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27/08/08

Commenti

chrisarr

Il tema del "malessere opaco" in un certo modo era già stato affrontato sul tuo blog tempo fa, con gli articoli “La crisi” ed “Accettazione”. Forse più che di porte aperte e di rimpianti per le alternative che non si è percorso, si tratta di porte che ormai sono chiuse, e più andiamo avanti nella vita meno porte aperte troveremo. Oggi affronti il problema come un eccesso di possibilità, come una troppa libertà che alla fine ci porta a smarrirci, ci porta a perdere la voglia ed il senso del superamento degli ostacoli. All’epoca di quei post invece si trattava del riconoscere davanti a se sempre meno strade, sempre meno possibilità di costruire qualcosa, di ritrovarsi in una situazione sempre più limitante. La miseria umana vista da due opposte posizioni: il campo progressivamente sempre più limitato delle scelte possibili, o all’opposto l’eccesso di alternative, l’assenza di confini che porta a perdere lo stimolo al superarsi. L’imbuto visto dall’imboccatura larga o dal forellino piccolo all’estremo opposto…
Questo malessere opaco è il vedere la nostra realtà come inutile, infondata, inconcludente? Il mio personale dilemma: abbandono il cattolicesimo per ritrovare in una qualsiasi altra confessione protestante le stesse incoerenze, gli stessi errori, la stessa limitatezza di visione? In termini forse diversi da quanto detto da Nietsche, è forse questo l’eterno ritorno dell’eguale? Per quanto cerco di muovermi, di spostarmi, sto nuotando sempre nello stesso specchio d’acqua, non giungendo da nessuna parte?

angelo

ciao, con tre figli adolescenti ed un fratello sacerdote giovane, il tema si pone ad ogni momento. E poi mi basterebbe guardarmi intorno. Quello che mi "prende", mi incurioscisce del fenomeno è individuare il punto di discontinuità. Perchè (banalizzo orribilmente per forzare il paragone) 60 anni fa partigiani e poi monaci (chi sa da dove scrivo coglierà il riferimento... ) e oggi lì, alla finestra? In cosa è cambiato l'uomo (il giovane)? Cosa oggi compare sul piatto della bilancia e rende conveniente ai suoi 18 anni non spendere l'unica moneta che ha in tasca, e restare indifferente al suo quotidiano deteriorarsi? Qualche mese fa avrei sintetizzato in "individualismo" la risposta, e ci credo ancora. Oggi aggiungo anche "senso di invulnerabilità", la distorta convinzione di poter giocare tutte le partite, di poter essere eternamente ripescato, la perdita del senso causa effetto nelle cose della vita. L'autoconvincersi di non avere limiti (essere perpetui, indistruttibili...) è tipicamente adolescenziale, come pensare che vivere non è così serio come dicono, che un "adulto" comparirà a fermare gli effetti concreti della realtà, a riavvolgere la pellicola consentendo di inventare un finale diverso... Se le persone incontrano la realtà (ad esempio, dire la verità ai giovani: ma è così difficile accorgersi che nessuno più parla con franchezza ai ragazzi?) la vita acquista improvvisamente peso specifico, allora scegliere e lanciarsi in quello che scalda il cuore diventa impellente.

Daniela

Io penso che l'ampliamento delle scelte possibili sia un privilegio raro di cui essere grati all'epoca in cui stiamo vivendo. Meglio avere davanti una sempre maggior consapevolezza e rischiare lo spaesamento che rimanere in un limitato orizzonte senza senso di angoscia o smarrimento.
Tra tante porte e poche chiavi e poche porte con la loro chiave(o peggio, una chiave per tutte le porte!) io scelgo la prima ipotesi.
Angoscia e smarrimento sono reazioni naturali del finito che si pone davanti all'infinito, della creatura che si apre al creatore. I grandi mistici di tutti i tempi - in oriente ed in occidente - hanno vissuto profondamente queste realtà. Mosè di fronte al roveto che non si consuma è preso da questa stessa vertigine.
La sfida è il superamento dell'inadeguatezza nella direzione della profondità e della fecondità: il rischio è di restare impaludati e prigionieri, anestetizzando il proprio malessere.
In questo scenario, per dirla con Drewermann, la presenza di Dio, il Grande Terapeuta.
E tutta la vita come via della guarigione....
Questo tempo del "malessere" è un tempo da vivere in profondità e con la massima attenzione, con gli strumenti che hanno lasciato i nostri predecessori e con la creatività, l'ingegno e l'umanità che ci derivano da questo tempo presente.
Daniela

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