La mente è una scimmia che salta senza sosta da un ramo all'altro.
Questa immagine orientale descrive un'esperienza che è un po' di tutti: il sentirsi in balia della corrente di un fiume ininterrotto di pensieri e di emozioni, che nei momenti più turbolenti della vita ci travolge. Il quotidiano di oggi, con i suoi ritmi forsennati e la sua frammentazione, alimenta tale sensazione. Diventa, allora, difficile trovare un centro, un'unità di noi stessi. Uno, nessuno e centomila, per dirla alla maniera di Pirandello.
Anche tra i cristiani, sembra che l'esperienza di fede si riduca a un susseguirsi di pratiche religiose, di impegni ecclesiali, di servizi solidaristici sicuramente meritevoli. Tutto ciò, però, senza un rapporto vivo e vivificante con l'unico Signore della vita, rischia di degenerare in attivismo, in una scimmiottatura dell'esistenza meccanicizzata e funzionalizzata della nostra società. Anche con le migliori intenzioni, anche compiendo gli atti più lodevoli, si corre il rischio di svuotarsi, di perdere l'anima.
Nel Vangelo, Gesù ha rimproverato l'indaffarata Marta, perché stava perdendo la dimensione contemplativa della vita. L'essere prima del fare. L'essere che non è chiuso su se stesso, ma innestato in uno scambio vitale con Dio e con la realtà.
"Perché io respiro? Perché altrimenti morrei. Così con la preghiera", diceva Kierkegaard. La preghiera come respiro dell'anima. Non a caso Paolo invita a pregare incessantemente (1 Tessalonicesi 5,17; Efesini 6,18).
Sappiamo, però, che è faticoso, che è difficile. Abbiamo allora bisogno anche di parole che ci aiutino ad ancorarci, a fermarci. Le parole, secondo Pierre-Yves Emery, sono come punti di appoggio per slanciarsi al di là delle parole. Sono il sentiero che immette nella terra della preghiera.
E' allora importante avere a disposizione delle preghiere che ci diano parole sulle quali sostare e che ci orientino nella vita interiore. Il monastero di Bose ha recentemente pubblicato una preziosa antologia di preghiere rivolte a Gesù Cristo: Vieni sulla nostra strada, a cura di Matthias Wirz. Vi si trovano le testimonianze oranti del Nuovo Testamento, le preghiere della letteratura apocrifa, i testi patristici e liturgici del primo millennio cristiano (dalla tradizione greca e bizantina, siriaca, copta, armena, latina), i testi cattolici insieme a quelli dell'ortodossia e della riforma, una sezione è dedicata alle preghiere di tutto il mondo (Africa, Sud America, Asia), c'è poi la liturgia di Bose e infine una selezione di poesie dedicate a Cristo.
Sono i linguaggi della fede nella loro varietà e nella loro ricchezza.
Cosa dire al Signore? A una prima lettura, il testo più denso mi è parso il verso conclusivo di una poesia di Emily Dickinson: "Abita la mia casa".
Commenti