Il quotidiano della CEI, Avvenire, si scaglia contro Mediaset e "Il Grande Fratello" per la bestemmia di un concorrente che non è stato espulso dalla trasmissione e per la ventilata riammissione di un concorrente allontanato lo scorso anno per la medesima motivazione.
Scrive il direttore, Marco Tarquinio, in risposta a un lettore scandalizzato:
Dico solo questo: mentre nel mondo ci sono decine di milioni persone che soffrono e vengono uccise per la propria fede, mentre ci sono cristiani condannati a morte per “blasfemia” solo perché non rinunciano alla nostra fede in Gesù Cristo «vero Dio e vero uomo», in Italia – culla del cristianesimo e cuore della cattolicità – non si fa solo spettacolo dell’offesa a Dio e alla buona educazione che accomuna credenti e non credenti, ma si mette in scena anche il rito dell’indulgenza verso un’autentica blasfemia espressa nella sua forma più volgare e urtante. Trovo assai grave, e mi sembra incredibile e incivile, che la dirigenza di Mediaset continui a subire e, dunque, avalli tutto questo.
Molto giusto; però bisognerebbe anche spiegare come mai, in tempi recenti, il quotidiano cattolico non abbia usato gli stessi toni a proposito della bestemmia di un onnipresente uomo politico a capo del governo, frequentatore delle tavole di alcuni cardinali. Anzi, in quell'occasione "scese in campo" l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, invitando a minimizzare le polemiche e a saper contestualizzare il fatto.
Se si tiene conto di questo, tutta l'indignazione verso il "Grande Fratello" e tutte le richieste di rispetto della fede cristiana, rischiano di diventare una farsa. Suona poco credibile. E' come se ci fosse una doppia morale, per cui ai potenti (o almeno a quelli che sono in buoni rapporti con gli alti prelati) tutto è permesso. Non così alla massa... Sono scene già viste in Italia, ma non per questo meno stridenti con la fede cristiana, la quale spesso rischia di ridursi a "vernice", più che essere sostanza.
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