Perché gettare del fango oggi, nel 2012, sulla persona di Martin Luther King?
Il 15 febbraio, l'Osservatore Romano, ha pubblicato un articolo di Riccardo Burigana, storico impegnato nel dialogo ecumenico. Burigana riferiva del convegno "Povertà e razzismo", tenuto a Memphis (la città dove King fu assassinato nel 1968) sulla memoria storica dei cristiani che hanno combattuto la discriminazione e la miseria, tra loro spicca proprio Martin Luther King. Scrive Burigana:
Essi rappresentano delle fonti preziose per il cammino ecumenico, soprattutto in uno spirito di condivisione del patrimonio dei “martiri” che appartengono a tradizioni cristiane diverse, come testimonianza comune della fede in Cristo.
Si tratta di una dimensione del dialogo ecumenico nella quale la Chiesa cattolica [...] ha dato un contributo particolarmente significativo a partire dalla celebrazione del Giubileo dell’anno 2000. La riscoperta di queste memorie costituisce un elemento fondamentale per il dialogo ecumenico, che va anche alimentato dalla condivisione dei luoghi a cui queste memorie sono legate.
Al convegno ha partecipato anche il presidente della Commissione per il dialogo ecumenico dell'episcopato statunitense. In questa stagione di assalti al Concilio Vaticano II, però, sembra che l'ecumenismo dia fastidio, come dà fastidio che un giornale "ufficiale" come l'Osservatore Romano dia spazio a una personalità come il reverendo King.
Infatti, ieri è stato pubblicato, sul sito Vatican Insider, un articolo che ha come obiettivo quello di screditare l'immagine del pastore afroamericano sulla base di notizie di scarsa consistenza e di deboli fonti di seconda mano.
L'autore, infatti, sottolinea che la considerazione che la Chiesa cattolica dovrebbe essere prudente nella condivisione di una "apologia acritica del capo del Movimento per i diritti civili". E citando Vittorio Messori lo definisce uno dei santi laici, ben diverso dai santi cattolici, che il mondo ha creato per poi vederli sbriciolare. Insomma, la figura di King non sarebbe quella di un cristiano esemplare.
Come mai?
Il primo argomento messo in campo è quello della battaglia intrapresa dai figli di King sui diritti economici per l'uso dell'immagine del padre nel memorial a lui dedicato a Washington D.C., intendendola come una dimostrazione di avidità, frutto nefasto dell'educazione famigliare del reverendo. Un argomento veramente risibile: le colpe dei figli che ricadono sui padri.
Martin Luther King ha avuto quattro figli, la maggiore delle quali è morta nel 2007. C'è stata effettivamente una controversia legale tra due dei fratelli e il secondogenito sulla corretta amministrazione dell'eredità paterna. Per evitare una sanguinosa battaglia legale, la gestione dell'eredità intellettuale e materiale di King è stata affidata a un amministratore esterno alla famiglia. Quindi, è difficile accusare i figli di lucrare sul memorial King. Se anche uno di loro ha avuto dei comportamenti discutibili, questo scredita il padre? Resta il fatto che sono state riportate delle voci da altri articoli, senza confronto con altre versioni.
Poi, la rivelazione: la maggior parte di quel che King ha scritto è stato copiato da altri, senza citare le fonti. L'eroe dei diritti civili era in realtà colpevole di plagio? La sua integrità morale era solo una finta?
Il discutibile articolo fa riferimento ai curatori della sua opera omnia che hanno scoperto il plagio, tra i quali lo storico David Garrow, autore di una biografia di King premiata con il Pulitzer, riportando quanto sia rimasto sconvolto e traumatizzato dall'uomo che aveva ammirato e amato.
Anche qui, è una notizia di seconda mano, attinta da un articolo di Vittorio Messori ormai datato.
Messori non è stato accurato nelle sue ricerche come quando si occupa di apologetica cattolica: la notizia è vecchia di circa 20 anni, riguarda gli scritti di King risalenti agli anni della scuola e degli studi teologici e ormai non ha più rilievo rispetto alla sua figura. Infatti, nessuno degli zelanti indagatori è andato a leggere il saggio del 1991 di Garrow in cui la questione è trattata.
King, a sua volta figlio di un predicatore, è cresciuta nel contesto delle "chiese nere" della prima metà del secolo dove era prassi comune imparare a memoria, oltre che i testi biblici, i sermoni dei pastori più celebri. Egli avrebbe, perciò, mantenuto questo modo di pensare nella composizione dei propri testi scolastici in un contesto diverso da quello del mondo accademico di oggi. Garrow fa notare come gli stessi insegnanti di King accettassero questa maniera di procedere come tutto sommato normale.
Garrow ha valutato queste imitazioni come espressione di un pensiero ancora insicuro e privo di tratti originali, in una fase precoce e precedente alla maturazione che lo avrebbero portato a dare "un notevole contributo al miglioramento dell'America e del mondo". Queste le parole del premio pulitzer, per il quale la comprensione di questo processo di maturazione arricchito e ampliato l'apprezzamento per King. Infatti, egli ha continuato ad occuparsi di lui e a scriverne.
Infatti, quello che conta di Martin Luther King è stato il suo impegno per il proprio popolo coerentemente nonviolento, finalizzato alla fratellanza tra le razze, segnato dalla capacità di perdonare i persecutori e portato avanti come dono di sé, subendo arresti e attentati fino ad essere ucciso. Un'autentica testimonianza cristiana alimentata dalla fede.
Ecco perché certi maldestri tentativi di screditarlo appaiono azioni di bassa lega, che non fanno onore ai cattolici. Uno sguardo cattolico dovrebbe essere veramente universale e non settario, pronto a riconoscere il bene, ovunque si trovi.