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06/07/07

Commenti

Stefano

Hai ragione nel constatare che attualmente e nel prossimo futuro non possa esistere un partito o movimento cattolico degno di stima. A prescindere da questo, ritengo che anche il cosidetto Partito Democratico (un minestrone di politici già noti e senza particolari identità) non possa contenere valori cristiani.. non fanno parte della corrente stessa che in ambito europeo si sono rifiutati di evidenziare la tanto importante "radice cristiana"? Non sono i stessi che hanno proposto leggi come i DICO o la fecondazione assistita?
I cattolici servono solo per procacciare voti e non per raccogliere valori.. quindi meglio concentrarsi su una restaurazione sociale trasversale..

Gian Contardo

La storia politica dell’Italia repubblicana è stata caratterizzata da molte perticolarità rispetto al resto dell’Europa occidentale, dal 1945 al 1991: da noi abbiamo avuto il partico comunista più votato di tutto il mondo libero; non abbiamo mai visto coagularsi un consenso di massa attorno alla socialdemocrazia; abbiamo avuto un partito cattolico come la Dc, il quale, accanto a cose discutibili, ha anche fatto cose buone, come l’intervento statale in economia a sostegno di aziende che sarebbero state chiuse e l’abbozzo del welfare. Quest’ultimo, poi, ha visto realizzazioni civili d’avanguardia: si pensi solo all’integrazione dei portatori di handicap nelle scuole pubbliche, che in Italia è obbligatoria dagli anni ’70 del secolo scorso, mentre in altri Paesi europei (e che Paesi!) non lo è nemmeno oggi, visto che è stata recentemente oggetto di dibattito fra Sarkozy e la Royal nell’ultima campagna elettorale delle presidenziali francesi.
Si aggiunga a ciò, per quello che attiene l’elettorato cattolico, la forte ascendenza che esercitò su di esso il PCI, quella sorta di Giano Bifronte che, soprattutto per merito di Enrico Berlinguer, da un lato aveva un’ideologia marxista ma dall’altro negli enti locali governava come un partito socialdemoratico ed era molto attento ad evitare derive anticlericali. A quella formazione politica, cioè, che dopo il 1976 venne definita “il secondo partito cattolico italiano”.
Si aggiunga, infine, a completamento di questa piccola panoramica storico-politica, che i cattolici italiani si dividono in praticanti, nemmeno tanto disciplinati nella cosiddetta unità politica dei cattolici, e in non praticanti, che hanno in generale sempre votato ignorando i condiziomenti, spesso pesanti, delle gerarchie ecclesiastiche.

Partendo da questo pregresso e tenendo anche presente la profonda crisi, anzi, la pericolosa involuzione del popolarismo europeo (che da agglomerato di partiti più o meno di centro si sta trasformando in blocco conservatore se nom, come sta avvenendo per partiti “cattolici” dell’Europa dell’Est, reazionario), non vi è dubbio che la collocazione politica dei cattolici democratici (che, secondo la felice intuizione di De Gasperi, dovrebbero essere forza di centro che guarda a sinistra) sia naturalmente propensa verso il nascende Pd.
Collocazione molto più coerente rispetto a quella dei cattolici che votano per la CdL: lasciando pure perdere l’imbarazzante questione (da un punto di vista religioso) di una coalizione, quella del centro-destra, guidata da un massone (tessera P2 n. 1816), che avrebbe ad esempio dovuto spingere un movimento come Cl a tenersene alla larga anziché a diventerne una colonna portante, resta la palese e paurosa contraddizione programmatica che porta molti cattolici “moderati” a sostenere politiche (predominio del mercato sulle esigenze sociali, libertà di licenziamento a scapito delle famiglie, tesoretti da destinare alle esigenze di bilancio e ai ricchi anziché ai bisognosi, etc) che ben poco hanno a che spartire con la dottrina sociale della Chiesa.
Quanto ai “valori”, ai tanto declamati valori più o meno negoziabili, be’, è vero che il centro-destra sembra “più sensibile” ad essi rispetto al centro-sinistra ma è solo apparenza: non troverete, ad esempio, un solo parlamentare della CdL disposto a presentare un disegno di legge che dichiari illegale quel genocidio che è l’aborto, mentre in occasione del recente referendum abrogativo che voleva reintrodurre la fecondazione assistita selvaggia vi sono state moltissime defezioni nel cosiddetto fronte cattolico di centro-destra. Quanto alla fmiglia, alla tanto invocata famiglia, non si possono chiedere interventi in suo favore e poi ridurre i soldi a disposizione dello Stato per ridurre le tasse; vedremo, inoltre, nel prossimo autunno quanti deputati e senatori della CdL voteranno in favore dell’aumento delle pensioni basse (penso nessuno), aumento che andrà a favore delle famiglie (già, perché non ci sono solo le famiglie giovani, quelle coi bambini; ci sono anche le famiglie vecchie, quelle con anziani e disabili, e meriterebbero gli stessi aiuti delle famiglie giovani).
I valori senza scelte coerenti sono falsi e ipocriti. E falso e ipcorita è chi li strumentalizza a fini di parte.

