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« Contro il dolore | Principale | Un papa può essere santo? »

09/10/08

Commenti

Daniele

Prima di tutto, sono lusingato dall'aver offerto motivo di riflessione al nostro ottimo anfitrione telematico e poi, ovviamente, le prospettive che ho evocato nel mio commento precedente non sono e non possono essere né a breve termine né a corta gittata. Sono tentativi di ripensare la nostra economia in modo piuttosto radicale e quindi necessitano di tempi lunghi per, se mai accadrà, essere realizzati. Allo stesso tempo, questi tentativi, o altri che possono essere pensati, non sono rimandabili all'infinito perché il disastro ambientale e umano, che questo modo di intendere l'economia produce, rischia di diventare, in tempi non lunghissimi, pressoché irreversibile. E allora, ben vengano tutte quelle misure che possono ora attenuare gli effetti della crisi attualmente in corso, ma è altrettanto importante ripensare in una prospettiva più ampia il ruolo dell'economia, il rapporto con il lavoro e quello con le cose, e soprattutto con quella "cosa" strana" che è il denaro, rapporto di cui non possiamo fare a meno ma che neppure può continuare a essere quello che in quest'ultimo secolo ha segnato la vita di tutti noi.

Alberto Cristofano

Non metto in dubbio l'esistenza di un dibattito teologico (o come altro può chiamarsi) sull'uso dei soldi e sulla moralità del mondo della finanza.
Ma la memoria è spesso più forte delle discussioni. Caso Ambrosiano, ad esempio. Con anche le più tragiche ipotesi legate alla scomparsa di papa Giovanni Paolo I.
Ma per credere che anche la Chiesa di Roma e di tutte le diocesi italiane non sia legata nel bene e nel male al mondo degli affari, non bastano certo le sante parole di un papa, sulle quali oggi ha detto già molte cose giuste ne "La Stampa" la scrittrice Barbara Spinelli.
Conosciamo tutti i retroscena di certe scelte urbanistiche dettate soltanto dal bisogno di fare vendere alla diocesi locali dei terreni donati un tempo alla Chiesa di Pietro (alla Chiesa dei poveri, ai quali anticamente erano destinate le "decime"), ma quei soldi non sono mai finiti ai poveri.
Un caro amico sacerdote mi diceva: noi preti non abbiamo nulla, ma non ci manca niente.
Dietro la sua battuta c'è l'amara verità, c'è quella che i preti dell'Ottocento chiamavano "la merda del diavolo". Come in quella scena del film sul Passatore, trasmesso dalla Rai molti molti anni fa. Il vecchio parroco disprezzava i soldi quando si trattava di quelli altrui, ma alla fine s'infuriò quando a rimetterci fu lui.
I soldi non servono soltanto a speculare, ma a vivere. Questo il papa attuale non l'ha detto. Volutamente. Perché di affari si occupano altri cardinali, non il sommo pontefice. La Chiesa così può predicare bene e razzolare male. Senza scandalo. Ma è necessario che gli scandali succedano c'insegna (ci insegnava?) il Vangelo.

boccacciamia

eureka!!!
ma come lo stato dventerà azionista per aiutare ste povere banche.Che fine ha fatto la privatizzazione? Il mercato? No l'IRI allo stato! No l'ENEL allo stato! No le ferrovie allo stato! No le poste allo stato. No la banca dell'agricoltura allo stato. No la banca nazionale del lavoro allo stato.Si la banca d'itaglia alle banche.Viva l'eurOPA delle banche, delle assicurazioni, degli strozzini e dei massoni! Ci hanno fregati!!!

boccacciamia

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