Ci si può togliere la vita per la crisi economica? Le notizie di suicidi di imprenditori o disoccupati in difficoltà sono purtroppo diventate ricorrenti. Questo dipende anche da una catena mediatica, accade in situazioni del genere, che diventa difficile da spezzare e che può anche innescare fenomeni imitativi. Molti mezzi di comunicazione non si stanno comportando responsabilmente rispetto a questi rischi di emulazione.
Si tratta comunque di una dolorosa realtà che diventa l'ennesimo pretesto per scambi di invettive tra parti politiche. A riprova di una incapacità di questi attori di interpretare la nostra realtà. C'è come una cecità che non fa vedere quel che più conta.
Il sociologo Barbagli, studioso del suicidio, mette in guardia: è impossibile spiegare un gesto così complesso con una motivazione soltanto.
Resta il fatto che il suicidio è la manifestazione estrema di sentimenti che erano già pervasivi nella nostra cultura e che la crisi alimente: angoscia, assenza di fiducia e di speranza, senso di impotenza, smarrimento...
A livello pubblico, le reazioni più frequenti sono l'accusa, la protesta, la rabbia. Sono tutti movimenti "contro" qualcuno, non "per" qualcuno. L'indginazione, la protesta, il desiderio di cambiamento in certi momenti sono indispensabili. Però, non portano a nulla e risultano persino dannosi, se non si costruiscono insieme solidarietà, fiducia, motivi di speranza. Di questo c'è bisogno oggi, ma sono proprio voci del genere a mancare di più.
Non è questione di consolarsi, perché c'è qualcuno che sta peggio. Ci vogliono sguardi e parole che sappiano risollevare gli animi e indicare vie nuove. Nella Bibbia sono i profeti a coltivare questi atteggiamenti, perché il loro orizzonte è quello di Dio.
Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
(Isaia 43,18-19)
Il profeta, il cosiddetto Secondo Isaia, scrive queste parole nel periodo desolato dell'invasione straniera, della deportazione, del trionfo degli idoli pagani. Eppure, vedeva oltre. Parla di qualcosa di nuovo, non il ritorno a ciò che era prima.
Per riattizzare le braci della fiducia, bisogna averla in sé e saperla comunicare agli altri. Forse, è il momento di scendere nelle profondità dell'ascolto silenzioso e di noi stessi per prepararsi a ricevere la scintilla della speranza e a lasciarsi incendiare.