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30/08/07

Commenti

donMo

Alberto Maggi, nel suo bel "Come leggere il vangelo e non perdere la fede" (Cittadella editrice) dice che la peccatrice di Luca 7,36 -50 "non è andata da Gesù per chiedergli il perdono dei suoi peccati, ma per ringraziarlo di un perdono che sa già di avere ottenuto" Poi aggiunge che "Gesù non la invita a 'non peccare più' (come ha fatto per l'adultera, Gv 8,11) perchè a una donna del genere non è possibile. Non può tornare in famiglia (se mai l'ha avuta) ma può entrare nella comunità del regno: subito dopo questo episodio l'evangelista aggiunge che si erano unite al gruppo di Gesù 'alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità'"
E' vero che nel cuore umano bisogna entrare con delicatezza e attenzione, cosa non facile. Però bisognerebbe provarci, qui sembra (sembra) che sia mancata anche la volontà di riuscirci.

marianna

Ti ringrazio dell'esauriente spiegazione che hai dato in merito all'episodio della giovane.Spiegazione che mi trova pienamente concorde perchè due anni fa anch'io mi trovai in una situazione di difficoltà e sentii il bisogno di entrare in una chiesa e confessarmi.Ebbene ebbi la fortuna,perchè così bisogna dire a questo punto, d'imbattermi in un anziano sacerdote che, Vangelo alla mano, partì proprio, nel coinvolgermi, dal concetto che Dio ci ama da sempre e che la sua misericordia è immensa.
Uscii da quell'incontro con il Padre "ricostruita".
Non dimenticherò mai la dolcezza e la serietà autorevole di quel confessore.
Ecco perchè trovo dolorosissimo ciò che è accaduto alla ragazza di Torino.
A sottolineare ciò che tu dici ed io penso mi fa piacere la risposta di donMo ed il suggerimento del testo cui rimanda.
Grazie ad entrambi.
Marianna Micheluzzi

donMo

Grazie a te, Marianna, perchè ci hai dato la possibilità di confrontarci con tale questione. E grazie all'amico Christian, che con la sua consueta sensibilità ha introdotto la problematica.

Gian Contardo

Territorialmente parlando, appartengo alla parrocchia di Santa Rita a Torino.
Spiritualmente discorrendo, da non praticante non appartengo ad alcuna parrocchia.

L'oasi di pace che ospita questo post mi ispira pacatezza nei commenti: pacatezza, non "diplomazia".

Procedo con ordine.

1. Per quel che è emerso dalla vicenda, la giovane convive e non si è ancora sposata solo perché al giorno d'oggi ella e il suo compagno vivono lo stesso dramma di molte coppie che non hanno certezza nateriale del futuro e SAGGIAMENTE aspettano la tranquillità economica prima di compiere un passo così importante ed IMPEGNATIVO come il matrimonio. I sacerdoti, pur nel loro attaccamento alla disciplina dottrinale, potrebbero essere più comprensivi verso chi NON PUO' compiere quei passi che sarebbero obbligatori per un credente praticante.

2. Quello più di ogni altro aspetto che ha destato indignazione in questa vicenda è stato il modo con cui è stata rifiutata non solo l'assoluzione ma anche il proseguimento della confessione.
Chi lo conosce sa che don Lello è, come dire?, tutto d'un pezzo, "roccioso". E poi, chissà?, magari di fronte alla fila di confessandi può avere avuto un momento di irritazione, di fretta, che l'ha spinto a liquidare non proprio cristianamente la giovane Chiara. Bisogna essere comprensivi anche verso i peccati dei sacerdoti, che in quanto uomini possono sbagliare come tutti gli altri e devono essere aiutati, sostenuti dai parrocchiani. Forse molti, come magistralmente dipinto da Nanni Moretti nel film "La messa è finita", pretendono che il sacerdote sia un santo con l'obbligo di aiutare tutti senza che quesi tutti sentano il bisogno di sostenerlo, di non farlo sentire solo, di essere misericordiosi quando sbaglia.
Certo, però, che non è la prima volta che accadono episodi così poco amorevoli con dei preti come protagonisti. Mia zia una volta venne cacciata in malo modo dal confessionale (non a Santa Rita) solo perché non poteva osservare i precetti in quanto occupata 24 ore su 24 dalla cura e dall'assistenza continua prestata ba suo marito, malato di Alzheimer.
Sono questi gli episodi che fanno nascere dubbi sul magistero sacerdotale ma che non dovrebbero far cadere nella tentazione di fare di ogni erba un fascio.

