quanti personaggi di potere meschini e traditori si sognerebbe mai di schierarsi?
Nessuno, come nessuno poi si ricorda di coloro che ogni giorno capitano sotto le violenze di ogni genere che scaturiscono da parte degli stranieri, delle minoranze religiose e culture straniere che entrano tranquillamente in Italia: dai prodotti economici copiati alle violenze fisiche terminanti con omicidi barbari dai particolari raccapriccianti (e come non se ne vedevano dagli inizi del secolo scorso).
Persino Berlusconi fa guerra a tradimento con un dittatore (Saddam) ma poi si accordato con un altro (il dittatore Gheddafi) che ci ha sparato missili su Lampedusa e ucciso decine di pescatori siciliani, e che oggi preferisce mandargli immigrati perchè ne incassa le tangenti d'uscita e gli fornisce soldi a palate per Mediaset...
Il punto ora è resistere!
Non si deve svilire ancor di più l'elemento sociale coesivo di tanti valori e identità diffusesi qui già da secoli, mascherandolo con uno spirito democratico distorto, dove si vuol inculcare che 'siamo tutti uguali' ma che poi a perdere, subendo le maggiori conseguenze, è sempre solo il singolo italiano malcapitato (che inutilmente cerca giustizia, che in effetti ha tutto da perdere qui).
In nome di cosa quindi si dovrebbe continuare con tutto questo permessivismo e tolleranza, lasciandoci intossicare dalle accuse di antisemitismo, terrorismo, e xenofobia?
Per lasciare il nostro Paese, così, ai primi imbecilli venuti da fuori?
Non bastavano quelli di dentro...

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