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« I dubbi di San Francesco | Principale | Voce dei poveri, voce di Dio »

05/06/07

Commenti

Gian Contardo

Ribadisco la premessa che ho già fatto in altre occasioni: non sono un esperto di teologia, per cui ogni considerazione che posso fare non può prescindere dalla mia scarsa conoscenza della materia.
Detto questo, umiltà vuole che non mi metta a disprezzare una disciplina come la teologia definendola ad esempio "inutile" solo perché non sono in grado di padroneggiarla.
E' dunque con piena consapevolezza della mia ignoranza che mi accingo a fissare nella scrittura quanto segue.

Da un punto di vista puramente formale, la logica del documento della Congregazione per la Dottrina della Fede che censura alcune tesi di Sobrino è inattaccabile: la teologia e la fede devono avere per fondamento Dio e la Chiesa; fondare il Cristianesimo principalmente sui poveri significherebbe ridurlo a una dottrian sociale (doverosa, sia ben chiaro) ma privarlo della qualifica di religione (in Latino il termine religio, se non sbaglio, significa relazione, collegamento con la divinità).

L'attenzione ai poveri rimane sì una conseguenza irrinunciabile della verità del Dio-Amore m non può essere considerata una categoria teologica.
D'altronde, anche recenti interventi di Benedetto XVI (guarda caso passati pressoché sotto silenzio dai mass media) hanno insistito sul dovere per i cristiani di combattere la povertà e le ingiustizie sociali nel mondo.

Detto questo, però, vi sono tre aspetti che mi lasciano perplesso riguardo all'atteggiamento della Chiesa sulla "questione pauperistica".

In primo luogo, penso che il Vaticano, più che emettere censure, farebbe bene a sforzarsi di comprendere meglio le ragioni di quei religiosi che pongono al centro della loro attività la difesa dei poveri e degli oppressi; secondo me, la Chiesa, nel timore (giusto o sbagliato che fosse) di contaminazioni con il marxismo, ha sempre guardato in modo preconcetto a quella che può essere definita "teologia della liberazione". Forse, se si fosse dialogato di più, se si fossero prese in considerazione con un po' di indulgenza le ragioni della controparte, certe incomprensioni e certe lacerazioni non si sarebbero verificate nella cattolicità.

In secondo luogo, l'insistere con le censure può creare l'immagine di una Chiesa che pone in secondo piano l'attenzione ai poveri e ai bisognosi: immagine certamente falsa ma che può ugualmente produrre effetti dannosi.

Infine, circa la difesa dei poveri noto un atteggiamento di basso profilo da parte delle gerarchie ecclesiastiche, come se non volessero andare oltre le belle parole di circostanza.
Lungi da me qualsiasi intenzione di dare suggerimenti ma il confronto con prese di posizione su altre questioni è inevitabile.
Sull'aborto si minaccia la scomunica per quei politici cattolici messicani che dovessero approvarlo (secondo me, è giusto scomunicare chi vara leggi che legalizzano quello che è e rimane un omicidio: semmai, mi viene amaramente da pensare che, se la scomunica dovrebbe essere estesa anche ai parlamentari cattolici italiani che si rifiutano di abolire la 194, avremmo il 99 % dei politici scomunicati, compresi quelli del centro-destra che tanto si atteggiano a paladini del Cattolicesimo).
Non mi risulta, ad esempio, che la Chiesa abbia minacciato scomuniche per quei politici cattolici che varano leggi liberiste che legalizzano forme di oppressione per i più deboli.
In Italia la C.E.I. ha emesso sui Dico una Nota impegnativa per i politici cattolici (secondo me a torto, perché i Dico riguardano tutti i cittadini italiani e la Chiesa non deve imporre la sua dottrina a chi non si riconosce in essa).
Non mi risulta, ad esempio, che la C.E.I. abbia mai emesso una Nota impegnativa per quei politici italiani che hanno legalizzato forme di lavoro a tempo determinato, le quali, si sa, costituiscono uno dei più grandi ostacoli al formarsi e al crescere delle famiglie.

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