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14/01/08

Commenti

Fino

Certo che si può parlare della correta applicazione della 194. Veltroni si è detto disponibile a farlo.
In ogni caso crociate, bstecati, pregiudizi farebbero fare dei passi indietro al nostro paese.
Tu accenni a un ritorno alle battaglie degli anni Settata, forse ci sono anche certi settori della gerarchia ecclesiastica che vorrebbero delle rivincite.
Gli integralismie le chiusure esistono da entrambe le parti.
Ciao
Fino

Stefano

Penso che la Chiesa debba sforzarsi di essere più comunicatrice, più semplice e diretta di quel che è ora... visto che si tende ultimamente sempre a rivoltare la frittata a seconda dei propri scopi..

chrisarr

La questione della legge sull’aborto, e la trovata di questi giorni della “moratoria”, è una delle cose che più mi lasciano perplesso. Trovo assurdo che, a distanza di anni (io ero bimbo quando ci sono stati i referendum), si debba discutere ancora sull’argomento “abolizione” piuttosto che sull’argomento “miglioramento” della legge. Non sono sicuramente il primo a dire che la Chiesa in questo caso si perde a difendere un principio, anziché affrontare la realtà con pragmaticità.

Io e mia moglie siamo genitori di 2 bimbe, di 7 e 3 anni. Penso di poter affermare serenamente che l’aborto non rientra fra le opzioni che consideriamo percorribile. Così sarebbe stato in passato, così penso sarebbe in futuro.

C’è comunque da accettare che l’aborto, come tanti altre nefandezze possibili all’essere umano, non sarà mai possibile cancellarlo completamente. Parlare di moratoria sull’aborto penso sia come parlare di una moratoria sulle guerre, o meglio ancora sugli omicidi. Se per le guerre una moratoria potrebbe comunque essere una strada comunque praticabile, per gli omicidi sarebbe impossibile: il rispetto di una moratoria sarebbe comunque delegato al singolo, comunque solitamente è già conscio della gravità, dell’orrore insito nell’uccidere una persona; ciò nonostante omicidi ne avvengono continuamente.

Anche equiparando aborto ad omicidio, una differenza è essenziale, fra i 2 crimini: dell’omicidio è più facile rendersi conto (sparisce un uomo, od una donna, oppure un bimbo: comunque, anche non trovando un cadavere, qualcuno denuncia una sparizione, l’assenza di una persona conosciuta). Nel caso di un feto o di un embrione, tolta la ristretta cerchia famigliare (o la sola madre), talvolta nessuno è a conoscenza della sua presenza. Come fare allora a perseguire il colpevole, se rischio addirittura di non accorgermi del reato?

Non vi fosse una legge che regolamenta l’aborto, che dà la possibilità alle donne di ricorrervi in tutta sicurezza, quanti aborti clandestini ed illegali avverrebbero, senza che se ne venisse a conoscenza? Aboliremmo la legge, ma non per questo salveremmo la vita a più nascituri (anzi, è più facile il contrario). L’aborto in se non sparirebbe semplicemente perché eliminiamo la legge che lo permette; l’omicidio già di per sé è un reato grave, perseguito dalla legge, tuttavia ne avvengono tutti i giorni… E il principio dell’”occhio non vede, cuore non duole”, non è sicuramente la soluzione migliore quando vi sono vite in gioco. Salvarle tutte non sarà mai comunque possibile: meglio salvarne la maggioranza!

E’ per questo che il dibattito attuale sulla moratoria o sulla riscrittura della legge mi lascia stupito: possibile che non ci si renda conto dell’illogicità di certe posizioni? Oltretutto, almeno qui in Italia la legge, pur perfettibile, ha funzionato: il numero degli aborti, da quando è stato legalizzato e regolamentato, è comunque costantemente diminuito: la legge pro-aborto ha comunque salvato la vita a molti bambini, che senza la legge sarebbero finiti “in pattumiera”…

Se si vuole migliorare la legge, e limitare ulteriormente il numero di aborti praticati, l’unica è facilitare, pubblicizzare le alternative esistenti all’aborto: preventivamente fornire assistenza ed informazione alle donne “a rischio”, a posteriori sostenerle, aiutarle concretamente a crescere il figlio o farlo nascere per poi disconoscerlo e darlo in adozione; comunque rendere l’opzione migliore il concludere la gravidanza piuttosto che interromperla.

La trovata della moratoria invece è un non senso, inapplicabile: serve solo ad accostare due cose, aborto e pena di morte, dalle caratteristiche estremamente diverse: la prima è un atto volontario di un singolo, deciso in autonomia; il secondo è appunto una pena, comminata da uno stato, per punire determinati atti illegali. Si può sospendere l’applicazione di una pena (come nel caso dell’amnistia o dell’indulto), è impossibile sospendere la volontà di una persona di uccidere il suo prossimo.

L’unica utilità che può avere il dibattito sulla moratoria-aborto è, in Italia, quella del grimaldello per scardinare il fragile equilibrio cattolici-laici che sta portando alla nascita del partito democratico. Fine ben più misero nella realtà che non quello sbandierato del voler difendere la vita…

Saluti.

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