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18/03/10

Commenti

don Claudio

mi spiace, ma in questa occasione non sono per niente d'accordo con quanto dici sulla visione del celibato. Da prete lo vivo come una grande grazia, senza vedere alcuna contrapposizione né tantomeno diminuzione del dono grande del Matrimonio.Sono due vie stupende di santità che si arricchiscono vicendevolmente!

Vanni Bravi

Non sono fra quelli che vedono il celibato sacerdotale come l'origine di tutti i problemi della Chiesa, ma non posso neppure concordare con quelli che lo vedono come un bene irrinunciabile: per un cristiano irrinunciabile dovrebbe essere solo l'adesione completa a Gesù Cristo, alla sua Parola e ... ad altre cose che conseguono per coerenza a questa adesione.

Uno degli argomenti che vengono citati a supporto del celibato sacerdotale (a questo allude mons. Girotti) è che Gesù non era sposato. È vero che Gesù non era sposato, ma è anche vero che Gesù non era un "sacerdote" ... ma un "laico". Questa non è opinione mia, ma il parere di illustri biblisti; infatti vi sembra forse credibile un Gesù sacerdote, magari sadduceo di quelli che professavano di non credere nella risurrezione?
Certamente non dimentico che la Lettera agli Ebrei ha come soggetto proprio il "sacerdozio di Cristo", che questa lettera però ci descrive come un sacerdozio unico, solo lontanamente confrontabile con quello degli altri sacerdoti che sono venuti prima e che verranno dopo di lui. E infatti quello di Cristo è un sacrificio unico e irripetibile. Che senso ha allora prendere il celibato di Cristo sacerdote come "norma" per il celibato obbligatorio dei nostri preti?
E un sacerdozio ulteriormente diverso è quello di ogni cristiano che, in virtù del proprio battesimo è costituito "re", "profeta" e "sacerdote" (cf. CDCC n. 1241) senza però che il suo sacerdozio sia uguale a quello dei chierici. Se crediamo veramente all'insegnamento della Chiesa e non pensiamo che il sacerdozio che ci è stato conferito con il battesimo sia solo "un modo di dire"...

Per uno come me che oltre che "cristiano" è anche "cattolico" vale l'insegnamento della Chiesa anche quando mi chiede di non osservare solo la "Parola", ma anche la "Tradizione".
Ma la Tradizione inizia con gli apostoli, e nella Chiesa apostolica il celibato sacerdotale non era previsto.
I Vangeli sinottici ci testimoniano che Pietro, "il primo papa", era sposato (Mc 1,29-31 e parall.), mentre Paolo, pur essendo personalmente celibe, esprime chiaramente il suo parere sul celibato sacerdotale scrivendo a Timoteo e a Tito, che spiritualmente erano suoi figli, che un vescovo/presbitero deve essere "sposato una sola volta" (cf. 1Tim 3,1-7; Tt 1,5-9).
Perché allora difendiamo il "celibato sacerdotale obbligatorio" in nome della Tradizione? Non vi sembra che questa sarebbe una Tradizione ... decapitata proprio in Pietro e Paolo?
E su questa tradizione decapitata forse sarebbe meglio non indagare troppo, perché troveremmo facilmente nella storia della Chiesa (anche senza andarli a cercare apposta) presbiteri e vescovi e papi che hanno trovato nella prassi privata le deroghe ad un celibato che era "ipocrita e solo di vetrina". È questa la tradizione a cui ci si appella?

Ora noi nel XXI secolo viviamo invece la Chiesa del post-Concilio. Non intendevo appellarmi a quel grandissimo momento di grazia che è stato il Concilio Vaticano II. E neppure al Vaticano I, che l'"infallibile" Pio IX ha vissuto trepidante e iracondo (vedi i Documenti del Concilio) nel 1870 mentre i bersaglieri stavano per entrare da Porta Pia.
Noi stiamo vivendo ancor oggi il dopo-Concilio di Trento (1545-1563) che ha introdotto nella Chiesa alcuni problemi che essa non ha ancora completamente risolto.
Un problema è che Trento ha pressoché secretato la Parola di Dio e per conseguenza Essa è - a mio avviso - ancor oggi conosciuta solo da pochi specialisti. Sempre a mio parere Essa è quasi sconosciuta alla gran parte del "popolo di Dio" e poco conosciuta alla maggior parte dei preti (proprio grazie al Concilio di Trento - vedi Documenti Sessione IV).
L'altro problema è che lo stesso Concilio di Trento ha messo pure in cassaforte il "celibato sacerdotale" (Sessione XXIV - Canone 9) già precedentemente affermato e fino a quel momento abbondantemente disatteso. Dopo di che, riaprire quella cassaforte è molto problematico.

Posso certamente dare tutto il mio credito e la mia stima ai sacerdoti che, come don Claudio e tanti altri che sono fra i miei migliori amici, vivono il loro sacerdozio come "grazia". Io vivo la grazia del "matrimonio" e proprio pensando ad esso posso tentare di comprendere chi vive la grazia dell'"ordine sacerdotale".

Ma il celibato sacerdotale (che non è la stessa cosa dell'ordine) potrò meglio comprenderlo e apprezzarlo come grazia solo quando potrà essere veramente frutto di una libera scelta. Perché è innegabile che oggi (checché ne dica mons. Girotti) libera non lo è.

don Marco

bell'articolo Christian. Mi son permesso di diffonderlo sul mio blog.
ciao
maioba

francesco

Da giovane sacerdote entusiasta e sereno nell'aver accolto il dono-scelta del celibato... condivido il tuo pensiero su quanto non si riusca ad argomentare seriamente tale scelta senza offendere e sminuire il valore della vita familiare

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