Nelle informazioni sulla Siria offerte in queste ultime, drammatiche settimane da alcuni media cattolici si parla molto di riconciliazione e si citano le testimonianze di ecclesiastici importanti e religiose.
Effettivamente a Homs alcuni sacerdoti esemplari hanno tentato di stabilire dei comitati di base di riconciliazione, "musalaha", per ristabilire il buon vicinato ferito a morte dai tremendi eventi dei mesi scorsi. Ciò è avvenuto in collaborazione con rappresentanti musulmani della base e con persone che si trovano tanto nelle zone sotto controllo dei rivoluzionari come in quelle sotto controllo del regime o in zone miste, dove cioè una facciata di legalità si compone con una sostanziale partecipazione della popolazione alla rivoluzione.
Questa iniziativa è stata “recuperata” dal regime ed è diventata una forma di collaborazionismo dove in nome della riconciliazione si vuole semplicemente ritornare al passato mitologico della Siria dell'armonia interreligiosa garantita dal regime degli Assad. Quasi che non si piangano decine di migliaia di morti, imprigionati, torturati ecc. Ciò che purtroppo disgusta dell'attitudine di alcuni ecclesiastici (gli unici che parlano ad alta voce, visto che altrimenti subirebbero il mio stesso trattamento o peggio) è la negazione delle immense sofferenze di questo popolo oppresso da una dittatura che ha regnato sistematicamente attraverso il terrore della tortura, della prigione ed ogni altro genere di vessazione e indottrinamento.
Questa amnesia è intollerabile e il popolo siriano non potrà perdonarla facilmente.
Ho riportato il duro inizio di un articolo di Paolo Dall'Oglio, il gesuita che ha dedicato la vita all'incontro tra cristianesimo e Islam ed è stato recentemente espulso dalla Siria, dove ha fondato una comunità di matrice monastica.
Leggi qui l'articolo completo di p. Paolo.
Commenti