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31/01/07

Commenti

eresie

"L’anomalia non consiste nelle pressioni che la gerarchia ecclesiastica esercita sull’opinione pubblica, sul governo e sulle istituzioni politiche. Questo fa parte del suo ruolo pubblico, che le è ampiamente riconosciuto. L’anomalia sta nella disinvoltura con cui in questa circostanza la Chiesa assurge a partner necessario per la definizione di una legge dello Stato..."

Un saluto e complimenti per il blog...

Biz

Ho citato questo post nel mio ultimo.
Ciao

Gustavo Rinaldi

Molto interessante e complimenti.

peppe

Non ho mai condiviso le scelte politiche e le idee di Gianni Baget Bozzo, ma mi sembra che il suo articolo pubblicato da La Stampa del 7 febbraio (“Le parole che la Chiesa non accetta”) sulle ragioni che portano la Chiesa ad avversare così fortemente i PACS/DiCo aggiunga al dibattito di questi giorni qualcosa che mancava.
Certamente si può accettare o meglio voler introdurre la nuova disciplina delle convivenze di fatto, e qui prendo in considerazione soprattutto le coppie omosessuali, in base alla semplice applicazione del principio di eguaglianza. Nel 1980 partecipai ad un grande convegno nazionale degli educatori scout, e ricordo nettamente tra le conferenze che vi furono tenute una di Romano Prodi (allora ministro dimissionario di un qualche governo dc), in cui enunciò che il “nuovo” criterio di appartenenza alla società civile era il pagare le tasse. E, appunto, anche gli omosessuali le pagano! Quindi appare ben difficile, da un punto di vista puramente laico, negare l’introduzione dei diritti in questione.

Ma quello che mi interessa è anche l’aspetto più ‘esistenziale’, proprio quello che spinge la Chiesa a combattere una battaglia così accesa.
Proviamo ad immaginare la distinzione fra i sessi (mi venne spiegato una volta ad un campo di formazione per educatori scout) non come due caselle alternative, ma come uno spettro cromatico, una sorta di arcobaleno dove alle estremità certamente si collocano l’essere uomo e l’essere donna, ma che in realtà è un continuum: ed è in punti diversi (fra i tantissimi possibili) che la sessualità di ognuno di noi si colloca. Non è difficile trovare da sè esempi che convalidano questo modello d’interpretazione: non è offensivo dire di un uomo che è più o meno sensibile, con caratteristiche almeno in parte simili a quelle che la tradizione riconosce all’altro sesso. E’ ovvio che questo modello è ancora più valido in ambiente educativo, in quanto più rispettoso dell’identità irripetibile di ogni singolo bambino rispetto a pratiche sessiste che rischiano di imporre costumi che poterebbero magari essere rigettati in età adulta.
Mettiamo un attimo da parte questo discorso e parliamo invece di qualcos’altro che pure è legato alla sfera dell’identificazione sessuale: capita a tutti una o più volte nella vita di innamorarsi. Sensazione molto profonda e coinvolgente. All’improvviso tutto il nostro essere si rivolge – inconsciamente, cioè senza una scelta razionale – verso una determinata persona. La scelta (lasciando da parte le romanticherie sull’essere predestinati o meno ad incontrarsi) può apparire casuale a quanti guardano dall’esterno. Ma non è così per chi vive in prima persona quest’esperienza. Siamo in presenza di quegli elementi casuali che, però, sono costitutivi della dignità e della libertà della persona. In realtà l’altro di cui ci si innamora rappresenta improvvisamente ciò che ci mancava, ciò che ci completa. E’ in fondo quello che si dice degli omosessuali: che sono le mancanze affettive dei primi anni di vita a determinare preferenze sessuali atipiche. Il bisogno di compensare l’assenza avvertita inconsciamente nell’infanzia. Non mi voglio addentrare in un campo, quale la psicologia dell’età evolutiva, che non conosco. Del resto per un credente non è difficile accettare l’idea che siamo dimidiati dal peccato, che si manifesta anche nella crescita, nell’educazione di ognuno. E’ una specie di barzelletta dire che l’impegno della propria vita consiste nel riparare a tutti i guasti e gli errori che si sono verificati (a causa dell’insufficienza dei genitori) durante l’infanzia. Ma in effetti è proprio questo che succede con l’innamoramento: ognuno di noi improvvisamente viene attirato da un altro/altra che viene sentita come un completamento. E’ un meccanismo, voglio dire, che vale sia per l’innamoramento eterosessuale che per quello omosessuale. Tralascio qui la necessità di trasformare poi l’innamoramento in amore, perché non interessa qui. Mi preme invece evidenziare che il meccanismo di fondo è comune. E allora, riconoscendo questa verità esistenziale, antropologica, la Chiesa riuscirebbe a ricreare quel rapporto tra sentimento e sessualità che nella nostra società è andato perso (mercificazione del sesso). In quest’ottica quella omosessuale non è una scelta di libertà individualistica, di individualismo totale che la Chiesa combatte quindi fedelmente ai suoi principi (dice Baget Bozzo: “Oggi l’ateismo si manifesta nell’individualismo totale, in cui il singolo assume la sua volontà come la propria regola con il solo limite di rispettare l’analoga condizione dell’altro. Qui è negato interamente il concetto di comunione, gli individui sono spazi alternativi che possono essere regolati solo con il diritto e con la politica, con la legge e con la mediazione [...] La dimensione del sesso diviene in questa prospettiva dell’individualismo totale una scelta culturale e di volontá; e perciò il vincolo legale deve rispettare i contenuti possibili che la volontà individuale può dare al rapporto. Così accade, e questo è il paradosso che la Chiesa vuole sottolineare, che il rapporto sessuale assume come figura normativa il comportamento omosessuale, in funzione del principio che il sesso stesso sia di libera scelta”). Rifacendosi ai termini usati daBaget Bozzo, sulla base di quanto ho detto sull’innamoramento, diremo invece che il comportamento omosessuale non è una scelta ma una condizione (simile, del resto, alla condizione eterosessuale, dove la scelta del partner risponde a bisogni profondi di completamento, di soddisfazione di bisogni intimi di cui non necessariamente si ha coscienza). Quindi anche qui un’ampio spettro su cui, in punti diversi di esso, si situa ognuno di noi. Con la differenza rispetto a prima che la scelta (non libera ma, per così dire, esistenziale) del partner omosessuale o eterosessuale è caratterizzante e costitutiva.
Se questo è vero, ben vengano i DiCo, in quanto strumento conforme all’impegno sancito nella costituzione (art. 3) a “rimuovere gli ostacoli... che... impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

peppe

Christian, grazie per il tuo sito: é molto bello e utile, soprattutto per me che vivo all'estero (in Danimarca).

Fracnesco

Bel commento e osservazioni di spessore che volano molto sopra ai soliti schemi. Complimenti per il blog

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