La questione dell'etica nella finanza e la banca vaticana nella riflessione di Giorgio Bernardelli (da Vino Nuovo).
Avrei una domanda: andremo avanti ancora a lungo a considerare una semplice coincidenza il fatto che la vicenda Ior in Vaticano sia riesplosa proprio nel bel mezzo di una crisi globale che ha origini finanziarie?
Io credo che non sia affatto una coincidenza. E allora mi chiedo se non sarebbe meglio cominciare ad allargare un po' il piano della discussione. Perché da giorni andiamo avanti sui giornali con i pro e i contro Ettore Gotti Tedeschi, le indagini della magistratura, i corvi, le cordate curiali, il dibattito sulla legge vaticana sulla trasparenza finanziaria, gli standard di Moneyval. Tutte cose - sia chiaro - importanti da capire e da chiarire. Ma possiamo davvero fermarci qui?
Lo dico sinceramente: a me non basta. Nel senso che anche una volta rimesse a posto le cose nel suo board, una volta bonificate eventuali zone d'ombra, una volta acquisiti i riconoscimenti del caso, lo Ior resterebbe semplicemente una banca come le altre. E di fronte a una crisi che tocca direttamente la questione dell'etica nella finanza, possiamo accontentarci solo di questo obiettivo minimale?
Qui i casi sono due: o le parole che Benedetto XVI ha scritto nel paragrafo 65 dell'enciclica Caritas in Veritate (quello dedicato alla finanza che nel suo insieme non può dimenticare il bene comune e alle responsabilità del risparmiatore stesso in questo processo) sono solo un bel discorso, oppure su questi principi lo Ior dovrebbe diventare una banca all'avanguardia.
Varrebbe allora la pena - in queste ore - ricordare anche il dibattito che in ottobre seguì la presentazione della nota del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace sulla riforma della finanza mondiale alla luce della crisi. Una presa di posizione forte, con il sostegno a idee come la Tassa sulle transazioni finanziarie (la famosa Tobin Tax), il sostegno alla Volcker Rule (la norma che mira a distinguere in maniera netta tra credito ordinario e investimenti altamente speculativi), l'idea di un'authority finanziaria mondiale. Un documento che, però, si beccò subito un fuoco di fila non indifferente da parte di un fronte interno al mondo cattolico molto vicino a una certa finanza, e a cui Sandro Magister diede ampia voce in questo articolo. Si fece passare la nota del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace come un blitz di qualche economista barricadero che non poteva certo essere spacciato per magistero.
Poi, però, uno legge le cronache di questi giorni e trova puntualmente emergere tra i nodi dello scontro allo Ior i rapporti con la JpMorgan. Che guarda caso è proprio la banca che negli Stati Uniti si è battuta con più forza contro la Volcker Rule (salvo poi dover ammettere di aver perso in un colpo solo due miliardi di dollari in un'operazione spericolata). Ed è la stessaJpMorgan a cui si deve l'invenzione dei Credit Default Swap, i titoli derivati sul debito che sono lo strumento attraverso cui avviene anche la speculazione sui debiti sovrani (oggi della Grecia, della Spagna e magari anche dell'Italia). L'altro nome di riferimento che spunta fuori per le operazioni dello Ior èDeutsche Bank, che è anche uno degli istituti di credito che più ha praticato negli ultimi anni la speculazione sui prezzi del cibo attraverso i prodotti finanziari derivati legati materie prime agricole (solo qualche mese fa la banca tedesca ha adottato una moratoria su questi titoli e comunque per ora è ancora solo provvisoria: scadrà a fine anno).
Certo, JpMorgan e Deutsche Bank sono due tra gli istituti di credito più grandi e più importanti al mondo, quelli probabilmente in grado di garantire le linee di credito migliori. Ma dove sta scritto che per gestire il suo patrimonio una banca medio piccola come lo Ior debba passare proprio attraverso i colossi della finanza internazionale che portano sulle loro spalle responsabilità enormi rispetto alla crisi che stiamo vivendo?
Qualche giorno fa un amico scriveva su Facebook: "Sogno che il Vaticano chiuda lo Ior e apra un conto in Banca Etica". Certo, probabilmente detta così è un'utopia. Ma una Chiesa cattolica che oggi lanciasse almeno qualche segnale in questo senso sarebbe una profezia enorme. Una Chiesa che nella gestione della sua cassa non guardasse solo al tasso di interesse erogato sulle somme depositate in attesa di essere utilizzate, ma anche a come lo si raggiunge e a quali benefici indiretti porta il credito erogato grazie ai suoi fondi.
Si dirà: "Ma tanto poi questi soldi vengono utilizzati a fin di bene...". Voi stareste con la coscienza tranquilla se sapeste che il rendimento dei soldi con cui poi finanziamo le missioni è ottenuto con un tasso di interesse reso possibile anche dalle manovre speculative sul debito greco? Io no. E se penso allo Ior, francamente, questo mi preoccupa un po' di più delle mail di Ettore Gotti Tedeschi.
Penso che è quasi un pleonasmo: una banca etica. La banca non ha niente di filantropico, al contrario! La carità ed il mondo degli affari ciò non va insieme. Danno!
Scritto da: opzioni binarie forum | 18/11/12 a 08:39