Mi ha sempre colpito un testo di Dietrich Bonhoeffer all’inizio di Sequela, dove parla della vita monastica. Egli afferma che il monachesimo consiste nel “mettersi ai margini” per custodire “la grazia a caro prezzo”, diventando «una protesta vivente contro la mondanizzazione del cristianesimo, contro la riduzione della grazia a merce a poco prezzo». Parlando dei monaci Bonhoeffer afferma: «ai margini della chiesa, si trovava il luogo dove fu tenuta desta la cognizione della grazia a caro prezzo e del fatto che la grazia implica la sequela».
A partire dal Nuovo Testamento ci si potrebbe chiedere se lo stare “ai margini” non sia proprio una condizione del cristiano che vive la sua fede in modo autentico. Infatti, se andiamo a ripercorrere i testi dei Vangeli, possiamo scoprire che Gesù stesso ha vissuto questa condizione di “marginalità” e ha scelto nel suo ministero coloro che erano ai margini della società della sua epoca.
E' l'avvio di un articolo di Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli, che prosegue presentando alcuni aspetti della "marginalità" di Gesù: l'essere viandante per villaggi, quasi a fuggire i luoghi della ricchezza e del potere, l'abitare il deserto nella preghiera solitaria, l'essere amico dei pubblicani e dei peccatori (con scandalo dei benpensanti e degli uomini della religione) e soprattutto la morte in croce, fuori dalla porta della città, come un comune malfattore. E conclude:
Quale può essere il senso di questa scelta di marginalità vissuta da Gesù per i suoi discepoli oggi?Essi come il loro maestro devono essere uomini e donni del villaggio e del deserto, abitando ai margini. Questa loro chiamata deve tradursi in scelte concrete non per diventare una “setta di puri” ma per ricordare con la loro testimonianza il gioioso annuncio su Dio che Gesù ha portato ed è stato. Vivere la marginalità non significa separarsi dalla società o ergersi a giudici degli altri, ma permettere a tutti di guardarsi con occhi differenti, di prendere le distanze da una vita che scorre senza più interrogarsi sulla bontà e bellezza delle scelte che si compiono. Dai margini infatti si può richiamare alle cose che veramente contano e che spesso si corre il rischio di perdere di vista.
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