Sono via da casa per un un periodo di riposo con la famiglia, in cui ne approfitto anche per leggere, scrivere e riflettere in modo più disteso. Ho un accesso limitato a Internet e va bene così.
Oggi, mi sono connesso per la prima volta da alcuni giorni e mi sorprende come, nell'incessante fluire delle notizie, quasi niente sembra cambiare in realtà.
Ho appena letto un articolo di Franco Garelli sul cosiddetto "atesimo debole", non un ateismo ideologico e militante, ma un ateismo pratico, dettato da un indebolimento dell'esperienza di fede, soprattutto nelle forme più tradizionali e organizzate.
Di fronte a questo fenomeno, di cui tutti possono constatare i segnali, mi sembrano poco consistenti le voci che continuano a denunciare assalti e complotti contro la chiesa cattolica. La realtà mi sembra piuttosto quella dell'emergere di una perdita di rilevanza dell'istituzione ecclesiale che risulta perciò più scoperta e vulnerabile.
A maggior ragione, diventa allora necessario concentrarsi sulla questione della fede. Intesa, però, non come riaffermazione di un catechismo, ma come creazione delle occasioni per un autentico incontro con Dio. questa è la vera priorità: la fede che diventa realtà per l'uomo, per la sua vita.
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