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11/07/08

Commenti

daniela

Magnifico il tuo cristianesimo aperto!
Le questioni a cui io mi riferivo sono tante e stanno a cuore a molti credenti perchè li toccano direttamente: dalla bioetica alla morale sessuale, al ruolo della donna nella chiesa cattolica, alla questione dei divorziati, all'intrusione nella politica ....
Sarebbe meraviglioso potersi confontare su questi e altri temi con l'umiltà di chi non sa ma "solo" crede, come suggerisce Carlo Maria Martini.
Per dirla con Isaia, invece di una Chiesa - sentinella, io sogno una chiesa che non si stanca di domandare alla Sentinella "a che punto è la notte". Nella formidabile risposta della Sentinella c'è il senso profondo del dialogo rivolto a tutti: se volete domandare domandate, venite,cambiate direzione

Mauro

Molto ricco di spunti il tuo post, sarà difficile coglierli tutti.
Condivido il pericolo di una Verità posseduta dal pensiero al quale arrivi passando per Panikkar e Martini. Lo trovo un tema che sta a monte di tanti altri temi importanti e concreti come quelli che ci ricorda Daniela. Perché se continuiamo a pensare che abbiamo la verità in tasca e che i comandi passano direttamente e senza interferenze da Dio al papa e dal papa a noi, allora volendo possiamo anche dare il sacerdozio alle donne, la comunione ai divorziati, e approvare i rapporti prematrimoniali, ma in realtà non cambierà nulla. Perchè un non credente fedele alla propria coscienza e coerente con la propria ragione continuerà a sentirsi aggredito dalla nostra presunzione.
Per tornare al nostro tema di partenza, anche organi democratici e discussioni aperte come quella che stiamo tentando di fare, non sono possibili in una Chiesa in cui tutto, a partire dalla verità, scende dall’alto.
Lo spirito di ricerca oggi è tacciato di relativismo. Basta vedere lo stillicidio di teologi, tra cui Panikkar, degli ultimi decenni.
Il Vaticano, dopo lo scossone del Concilio, ha puntato sul pensiero forte. Ma questo ha fatto si che i credenti un po’ alla volta abbiano delegato al Magistero il compito di pensare la fede, e abbiano ritrovato unità, in un mondo diviso ed instabile, attorno ad una figura – il papa – più che ad una fede. A questo tendono a mio parere anche le giornate mondiali della gioventù. Così il pericolo della Chiesa di oggi è da una parte di dare un senso di appartenenza culturale in un momento in cui le culture si mescolano e si confondono, ma dall’altra di perdere il gusto della ricerca, del confronto, dell’approfondimento.

Annalisa

E' davvero molto bello, Christian, questo tuo post, ma credo che sia anche la prova di dove può portare un ricco confronto, senza paure ed ipocrisie... Mi colpisce molto la tua domanda su quale Dio che io non riesco a non coniugare alla domanda 'quale uomo?'. Credo che molto spesso noi cristiani ci siamo interrogati su Dio e abbiamo rischiato di mettere da parte l'uomo. Forse questa prospettiva mi fa uscire fuori tema, ma era la riflessione che mi veniva da fare a seguito del tuo post, dei passaggi di Martini e Pannikar e, non ultimo, i commenti di Daniela e Mauro.

chrisarr

Pensare che vi possa essere una corrispondenza fra la realtà di Dio e ciò che possiamo pensare di Lui o paragonerei al crearsi un idolo personale.
Ogni parola che va oltre a Cristo non può che essere solamente un'ipotesi: dai fondamentalismi biblici di alcune chiese protestanti a certe decisioni dogmatiche della chiesa cattolica.
In tutti i casi hanno l'effetto negativo di dare l'illusione di aver afferrato la realtà, di aver finalmente raggiunto la Verità, mentre in effetti si sono semplicemente interrotte le ricerche...
Un bel libro che ho letto recentemente sul "problema Dio" è "Dio esiste?" di Hans Kung. Un'interessante carrellata sull'idea filosofica su Dio e sull'ateismo, e sulle sfide che esse portano ad una fede realmente aperta, non dogmatica, sempre alla ricerca.

Daniela

Concordo pienamente con quanto dice Mauro, in particolare in chiusura. La chiesa di oggi risponde alle esigenze dei fedeli che hanno il bisogno - comprensibilissimo - di confini, certezze e percorsi tracciati in modo che si possa essere certi di essere "dentro" e di sapere quando si va fuori. Ma chi risponde all'esigenza spirituale degli altri, di quelli che credono che il senso stia nella ricerca e nel confronto, che hanno incontrato Gesù ma non riescono proprio ad arrendersi di fronte all'incongruenza, prima di tutto logica, di certe prese di posizione della chiesa?
Certo non risponde la chiesa. Allora, almeno questo è quello che vivo e vedo intorno a me, o ci si isola -ed è l'atteggiamento di chi, come dice Mauro vive un cristianesimo fai da te - o ci si accosta a strade "alternative" e sicuramente "non canoniche", di dubbio spessore ma con il vantaggio di una maggiore apertura. Qualcuno ha la fortuna di incontrare nel cammino guide e compagni di viaggio, e allora sarà un pò più facile vivere a livello personale una dura fede fatta di ricerca, di dubbi, ma anche di passione.
Io credo comunque che una chiesa adulta debba portare i suoi negli spazi aperti, a dormire con Abramo sotto una tenda che si sposta continuamente, piuttosto che dentro le complesse architetture di dogmi e certezze costruite ad hoc per "metterli al riparo". Ma chi? e da che cosa?
Daniela

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