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« Dio, come sei? | Principale | La coscienza pericolosa »

15/07/08

Commenti

Annalisa

Il tuo post e breve ed efficace con una parola centrale che fa sintesi di tutto: umanità.
Sono d'accordo con te, oltre ai principi, ci vuole umanità

donMo

Purtroppo, a proposito di sputare sentenze, c'è pure di peggio, caro Christian. Maria Luisa Di Pietro e Bruno Dallapiccola, presidenti dell’Associazione “Scienza & Vita”, hanno infatti definito il caso la “prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana”. Un linguaggio truculento che fa inorridire e vergognare.

Mauro

Io rimango un pò sconcertato dal fatto che la differenza la faccia la presenza di una sentenza. Ci sono "non sentenze" che creano molti più morti, come i mancati trattati di pace o gli accordi sul rispetto dell'ambiente. Perchè tanto clamore per Eluana e così poco per tutti gli altri? Perchè c'è una sentenza? E perchè se vi è tutta questa partecipazione al dolore della famiglia, non si evita di fare discussioni in questo momento e le si rimanda a quando la famiglia sarà un pò più serena e meno al centro dell'opinione pubblica?

Federico

Sono pienamente in accordo con te.
Non ho la risposta a quesiti del genere. Letteralmente mi prende la paura al pensare di dover, magari, un giorno decidere sulla vita di un mio caro. Sento che è la sfida lanciata a questo nostro tempo.
Però ho proprio la tua impressione: che in questo tempo di incertezze si vogliano affermare "grandi principi certi" e che si vogliano sovrapporre agli stessi uomini. La storia insegna che grandi disastri son sorti quando dei "valori spersonalizzati" sono stati ritenuti più importanti degli uomini.
Mi pare che un pilastro della Buona Novella di Gesù sia proprio quello di mettere l'uomo al centro e non la legge.
Io sogno una Chiesa che mi sia madre e sorella nella vita: che non preconfezioni le risposte che io devo dare nei vari casi della vita. Ma che mi educhi, che mi faccia crescere, che si sforzi di darmi gli strumenti per poter io stesso dare una mia risposta. Ma che mi lasci la piena responsabilità-libertà-fatica nel ricercare e nel dare la mia risposta.
Troppo difficile???
P.s.: A volte penso che i miei pastori (o meglio, quelli "romani") non abbiamo fiducia in me e che temano che appena mi lasciano un po' di libertà io sicuramente farò un sacco di casini... non mi piacerebbe essere un genitore così!

daniele devecchi

Leggo da qualche mese il suo blog; concordo su molte sue posizioni. Come cristiano (che nonostante tutto rimane nella Chiesa cattolica) non posso che concordare sulla posizione assunta da lei, densa e delicata, a proposito di quell'altisonante e autoritaria affermazione del cardinale.

Mauro

Grazie per la tua riflessione, Federico. Recentemente ho letto un libro di Antonio Thellung che dimostrava come i famosi "valori" siano sempre cambiati in contesti ed epoche diverse, anche per la Chiesa...

Enrico

Grazie per questa tua riflessione, che mi pare quella di un Cristiano che ragione con la sua testa e sopratutto con il Vangelo, che non deve essere un peso da sopportare ma una via di vita e liberazione.
Purtroppo ancora una volta la gerarchia ha perso l'occasione per instaurare un dibatito serio, prima di tutto al proprio interno, su temi così delicati.

Ma noi continuiamo a sperare, cerchiamo di farlo tutti.

Mauro

Scusate se intervengo ancora. Non mi sono piaciute le sentenze di Bagnasco e di altri porporati, ma vorrei comunque condividere il mio profondo disagio interiore di fronte a questa vicenda. Alcuni hanno fatto appello all'umanità e alla ragionevolezza. Qui però non si tratta di spegnere una macchina. Questa è una persona in cui gli organi vitali funzionano: bisogna solo darle da mangiare.
Lavorando con disabili molto gravi ho visto persone "quasi" come Eluana e rabbrividisco al solo pensiero che all'improvviso qualcuno potrebbe decidere di togliere loro i viveri. Capisco anche che non ha senso tenere una persona inchiodata ad un letto se quando era cosciente aveva espressamente detto che avrebbe preferito la morte. Insomma non ho certezze, e proprio per questo vorrei invocare un principio che mi è molto caro, di Hans Jonas: in dubio pro malo. Cioè, nel dubbio da ascolto alla prognosi peggiore piuttosto che alla migliore, poichè la posta è diventata troppo alta per il gioco. E non avvertite anche voi il pericolo che domani, in una società con molti anziani, qualcuno decida un pò troppo velocemente che per liberare qualche letto d'ospedale la cosa più semplice potrebbe essere quella di non cambiare la flebo?

Mauro

Vi invito a leggere l'intervista a mons. Rino Fisichella pubblicata su Il Riformista, che mi pare molto equilibrata e rispettosa. La trovate a questo link http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa/080718fisichellarodari.pdf

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