E’ dunque logico, politcamente e moralmente logico, che i cattolici democratici e solidali operino avendo il Pd all’orizzonte. Francamente, non credo molto coerente lo “sbocco” dei cattolici nella sinistra radicale, in un nuovo agglomerato che si rifaccia al socialismo, ormai in crisi in tutte le sue versioni: sbocco che potrà riguardare i singoli cattolici, spinti da una legittima e rispettabilissima sete di giustizia sociale e di egualitarismo, ma che alla fine porterà al pettine i nodi di valori incompatibili con quelli cristiani, come l’antagonismo di classe e il laicismo.
D’altronde, facendo piazza pulita di residui di laicismo, nel suo discorso al Lingotto di Torino Walter Veltroni ha fatto una sana e chiara definizione di laicità, intendendola come libertà del singolo individuo di portare nell’attività politica la sua fede religiosa; dunque, nessun diktat ai cattolici di essere tali in privato e di non esserlo un pubblico; dunque, nessuna contraddizione fra essere cattolici e militare nel Pd. Quello stesso Veltroni che ammira l’opera e l’esempio di don Milani, così osteggiato da quei cattolici conservatori che ruotano attorno al massone Berlusconi.
(Intendiamoci: io non ho nulla contro la massoneria, quella legale, quella non deviata; anzi, ho sempre trovato sgradevoli gli attacchi pregiudiziali condotti contro di essa proprio da quel cattolici che, con somma e limpida coerenza, si sono poi alleati con Sua Emittenza, tessera P2 n. 1816).
Come organizzare l’impegno cattolico nel Pd?
Tralasciando la un po’ bizzarra e decisamente poco utile formazione di un partito cattolico parallelo e federato del Pd, le alternative sono due: o dar vita a una corrente cattolica organizzata o lasciare che i cattolici democratici, a seconda delle loro opinioni individuali, si dividano tranquillamente in “veltroniani” e in “ruteliani”. La prima scelta sa di vecchia politica; la seconda è molto più realistica.
L’importante è che da posizioni diverse si operi sempre per contribuire a scelte coerenti con la dottrina sociale cattolica; l’importante è che, su casi particolarmente importanti e drammatici, si sia liberi di rivendicare e, soprattutto, di praticare la libertà di coscienza.

ufficio stampa

Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali

Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.


AGORApopolare

Oggi è possibile evidenziare come le valutazioni del prof. Monticone fossero corrette. Per questo il PD (che come il PDL è un insieme di litigiose tribù) non può essere l'orizzonte dei cattolici democratici che, invece, devono riprendere in mano il proprio futuro, che non può essere esclusivamente legato alla salvaguardia dei posti di classe dirigente che per questo ha sciolto svariati partiti (evidenziando così il proprio fallimento). Occorre trovare il coraggio di costruire una triplice autonomia di analisi, valutazione ed azione senza nostalgia nè paura dei piccoli numeri. Questo si sta iniziando a farlo con il lancio di INCIPIT, acrostico che sta per "Intesa Civica Popolare Italiana": radicati sul territorio e nella tradizione del popolarismo potremo tornare a dare il nostro contributo al Paese.

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