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08/10/08

Commenti

Daniela

Premetto che sono in generale favorevole al testamento biologico ed alla determinazione di alcune norme che disciplinino la materia delicatissima.
Premetto anche che di fronte ad un dolore così straziante come quello della famiglia di Eluana mi inchino profondamente e comprendo pienamente le ragioni del padre e, almeno in astratto (perchè poi, quando cadi dentro a situazioni così grandi, capita che vedi le cose diversamente) sento di condividerle.
Ciò premesso, c'è una cosa che mi turba: non tanto il "lasciar andare Eluana" ma il come.
Sospendere l'alimentazione e lasciarla andare così, lentamente, agonia dell'agonia.....non è il classico staccare la spina, tocca le corde profonde dell'istinto primordiale, dell'istinto animale. La disperazione assoluta e violenta di un neonato che ha fame è qualcosa di potente, come altrettanto potente è vederlo placarsi al seno della madre.
Il contrasto tra le due immagini- Eluana, vita vegetativa - e il neonato - vita dirompente- mi evidenzia che è l'atto di sospendere la nutrizione che mi crea turbamento, a prescindere dal fatto, credo pacifico, che Eluana non soffrirà nè se ne renderà conto.
E ancora. Tanto potente è dentro di me l'immagine della Parola come nutrimento, della manna dell'Esodo, del Padre che non fa mancare il pane ai suoi figli...
Forse sarebbe da preferirsi una soluzione diversa, che lasciasse andare in pace Eluana dolcemente, attivamente ......

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