3. Dal punto di vista canonico, la Chiesa ha tutto il diritto di imporre le norme che ritiene più giuste (compresa la condanna delle convivenze). Sta al singolo credente seguirle o meno, in piena libertà di coscienza. Laicità vuol dire contemporaneamente due cose: a) che la Chiesa non obblighi nessuno a seguirla; b) che nessuno pretenda di imporre alla Chiesa le sue personali idee. La vicenda della parrocchia di Santa Rita ha indignato per la mancata partecipazione di don Lello alle sofferenze spirituali di Chiara ma sarebbe stato assurdo pretendere che don Lello violasse le norme canoniche sulla confessione.

4. Lo scandalo, semmai, viene suscitato da altri sacerdoti, che assolvono credenti non pentiti e che, ad esempio, ammettono all'eucarestia anche chi non dovrebbe accostarvsi.

5. Il punto più cruciale che la vicenda della parrocchiana di Santa Rita fa emergere e che pochi hanno il coraggio di sollevare (perché implica una critica radicale alla dottrina della Chiesa e non al comportamento di uno dei suoi pastori) è però un altro: LA CONVIVENZA E' DAVVERO UN PECCATO AGLI OCCHI DI DIO?
Da cattolico non praticante (anche se forse potrei meglio definirmi come cristiano aconfessionale), la mia libertà di coscienza, il mio libero arbitrio mi impone di fare la seguente considerazione: se Dio è Amore, ogni coppia convivente al cui interno vigano amore, affetto, rispetto e aiuto reciproci, non solo non offende Dio ma è benedetta da Dio.

Fra le tante altre cose, anche questa opinione mi tiene lontano dalla Chiesa e mi fortifica nel non essere praticante.

Grisostomo

Ma qualcuno ha sentito anche l'altra campana?
Una notizia di questo tipo, pubblicata così, con quei titoli e quella evidenza, dalla Stampa di Torino, va verificata.
La Stampa da un bel po' di tempo sta rinnovando i fasti anticlericali e massonici dei tempi della presa di Porta Pia.
Ogni occasione sembra buona per agitare il santo manganello sulla testa di qualche malcapitato prete.

E infine tra di noi nessuno va a sindacare al circolo del Whist o alla bocciofila Garibaldi il contenuto e le applicazioni delle loro regole - buone o cattive che siano-. Questo diritto (sacrosanto, è il caso di dirlo?) è riconosciuto a tutti, ma non alla Chiesa Cattolica.
Per dire: c'è un egiziano condannato a morte perchè si è convertito dall'Islam al Cristianesimo. Nessuno si straccia le vesti come per questo episodio qui.

Perchè?

Adele07

Bravo Gian Contardo,
Due che si amano e decidono di coabitare e condividere gioie e dolori della vita sono uguali o meglio di quelli che fanno un grande show col matrimonio e poi non sono così sinceri.
Dio alberga nel cuore di chi ama.... e così sia. Hanno ragione loro, ma se fosse furba quella donna non andrebbe a confessarsi.
Tanto a cosa serve ???? Se non si riconosce un sacramento, neanche gli altri si dovrebbero riconoscere.
Il prete rispetta le leggi della sua chiesa e lei rispetti la sua libertà di scelta.
A rivederci e abbracci, da Adele07 (Easy Rider)

