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25/11/08

Commenti

Daniela

Grazie per la sintesi.
Apprezzo particolarmente l'intervento di Mancuso.
Daniela

mica

Trovo contradditoria l'affermazione che il dialogo fra religioni è velleitario mentre non lo è quello interculturale.
Perché cosa sono le religioni se non inculturazioni di una fede? Anzi, spesso sono più l'espressione di una cultura millenaria sedimenatata che la manifestazione storica di una fede. Secondo me prima le varie religioni dovrebbero "sculturalizzarsi", tornare all'essenziale del loro contenuto; quindi, alleggerite dagli orpelli anche troppo umani, confrontarsi. Insomma, un dialogo tra fedi, non tra religioni. E non necessariamente per trovare una sintesi o un comune denominatore.
Ma qualora lo si trovasse... meglio.

beta

Il papa facendo sue le tesi di Pera (ateo devoto) dichiara che "un dialogo interreligioso nel senso stretto della parolanon è possibile...." Questa affermazione è in contrasto con quanto afferma il Concilio V.II che afferma " Essa (la Chiesa)perciò esorta i suoi figli affinchè, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni...riconoscano, conservinoe facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in esse." Ulteriori riferimenti conciliari sul dialogo interreligioso si trovano in Gaudium et spes, dignitatis humanae, ad gentes, e altri. Ora se è vero che il Concilio Vat. II è magistero straordinario e quindi vincolante per la coscienza e la fede la conclusione è che il primo "relativista è proprio il papa Benedetto".

Giosal

Trovo la materia complessa, ma anche speciosa.
Nell’accezione comune, essere religiosi mi sembra significhi credere in un MODELLO di DIO, inclusi vari riti e corollari. Così il DIO dei Cristiani è, sì, “Unico”, ma è anche “Trino” e con il corollario dei Santi; che sono, poi, le entità veramente adorate e riverite dalla gente. (Dunque, popolarmente parlando, il modo di credere in “Dio” da parte di molti cristiani non si discosta di molto dai vecchi modelli idolatrici)

Per i religiosi Monoteisti DIO è Unico, ma ognuno vi crede a modo suo, possibilmente in modo ben distinto dagli altri!
Così è un atto di fede quello professato da un cattolico che crede nell’infallibilità del papa. È un atto di fede quello di un evangelico che vede il papa (nei confronti di Dio) uguale a tutti gli altri esseri umani.
È un atto di fede quello dell’islamico che crede di dover combattere, anche violentemente, contro un infedele (rispetto al suo credo). È un atto di fede la decisione della giovane palestinese che si suicida in mezzo a una folla di ragazzi israeliani per punirli della loro “infedeltà”, andando così in paradiso. È un atto di fede quello di un ebreo che crede di appartenere a un popolo per il quale Dio ha uno speciale riguardo. È un atto di fede, solo dei cristiani, credere che Dio a un certo punto abbia staccato una parte di Sé per inviarla sulla terra sotto forma di Uomo facendolo nascere da Donna umana e vergine.
Sono atti di fede diversi i credi delle sei confessioni cristiane di monaci che a Gerusalemme custodiscono la Chiesa del Santo Sepolcro: tanto diversi che, spesso, i monaci se le danno tra loro di santa ragione!

E poiché un atto di fede è concetto irrazionale, non c’è ragionamento che possa correggerlo (l’opposto sarebbe una sorta di ossimoro)!

Tutto diverso dal mio agnosticismo: credo in un Dio i cui disegni sono imperscrutabili da ogni uomo; ma che ci ha posto su questa terra, casa di tutti, dandoci un cervello da usare per rispettarci e trovarci d’accordo. Pìù oltre non riesco ad andare, anche perché ogni tentativo di “definire” la Divinità, o racchiuderla in una “rivelazione”, è una Sua limitazione e un pensiero di superbia da parte nostra.

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