Impressioni da due incontri recenti.
Giovedì 15 era nel cremasco Enzo Bianchi, che è intervenuto sulla situazione della famiglia oggi davanti a centinaia di persone. Riassumere un intervento così vasto e intenso sarebbe fargli torto. Richiamo solo degli spunti. Il matrimonio come scelta di fiducia nell'altro e nella storia che si costruisce, in un tempo che ostacola la fiducia. Il significato pubblico e sociale del matrimonio, che non coinvolge solo le due persone, ma la società a cui dà un contributo. La differenza cristiana del sacramento del matrimonio, come fiducia nell'amore di Dio che "dice bene" della storia della coppia e in un amore che vince la morte.
Dentro questo quadro, spicca l'invito al rispetto nei confronti di tutte le scelte e alla misericordia nei confronti degli errori e delle fragilità. In qualcuno suscita ostilità e rifiuto. E' un brutto segno, perché vuol dire che ci si scandalizza del Vangelo, in cui Gesù mette in guardia dalla durezza di cuore e non pronuncia condanne. Se chi si dice cristiano fa obiezione alla misericordia, c'è un clima cattivo che ci contagia.
Chi c'era, però, ha percepito più di tutto come quello che Bianchi diceva non fosse costruzione dottrinale o teoria, ma nascesse dall'ascolto della Parola di Dio e della vita delle persone. Risuonava un senso di partecipazione, di com-passione, alle persone con le loro gioie, i dolori e le fatiche. Una ricerca del positivo in tutti, senza porsi in una posizione di superiorità, ma con umiltà. Come quando ha detto che annuncia il Vangelo dell'indissolubilità del matrimonio con convinzione, però stando in ginocchio di fronte agli sposati. Guai alle guide le quali impongono pesi senza toccarli neppure con un dito...
Ha veramente presentato il proprio essere monaco e celibe non come un titolo di autorità, ma come presa di coscienza del proprio peccato e della propria fragilità che lo avvicina agli altri. Siamo tutti mendicanti d'amore davanti a Dio e abbiamo bisogno della buona notizia di un amore misericordioso che ci accompagna. Questo ha narrato Enzo Bianchi.
Sabato 17, ero a Bologna con gli amici dei Viandanti, ospiti della parrocchia della Dozza. Abbiamo pranzato con don Giovanni Nicolini, il quale ci ha fatto da cuoco, attorno a una tavola dove siedevano religiosi, giovani, adulti, bambini con nazionalità e storie diverse. Un banchetto di accoglienza e fratellanza che faceva intuire che cosa dovrebbe essere una parrocchia. E' stato emozionante sentire dalla viva voce di don Giovanni, occhi limpidi e mani operose, una testimonianza su Giuseppe Dossetti, che tanto ha fatto per la Chiesa cattolica.
Sono due parabole del Vangelo dell'umanità, di quegli squarci di vita bella e buona che possono germogliare in mezzo a noi. E sono grato di averle vissute.