«Quello che penso e la stima che ho per i miei due predecessori, l’ho detto in più occasioni, e l’ho ribadito nei giorni scorsi, davanti al Santo Padre. Se c’è qualcuno che la pensa diversamente, dovrà dare chiarimenti. Chiederò agli attuali dirigenti di Comunione e Liberazione di venire a spiegarsi». È il senso delle parole che l’arcivescovo Angelo Scola ha pronunciato davanti al consiglio presbiterale, il 'senato' della chiesa ambrosiana, 74 membri, fra preti, religiosi, monsignori, dirigenti di Curia ed enti apostolici. Una difesa a tutto campo dell’operato e dell’eredità degli arcivescovi emeriti Martini e Tettamanzi, pesantemente messi in discussione in una lettera riservata con cui Juliàn Carròn, il presidente di Cl, sollecitava il nunzio apostolico Giuseppe Bertello, ai tempi delle consultazioni per il nuovo arcivescovo di Milano, di scegliere un nome «in discontinuità» rispetto ai vescovi degli «ultimi 30 anni».
Il documento dei 550 cattolici
La lettera di Carròn è del marzo 2011. Un mese fa è stata divulgata dai 'corvi' vaticani, innescando l’ennesima diatriba interna alla chiesa. Per questo 550 cattolici hanno reso pubblico un documento di protesta contro Carròn, che accusava Martini e Tettamanzi di aver provocato «una rottura nella tradizione ambrosiana di comunione fra fede e vita». I 550 intellettuali laici, fedeli, sacerdoti, alcuni dirigenti di primo piano di Caritas Ambrosiana, Acli e Curia, storici collaboratori di Martini e Tettamanzi – rispondono a Carròn che il «ministero dei due Pastori è stato un lungo e indimenticabile tesoro di grazia».
(da la Repubblica Milano)
La presa di posizione dell'attuale arcivescovo di Milano è un fatto non comune nella usuale circospezione dei modi curiali. Tanto più se si considera il suo legame di lunga data con CL. E' anche un passaggio che smentisce le calunniose dicerie di una diocesi ambrosiana per trent'anni in divergenza dalla chiesa cattolica, alimentate anche da giornalisti che si atteggiano a interpreti del magistero.
La lettera di Carròn resta un episodio sgradevole e inopportuno sia per il carattere denigratorio, senza riferimenti circostanziati, sia per il fatto di essere scritta da una persona che non ha vissuto da vicino il ministero dei vescovi che ha attaccato. Evidentemente, è stato "consigliato" in questo senso.
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