La Resistenza non è stata solo un fatto storico o politico, ma va letta correttamente nella spinta umana a cercare la liberazione da ogni violenza, umiliazione e miseria. Così ne ha parlato David Maria Turoldo, a proposito del senso della partecipazione cristiana alla Resistenza, nella prefazione a Ritorniamo ai giorni del rischio.
Sì, insieme al mio fratello di convento, Camillo de Piaz, ho fatto la Resistenza: con molti giovani cattolici, e comunisti, e socialisti, e del Partito d'Azione, e altri; con Curiel e Gillo Pontecorvo, e Teresio Olivelli, quello della «Preghiera del Ribelle»; e con Mario Apollonio e amici dell'Università Cattolica, e altri ancora. Sì, in molti avevamo lottato e sperato insieme.
Sperato in che cosa: in simili risultati? No! Ed è inutile che mi attardi a dire le ragioni di questa profonda delusione. Lo sanno tutti gli anziani, i sopravvissuti, se appena ne hanno conservato un'illuminata memoria. Lo possono sapere anche i giovani, se appena ne vogliano prendere coscienza (basterebbe che leggessero, o rileggessero, le «Lettere dei condannati a morte dell'Italia e
dell'Europa»); se appena vogliano accertarsi di persona sulla realtà di quei giorni e di quegli anni che parevano un terribile vulcano in eruzione, in maledetta eruzione di fuoco e cenere e sassi; centinaia di vulcani esplosi dal cuore della terra: meglio, esplosi da oscurità insondabili nel cuore della Follia; quali possono esplodere di nuovo da un momento all'altro, e più incontenibili ancora, più deliranti. Tempi segnati da furori di morte. E anzi, neppure di morte, ma di «oltre-morte».
E allora: da chi e da che cosa ci siamo liberati? Sono stati veramente vinti e «sepolti in mare cavalli e cavalieri» del Faraone? O piuttosto, non si è abbattuto un Faraone e assistito alla comparsa di altri Faraoni? Oh, quanti fascismi, e nazismi, e razzismi ancora! Già: il fascismo non è un'ideologia appena, il fascismo è un sesso!
Dicevo del perché del richiamo: «Dopo quarant'anni...», di questo riferimento preciso, per chi non lo sapesse, al primo Esodo; all'Esodo di Israele in lotta contro il Faraone per liberarsi dalla schiavitù egiziana: il primo grande evento che definisce la stessa storia dell'umanità quale storia di una continua liberazione.
Perché a liberarci non sono gli uomini e le ideologie. Se è un uomo a liberarmi, io sarò schiavo di quell'uomo. Per questo nella Bibbia è detto che non è Mosè che libera: nel caso, tu saresti schiavo di Mosè.
La liberazione è molto più misteriosa e radicale, tanto da travolgere e superare ogni ideologia. Ogni ideologia, per quanto rivoluzionaria, una volta arrivata al potere sarà sempre una forza conservatrice: se non altro, per conservare il potere che ha conquistato. È così anche per il cristianesimo, qualora lo si riduca a ideologia. La libertà trascende tutti i miti. Ed è la ragione per cui la libertà è molto rara, e costosa, e difficile. Perciò gli stessi ebrei nel deserto, a volte, rimpiangevano la loro schiavitù...
E dunque, perché questo richiamo?
Perché il Faraone non è stato vinto. Perché ne sono succeduti altri, ugualmente oppressori e schiavisti.
Perché non avrei mai immaginato, dopo tante speranze, che ci saremmo ritrovati in queste condizioni: provate solo a pensare a questa Europa. (Senza pensare, non dico agli stati dell'Est, cui pensiamo da sempre – per fortuna –; ma, nel contempo, pensare agli stati dell'America Latina e a molti stati del Terzo Mondo: almeno tentare di pensare, pensare a intervalli almeno!)
Perché ho imparato sulla pelle che la liberazione è sempre un miraggio, e che raramente è una realtà; o meglio, un miraggio da realizzare tutti i giorni.
Perché ho imparato che ogni uomo – e tanto più un cristiano! — deve ritenersi sempre un «resistente»: uno nel deserto, appunto.
Perché la Terra Promessa è sempre da raggiungere; come il «Regno» ha sempre da venire; e Cristo è per definizione «posto a segno di contraddizione tra le genti». Perciò la Resistenza fa corpo con lo stesso essere cristiano.
Ho scritto un giorno: «Beati coloro che hanno fame e sete di opposizione»; oggi aggiungerei: «Beato colui che sa resistere».
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