Trovare Dio oggi? Si può.
Il convegno che ho moderato sabato 12 maggio, organnizzato dal Centro Diocesano di Spiritualità di Crema, ha lasciato molti spunti e aperto molte porte. Il titolo – Come fare esperienza di Dio oggi? – rinvia alla questione educativa su cui si sofferma la chiesa cattolica italiana.
Di fronte a quella che don Armando Matteo definisce la prima generazione incredula, per dire il difficile rapporto tra i giovani e la fede, si pone un serio problema nella trasmissione del Vangelo che abbiamo ricevuto. Allo stesso tempo, i non pochi che sono in ricerca e manifestano una sincera sete di spiritualità fanno fatica a trovarsi in sintonia con i linguaggi e le proposte abituali delle nostre comunità cristiane. Ecco perché il convegno ha dato voce a coloro che praticano, in contesti diversi, un ministero di accompagnamento spirituale. Sono persone che conoscono da vicino i percorsi che conducono alla fede e, come le esperte guide di montagna, aprono ad altri la strada.
Alcuni passaggi dei loro interventi, per dare un’idea delle prospettive che hanno aperto.
Fratel Luca Fallica, priore del monastero benedettino di Vertemate, ha richiamato la terminologia della tradizione più antica che fa riferimento alla paternità/maternità nello Spirito. L’esperienza di Dio non nasce dal nulla, non è anonima o artificiale; nasce invece dentro una relazione filiale-paterna. Quest’ultima è prima di tutto una relazione diretta e ravvicinata con una persona in carne e ossa che prepara il terreno alla relazione con Dio, avvalendosi anche del contributo delle scienze umane, ma senza delegare lo specifico della dimensione spirituale. Il padre o la madre spirituale sono coloro che sanno far aprire il cuore di coloro con cui sono in contatto. Scrive Isacco il Siro: «Affrettati a entrare nella camera nuziale del tuo cuore. Là troverai la camera nuziale del cielo. Queste due camere infatti sono in realtà una sola e, attraverso una sola e medesima porta, il tuo sguardo può penetrare nell’una e nell’altra. In effetti, la scala che sale al Regno è nascosta nel più profondo del tuo cuore».
L’apertura del cuore richiede fiducia nell’altro e disponibilità ad entrare nella verità di sé. È un passo difficile, come ha evidenziato don Cristiano Passoni, padre spirituale del seminario milanese di Seveso. La cancellazione di Dio dagli orizzonti di oggi rende il suo volto indecifrabile. In un tempo dominato dall’angoscia, dal livello economico a quello personale, fidarsi è difficile. Ci sono però dei passi che lo rendono possibile. Don Cristiano li ha riassunti così: riconoscere ciò che accade in se stessi (creando spazi di silenzio e rileggendo la propria storia); imparare a pregare, dando il primato all’ascolto, rimanere nella preghiera di Gesù e della Chiesa anche nei momenti di aridità, mettere in sincerità davanti a Dio il proprio essere più intimo e profondo, senza paura; prendere decisioni piccole ma concrete; cercare una guida affidabile.
Proprio sull’atteggiamento della guida si è soffermato don Romano Martinelli, predecessore di don Cristiano in seminario. Ha suggerito alcuni marcatori che caratterizzano lo stile di un buon padre spirituale. A cominciare dalla vigilanza: non si danno risposte scontate e preconfezionate, ma bisogna essere attenti alla persona che si ha davanti, ponendosi in un atteggiamento di ascolto sincero. Ciò che si è conta più di ciò che si dice: un padre o una madre spirituale non è un maestro, ma un testimone che è un “racconto di fede” con il proprio essere. Altrettanto importante è riconoscere il mistero della persona: l’educatore non è un padrone che impone la propria visione. Deve sempre cercare con cura che l’altro cresca e cammini con le sue gambe, senza inutili e pericolose dipendenze.
Ha chiuso gli interventi Guia Sambonet, che opera come guida spirituale laica con i gesuiti di Milano. Ha raccontato come vi sia arrivata partendo da una sostanziale estraneità rispetto all’appartenenza ecclesiale. La sua ricerca l’ha portata alla Loyola House, una struttura per ritiri della Compagnia di Gesù immersa nel solitario paesaggio rurale del Canada, dove ha vissuto un’esperienza prolungata di contatto a tempo pieno con il Vangelo. Ha scoperto un Dio vivo che vuole sempre parlare con i suoi figli, ma noi abbiamo bisogno di imparare le parole e la grammatica per ascoltarlo. Questo incontro spirituale l’ha folgorata al punto da innescare un cambio di vita e da voler condividere con gli altri i tesori scoperti. Ha spiegato così come introduce alla contemplazione secondo il metodo di sant’Ignazio, un processo per immergersi nel racconto biblico come se lo si vivesse in prima persona, lasciandosi coinvolgere dalle persone e dalle parole pronunciate. La Parola di Dio, così, accade qui e ora per chi l’ascolta.
Sono solo spunti da queste comunicazioni molto ricche. Bisognerà farle conoscere a un pubblico più vasto e trovare il modo di tradurle in percorsi per formare educatori che sappiano costruire autentiche relazioni. Un discorso da continuare, a Crema e non solo.