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07/09/07

Commenti

Gian Contardo

Continuare da parte mie a fare considerazioni su questi argomenti mi espone a due rischi: a) scrivere cose già scritte; b) scrivere delle banalità o delle sciocchezze nel tentativo di portare nuove argomentazioni.

Preferisco dunque soffermarmi sugli atteggiamenti verso la Chiesa e, mi si perdoni il gioco di parole, verso i suoi atteggiamenti.

La Chiesa pone delle verità e delle regole: chi ne fa parte deve accettarle, altrimenti deve considerarsi fuori da essa.

Logicamente parlando, è un ragionamento ineccepibile. E anche accettabile psicologicamente, visto che, a differenza di qualche secolo fa, viviamo in un'epoca storica nella quale non fare parte della Chiesa non comporta alcun rischio personale né alcuna esclusione sociale.

"Ognuno per la sua strada", - verrebbe voglia di dire. E in reciproca amicizia.

Alla prova dei fatti, accade veramente così? Oppure, invece, il rapporto della Chiesa coi fedeli è minato da malintesi e incomprensioni, da atteggiamenti mal digeriti dall'interlocutore?

In altre parole, la Chiesa si sforza veramente di far capire che certi rifiuti da parte sua non presuppongono affatto una volontà di escludere, di tenere fuori dal suo gregge una parte delle pecorelle? E le pecorelle si sforzano di comprendere le ragioni dei pastori oppure interpretano ogni "reprimenda", ogni divieto come un allontanarsi dei pastori dal loro gregge o, quanto meno, da una parte di esso?

E che dire poi di quei cristiani che, pur avendo Dio e Gesù nel cuore, non credono, in coscienza, in una parte dei dogmi della Chiesa e preferiscono starne fuori, seguirla da lontano, mantenendo la loro libertà di giudizio?
C'è veramente da parte della Chiesa la volontà di dialogare con loro, di camminare insieme a loro, pur seguendo strade diverse che entrambe le parti devono fare tutto il possibile per rendere parallele?

Stefano

Approfitto degli interessanti sPunti di gianContardo e Christian per dire le mie umili considerazioni a riguardo della chiesa.
Come diceva Christian, la Chiesa siamo noi!! quindi non siamo nè fuori, nè dentro... ma ne facciamo semplicemente parte, a prescindere dai nostri peccati e convinzioni. La Chiesa, secondo me, lenta e talvolta troppo scrupolosa, non riesce a parlare chiaramente e con lo stesso linguaggio del mondo circostante. Le linee che persegue sono, secondo me, la vita migliore da seguire per la realizzazione dell'uomo.. quindi sta a noi, senza costrizioni, seguirle sapendo che più siamo conformi a ciò, più ci avviciniamo alla salvezza. Salvezza che solo Dio sà e provvede (per fortuna agendo tramite misericordia) anche magari a discapito di alcuni sbagli od omissioni che possono avvenire nella chiesa.

Chrisarr

Salve. Sono un assiduo lettore di questo blog, che apprezzo per i temi trattati e l'equilibrio nelle risposte e nei giudizi. In un mondo in cui si urla sempre di più il motto programmatico "Incontrarsi senza condannarsi. Oltre i pregiudizi. Sguardi su società, cultura, solidarietà, fede, Chiesa" è qualcosa di raro, e che qui trovo praticato concretamente.

Sono un semplice impiegato, senza studi filosofici o tante basi culturali specifiche agli argomenti trattati in questi post. Mi riconosco pienamente nella definizione di se che da GianContardo, ovvero la qualifica di "cristiano aconfessionale". Provengo da una famiglia tiepidamente cattolica, e 9 anni mi sono sposato in Chiesa. Lungo gli anni sempre più però mi sono sentito estraniato dalla religione che mi è stata proposta da bambino, il mio credere è diverso dal credere della chiesa cattolica. Trovo in me decisamente più punti di contatto con il mondo evangelico protestante ma, per vari motivi (mia moglie non condivide questo mio pensiero, ed io stesso non ho ancora una precisa convinzione), non mi sono ancora deciso a prendere contatti con una loro comunità.

Ho posto queste premesse per mettere nella giusta luce la domanda che ti porrei, Christian, non volendo io essere polemico o fazioso.

Ho letto nel tuo post la seguente affermazione, che assolutamente condivido:"La Chiesa perciò non è esterna a me, ma in quanto battezzato ne faccio parte". Sono a conoscenza del fatto però che la Chiesa Cattolica considera se stessa come l'UNICA vera Chiesa di Cristo, non come UNA DELLE COMPONENTI dell'unica vera Chiesa. Le altre Chiese Cristiane non vengono considerate chiese 'in senso proprio'. Questo alla luce del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, della Congregazione per la Dottrina della fede.

Se non erro il battesimo è l'unico sacramento mutualmente riconosciuto da tutte le confessioni cristiane, tant'è che, entrando in una diversa comunità, non è richiesto un nuovo battesimo (e all'epoca della Riforma i poveri anabattisti venivano perseguitati anche per questo loro voler battezzare nuovamente i convertiti).

Ma questo non si scontra con quanto afferma la Chiesa Cattolica? Da battezzato ricevo per fede la Grazia del perdono dei miei peccati, ricevo il dono gratuito da parte di Dio di essere considerato suo figlio, immeritatamente. Eppure non faccio parte della Chiesa? Ovvero, un'organizzazione terrena può ragionevolmente dire "chi è dentro, chi è fuori" alla Chiesa, entità spirituale, quasi che si tratti di un club ad inviti?

Ribadisco che non voglio essere polemico, chiedo solo un parere spassionato a te che sicuramente meglio conosci queste problematiche. Un parere di parte cattolica, visto che i commenti evangelici-protestanti ho avuto modo di leggerli ampiamente su altri siti (e preferisco sempre sentire più campane, per farmi meglio un'opinione).

Grazie e ciao!

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