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09/07/08

Commenti

Mauro

"L’esercizio del Magistero episcopale avviene nello scambio molteplice della fede con i fedeli, i sacerdoti, i teologi". (Lumen Gentium 51)
Grazie Cristian.

chrisarr

Ringrazio per l’interessante risposta che è stata data alla mia domanda. Questo blog è fra i siti che preferisco, per l’apertura, la serietà e l’atmosfera di dialogo che vi respiro. Raramente commento, anche per evitare di dire castronerie. Discutendo con altri però almeno ho la possibilità di meglio comprendere e di vagliare le mie opinioni.

Mi hanno colpito due frasi nel post di oggi: “ la Chiesa non è una democrazia, perché se la fede fosse messa ai voti, allora sarebbe parola umana e non più Parola di Dio. Ma è molto di più di una democrazia. Più libera, egualitaria, partecipativa, non autoritaria.”

E’ su questi argomenti che sono più perplesso. La mia idea di “chiesa democratica” non è mettere ai voti la fede, ma le decisioni della comunità, della diocesi, della Chiesa. La Fede è un dono di Dio per tutti noi, e fortunatamente per mantenersi salda per me ha bisogno non di votazioni, ma di nutrirsi di Scrittura e sfociare in un comportamento coerente. Ma proprio per mantenersi coerente, evangelica, la chiesa non può affidarsi alle decisioni di pochi, per quanto saggi, istruiti e fidati possano essere.In questo ho trovato veramente interessante il post di ieri “Distacco dal denaro”. Se ho ben capito, lì si trattava di una gestione comunitaria, democratica, responsabilizzante della vita della parrocchia.

La mia idea di “chiesa democratica” non è mettere ai voti la fede perché non ce n’è bisogno: cattolici, ortodossi, riformati, luterani, anglicani, metodisti abbiamo tutti fede nello stesso Gesu Cristo. Soggettivi potranno essere i modi in cui intendiamo/esprimiamo questa nostra fede, oggettiva è la Salvezza, l’insegnamento d’amore che Lui ci ha donato. E l’unico terreno comune, oggettivo, fra le nostre personali opinioni, non può che essere il dialogo in cui si è tutti eguali, partecipi e nessuno, nemmeno chi ha la responsabilità di guidare la chiesa, può sottrarsi alla discussione aperta e fraterna.

Ricordo quando, al telegiornale regionale del Piemonte, in occasione del Sinodo Valdese, il servizio Rai inquadra pastori e fedeli che si accingono a discutere le questioni di chiesa: una realtà che, salvo rari casi (tipo quello citato nel post di ieri), al mondo cattolico sembra che manchi…

Annalisa

Come sempre le tue riflessioni sulla Chiesa danno molto a pensare e offrono non pochi spunti da riprendere. Ho apprezzato molto la contrapposizione tra dialogo/comunione e monarchia della religione che dà forse sicurezza ad alcuni che non riescono a sentirsi 'adulti' nella fede, ma che, invece, non ha molto a che fare con il cristianesimo.

Mauro

Mi sembra molto interessante l'argomento che si sta sviluppando in questo post, e mi piacerebbe sentire più voci e approfondire meglio la cosa prima di cambiare argomento. In particolare tentare di rispondere alla domanda che fai alla fine: "distinguere che cosa sia stabile e permanente nella religione cristiana e che cosa invece sia soggetto a dibatitto e decisione".
Mi sembra una questione cruciale sulla quale c'è tanta confusione. Da una parte mi pare che il Vaticano si esprima in modo molto solenne su questioni anche molto spicciole, dall'altra si diffonde tra i cattolici il detto "io credo a modo mio".

Annalisa

Credo anche io che questo post vada approfondito. Da molti cristiani si sente spesso, non fuori luogo, fare riferimento alla coscienza individuale, al di là delle disposizioni magisteriali e penso che questo sia proprio l'effetto di ciò a cui si riferisce anche Mauro, ovvero sul continuo esprimersi del Vaticano in modo solenne su questioni spicciole e non sempre determinanti la vita cristiana.

Daniela

Credo che la Chiesa dia risposte solenni a questioni spicciole non determinanti per "coprire" la mancanza di risposte su questioni attuali, fondamentali e scottanti, rispetto alle quali non vi è la concreta volontà da parte delle gerarchie ecclesiali di aprire un sincero dialogo/confronto senza paure e senza arroccarsi sulle proprie posizione date per dogma o per fede.
Vedo una chiesa che ha paura di tuffarsi in questo affascinante e duro percorso, perchè c'è sempre quell'attimo, prima del tuffo, in cui si dubita. Di avere fiato abbastanza per riemergere a galla dalla profondità delle acque.
Ma urge che questo tuffo si faccia, e al più presto, perchè la distanza tra la Chiesa e i cristiani si sta facendo sempre più reale (e dilaniante)
Daniela

don Giorgino

La fede è un fatto strettanente personale, è un dono, una grazia che Dio da ciascuno di noi, non c'è bisogno di elezioni. Per le altre cose, un pò di democrazia non guasterebbe,ma se consideriamo che ogni Vescovo e ogni prete decide
come vuole, allora bisogna che prima si elimini l'anarchia e questo sarebbe sufficiente.

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