Poglio Ada

Per la chiesa cattolica il matrimonio é un sacramento, per cui non si può pretendere una assoluzione. Il sacerdote,però,a mio avviso doveva comportarsi diversamente e, invece della classica confessione, fare con la signorina un colloqio esprimendo ilsuo punto di vista e ascoltando le ragioni della ragazza.

gobettiano1

Ho letto volentieri post ed interventi. Senza entrare nel merito, avrei ritenuto più consona la riservatezza. Nè per nascondere né per trascurare. E'vicenda personale. Il dirimere la questione è della fedele, del confessore e/o di altro sacerdote con cui confidarsi.

daniele

ricordo che un conto è chiedere perdono a Dio per una colpa commessa e riconosciuta, un altro è cercare approvazione per una condotta non ammessa dai canoni. 1) come ha fatto questa notizia a finire in pasto alla stampa? certamente la vicenda non è stata pubblicizzata dal confessore 2) se la convivente pensa che convivere non rappresenti materia di peccato, perché si è confessata? Se aveva dubbi in merito, perché non ha rispettato la risposta che le è stata data? 3) sembra che il problema centrale in questione sia la legittimità della convivenza. Errato: il problema centrale è: che cosa significa peccare e che cosa significa ricevere perdono; e soprattutto: quale sia il perdono di cui è capace l'uomo e quello di cui oggettivamente è capace Dio. se non si passa da qui, ogni discorso sul sacramento della Confessione è vano

Paola

Condivido le parole molto chiare di Daniele." Cercare approvazione per una condotta non ammessa dai canoni" è il presupposto da cui partire per cercare di dirimere la questione. E' il vizio di questi tempi: si vuole fare ciò che piace, ma si vuole anche che la Chiesa approvi. Paola

Grisostomo

Un momento.
C'è una sonora smentita della Voce del Popolo (settimanale della Diocesi) e c'è oggi 6 Settembre 2007 a pagina 68 della Stampa un invito di Don Birolo, a termini della legge sulla stampa, a pubblicare una smentita con "adeguata" rilevanza.
L'adeguata rilevanza è un trafiletto seminascosto (l'articolo originale era a tutta pagina con tanto di mega foto di Santa Rita e del malcapitato prete).
La rettifica della Stampa è ridicola: dice che ha interrogato la signora in questione e che questa le ha riconfermato il proprio racconto. Sfido io, diceva Totò.
La verità che questa è un'altra bufala della Stampa, contro la Chiesa e contro i preti.
Si può benissimo essere anticlericali, antipapisti, anticristiani: però sarebbe meglio dirlo invece di farlo indovinare ai lettori turlupinati del loro euro ogni mattina all'acquisto di un mattinale della vigilanza anticattolica.

Paolo

Leggo solo ora questo post e mi permetto di dire la mia, partendo proprio dall'ultimo intervento di Grisostomo.
Se avete fatto caso, nel trafiletto seminascosto che cita Grisostomo La Stampa mette un inciso che incredibilmente rischia di passare in sordina: "Notiamo per altro come, nel colloquio con La Stampa, don Birolo ha premesso che il fatto non sarebbe mai avvenuto". Anche a essere i più sprovveduti del mondo, e senza nessuna interpretazione particolare, è impossibile non leggere la frase per quello che è: "Don Birolo ci ha detto che la notizia era falsa ma noi l'abbiamo pubblicata lo stesso". Ma la cosa ancora più dequalificante per il quotidiano di Torino è stata la necessità di volersi difendere dal presunto "attacco" della Voce del Popolo: quando un giornale si riduce a questo siamo proprio alla frutta (non per niente i dati ufficiali delle vendite della Stampa parlano di 60000 copie...)
Non sono entrato nel merito della "questione confessione" ma ho preferito parlare di quella che Don Birolo ha definito "fogna mediatica" perchè quest'ultima è la faccenda davvero preoccupante. La giornalista che un anno fa inventò la storia delle suore scappate con i detenuti è stata sospesa per un anno della Professione, capiterà così anche per questi nuovi sprovveduti?

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